Il nostro era un rapporto unico, indissolubile. Non è passato né passerà mai giorno, senza che io pensi a lui”. Il ricordo di Gabriele è ancora vivo nelle parole che Cristiano Sandri pronuncia davanti a Paolo Signorelli, per un’intervista concessa per il quotidiano Il Tempo. Dieci anni d’altronde, non possono bastare per dimenticare un fratello. Rimasto ucciso da un disgraziato colpo di pistola esploso la mattina dell’11 novembre di 10 anni fa, dall’allora agente della Polizia Stradale Luigi Spaccarotella. Quando Gabriele, insieme ad un gruppo di suoi amici, si trovava all’Autogrill di Badia al Pino, in viaggio per seguire la Lazio in trasferta a Milano.

Aveva appena compiuto 26 anni Gabriele. Era troppo giovane per morire. Ogni anno, per la famiglia, gli amici, i tifosi della Lazio e molti altri in Italia e in Europa, la ricorrenza dell’11 novembre diventa una giornata del ricordo. E c’è un passaggio nell’intervista che colpisce, quando inevitabilmente Cristiano finisce per parlare dell’assassino del fratello. Ormai neanche ci penso più di tanto. L’umanità, le corde dell’anima o uno ce le ha o non ce le ha. Il riferimento è al comportamento che Spaccarotella ha mantenuto nei confronti della famiglia di Gabriele in tutti questi anni. Mai una chiamata, un gesto di scuse, una richiesta di perdono. A quanto pare solo una lettera che Spaccarotella ha detto di aver dato al vescovo di Arezzo per recapitarla alla famiglia Sandri, che però, la famiglia di Gabriele non ha mai ricevuto. E poi nel corso degli anni, un’intervista, concessa a L’Espresso nel maggio del 2009 nella quale il poliziotto spiegava la sua versione dei fatti. E le ragioni per le quali, non aveva chiesto né avrebbe voluto, chiedere perdono.


“Non volevo sparare” dirà Spaccarotella “il perdono lo chiede chi commette volontariamente un’azione”. Cinque anni dopo i fatti, nel febbraio del 2012, la Corte di Cassazione stabilirà però che sì, Spaccarotella ha ucciso “volontariamente” Gabriele e lo condannerà definitivamente a nove anni di reclusione. Ma non basterà la condanna a fargli cambiare idea: non arriveranno mai né la richiesta di scuse né tanto meno di perdono. Neanche adesso che, come ha scritto il Tempo qualche giorno fa, ha ottenuto la semilibertà. Proprio come se ad uccidere “Gabbo” non fosse stato un agente della Polizia che “non aveva la volontà di uccidere” ma al contrario un efferato assassino che uccide senza alcun rispetto. Una persona senza umanità. E’ possibile che Luigi Spaccarotella sia tutto questo? Dimostri il contrario. Chieda perdono alla famiglia Sandri.

 

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