Chi è realmente ambizioso lo sa bene: i voli pindarici sono deleteri. L’ha capito fino in fondo Tommaso Giulini, protagonista di una cavalcata vincente che sta rivoluzionando il Cagliari. Dopo gli errori del primo anno di presidenza, culminati con una retrocessione dolorosa e per molti versi inevitabile, il patron dei sardi è tornato sui suoi passi, dando vita ad un progetto che ha tutte le potenzialità per regalare alla società un compleanno degno della sua storia. Nel 2020, infatti, cadrà il centesimo anniversario del Cagliari, e il new deal, avviato con il pronto ritorno in Serie A e portato avanti con l’ottimo undicesimo posto della stagione appena conclusa, potrebbe avvicinarsi realmente all’obiettivo indicato da Giulini nel momento in cui ha rilevato il club da Cellino: l’Europa.

Per farlo, c’è un riferimento dal quale non si può prescindere: il famigerato nuovo stadio, sognato vanamente per anni dalla vecchia proprietà. Il piano triennale prevede da qui a qualche mese la realizzazione di uno stadio provvisorio da 16.000 posti a pochi metri dal vecchio Sant’Elia (la Sardegna Arena) e, parallelamente, la costruzione dell’impianto polifunzionale che darà un volto moderno al progetto del Cagliari. La struttura avrà 21.000 posti (tutti al coperto) e servirà l’intera città da più punti di vista sette giorni su sette, permettendo la valorizzazione di un quartiere difficile e la crescita di un piano che intende consolidare i sardi tra i primi club d’Italia. L’inaugurazione, prevista per il 2020 (nella migliore delle ipotesi), darà i suoi frutti negli anni, come dimostra ampiamente l’esperienza trionfale della Juventus con il suo Stadium.

Fino ad allora sarà fondamentale tenere d’occhio il bilancio, sul quale graveranno gli ingenti investimenti necessari, seppure supportati da aziende private ed enti pubblici. La Sardegna Arena costerà infatti 8 milioni di euro circa, mentre i costi del nuovo stadio si aggireranno orientativamente sui 55. Tanti, tantissimi per una società come il Cagliari. Ma necessari, se non indispensabili. E allora come si può pensare di raggiungere l’Europa in tre anni? Imparando dagli errori commessi anche in questa stagione, senza mai cullarsi sugli allori di un buon risultato. Il rinnovamento costante è un diktat fondamentale, e l’ottimo lavoro portato avanti finora dal settore giovanile guidato da Mario Beretta è una base importante in questo senso. Da un lato abbiamo una rosa dall’età media piuttosto alta e, inevitabilmente, dalle motivazioni in calo, dall’altro una Primavera che punta forte sui campioni del futuro sardi (ne avevamo parlato in un articolo di qualche mese fa) e su un lavoro importante di scouting che verrà supportato abilmente da Giovanni Rossi, nuovo direttore sportivo del Cagliari.

Come ci insegna l’Atalanta dei miracoli, sarà necessaria una sintesi tra esperienza e gioventù, evitando investimenti folli su nomi altisonanti (una strategia che in questa stagione ci ha regalato più di un flop), potenzialmente poco stimolati dal progetto. E, più di tutto, si dovrà chiarire al più presto chi guiderà la squadra. Massimo Rastelli è un allenatore che ha raggiunto finora tutti gli obiettivi che la società gli aveva imposto (il ritorno in Serie A ed una salvezza tranquilla con un posizionamento a metà classifica), ma non mancano i dubbi. Il tecnico avellinese ha dimostrato grande capacità d’adattamento alle necessità di una categoria che non conosceva, a fronte tuttavia di un gioco mai del tutto convincente, una difesa colabrodo (la terzultima del campionato, a tratti addirittura la peggiore d’Europa) ed una sfilza lunghissima di figuracce. Il quesito, quindi, sorge spontaneo: Rastelli si è rivelato essere l’uomo giusto per avviare il nuovo progetto, ma si può dire altrettanto per la sua prosecuzione? Probabilmente no, e il rapporto difficile con la piazza è un altro elemento da tenere in considerazione, soprattutto in prospettiva.

La prossima stagione ci dirà tanto sul futuro del Cagliari, ma una cosa è certa: le idee sono chiare e ci sono tutte le potenzialità per costruire un progetto importante che non si limiti all’anonima permanenza nella massima serie. Passo dopo passo, senza voli pindarici. Mattone dopo mattone, come uno stadio ancora agli albori che diventerà la casa prediletta di tutti gli sportivi sardi. Basta crederci, ed essere concreti e determinati. Un po’ come fa Tommaso Giulini da tre anni a questa parte, e i tifosi del Cagliari da quasi cento.

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