Dopo la panoramica della prima parte, nella seconda puntata dell’approfondimento dedicato al Fútbol Popular spagnolo, in vista del ‘IV Encuentro de Fútbol Popular’ dal 21 al 23 Luglio a Getafe, ho fatto qualche domanda a Víctor G. Muñiz, co-Direttore di ‘Wanderers, el fútbol del pueblo’ una piattaforma di controinformazione e confronto che ha giocato un ruolo molto importante nella diffusione in questi ultimi anni delle buone pratiche e dei nuovi modelli di gestione dei club che promuovono la partecipazione attiva.

Divenendo punto di riferimento per le news di gestione alternativa delle società sportive e voce indipendente e critica, i ragazzi di Wanderers hanno avuto modo di vivere da vicino il crescere delle realtà spagnole e hanno svolto un ruolo importante in diversi eventi condivisi, decisivi per lo sviluppo del network spagnolo. Ho fatto loro qualche domanda che ci consentisse di avere un quadro dell’evoluzione e delle difficoltà che hanno incontrato in questi anni, attraversando il anche tema della comunicazione nel calcio contemporaneo, in cui blogger e attivisti con poche risorse hanno dato un impulso deciso e concreto alla diffusione di idee alternative.

Cosa è il progetto Wanderers, el Futbol del Pueblo? Fin dai primi eventi avete svolto un ruolo importante di informazione e diffusione..

Wanderers nasce come una risposta alla necessità di un veicolo di comunicazione necessario al calcio popolare che stava nascendo in quel momento in Spagna. Una voce indipendente dai grandi mass media che prova giornalmente a portare alla gente tutta l’informazione possibile sul calcio popolare e su gli episodi di lotta contro il calcio business, i supporters trust, e ogni azione che sia una vera contestazione a qualsiasi ingiustizia all’interno del mondo del calcio.

Non solo è uno spazio di contro-informazione, è uno spazio per il dialogo tra i club, per progetti letterari, per ripercorrere la storia del calcio, etc. Nei podcast che periodicamente realizziamo con Wanderers abbiamo parlato con tante squadre, con tante associazioni e supporters trust, non solo spagnoli ma anche irlandesi, inglesi, italiani, …

Non vogliamo essere identificati come un media di comunicazione soltanto, ma come uno spazio aperto alla discussione, alle nuove opinioni, al dialogo, e sopratutto per imparare e comprendere i nuovi tempi dello sport più bello del mondo.

Vogliamo essere (e penso lo siamo stati) uno strumento per i club per diffondere le attività realizzate, le proposte, gli eventi annuali. Anche insieme a tanti altri blogger e a diversi progetti di comunicazione vogliamo creare una rete internazionale per appoggiare e dare supporto a tutti i club di calcio popolare, alle associazioni di tifosi e ai supporters trust. Essere uno strumento per le associazione europee come Supporters Direct o FSE.

Per ultimo, non meno importante, vogliamo essere un punto di riferimento culturale con la creazione di “Wanderers Books” che presto inizierà a lavorare con diversi libri e progetti letterari non dimenticando che grandi scrittori della storia hanno parlato, scritto e cantato di calcio, Benedetti, Camus, Galeano

Calcio popolare e Supporters Trust un vostro pensiero sullo sviluppo di queste realtà in Spagna, perchè e come sono cresciute?

Si tratta di uno sviluppo lento, cominciato nel 2007 con l´Atlético Club de Socios e in questi 10 anni la crescita è stato costante, tanto che ora esistono più di dieci squadre a grande livelli, arrivate in Segunda B e Tercera División (Lega Pro e Serie D) e tante associazioni che lottano per recuperare i propri club e che fanno pressione per un cambio delle regole affinchè siano cancellate le SAD (Sociedad Anónima Deportiva).

Il lavoro fatto dalle squadre di calcio popolare in Spagna è immenso, per noi è un onore aiutare persone che lottano ogni giorno per recuperare il calcio e le proprie squadre per le rispettive comunità, per la propria città e quindi questo progetto Wanderers è per loro, per quelli che lottano.

Ovviamente, queste squadre nascono della necessità di recuperare società scomparse o fallite come nel caso di Palencia, Ourense, SD Logroñés o Unionistas de Salamanca o come una risposta a un modello che non convince, tentando di dimostrare che c’e un’altra formula per gestire il calcio come nei casi dell’Atletico Club de Socios, Orihuela Deportiva, UC Ceares o Tarraco FC. E molte altre sono le associazioni che cercano di ricostruire i rapporti logorati da proprietà ricche ma che non coinvolgono la base, concentrandosi solo al business, dimenticando il bene sociale e culturale del calcio.

Ora lo sviluppo del calcio popolare in Spagna non ha limite, si tratta di un onda che percorre il panorama del calcio spagnolo travolgendole con ‘idee originali’ che solo i tifosi dovrebbero essere e sono i ‘veri’ proprietari dei club e che non solo i ricchi possono investire nel calcio. Ovviamente non siamo arrivati al punto più alto del sistema spagnolo, ma le realtà che esistono piano piano hanno gettato delle basi ben precise per mostrare che un’altra forma di gestione è possibile.

Quest’anno si celebra ormai il 4º Incontro Nazionale, e dal primo nel 2014 a Palencia, le squadre, le associazioni che saranno presenti sono quattro volte più numerose, questo dimostra la nostra crescita tanto a livello di squadre, come al livello di mezzi di controinformazione e informazione.

Quali sono stati i successi e quali invece gli ostacoli che state incontrando?

Per noi il più grande successo è il riconoscimento nazionale e anche internazionale che Wanderers ha avuto in questi anni, un riconoscimento del quale siamo veramente fieri, perché gli ostacoli sono stati tanti e le nostre risorse erano scarse, ma con lavoro e mettendo un po’ di soldi dalle nostre tasche siamo arrivati ad essere un punto di riferimento in tanti aspetti per questo movimento del calcio popolare.

Andare a Murcia e fare il calcio d’inizio in una partita ufficiale, in Salamanca essere trattati benissimo, a Logroñes a fare un intervento sul calcio popolare, anche a Xerez a filmare un documentario ed essere trattati benissimo. Ovunque andiamo la risposta con noi è sempre la stessa e sempre positiva, fino al punto di dovere ringraziare ogni singolo club per la sua amabilità.

Il momento più importante della nostra (per ora) corta storia è probabilmente l’evento della ‘Jornada contra el fútbol negocio’ a Vallekas, con quasi tutte le squadre rappresentate, associazioni, giornalisti (Sid Lowe), scrittori (Angel Cappa), e gruppi come Bukaneros. È stata una vera gioia per noi avere così tanta gente con noi a gennaio.

Il peggiore ostacolo restano sempre i grandi media che rubano le informazioni senza nemmeno la citazione sul web o materiale cartaceo, noi abbiamo accordi con tante pagine per girare informazioni senza scopo di lucro, tutto con CopyLeft, ma queste grandi riviste, giornali, etc approfittano del proprio potere e rubano materiale con il quale dopo lucrano vendendo il proprio prodotto. Per noi questo è un altro dei sintomi della malattia del calcio business, la mancanza di rispetto per il lavoro degli altri senza un minimo riconoscimento.

Su quali aspetti devono lavorare maggiormente i tifosi in Spagna nel futuro?

Secondo noi ci sono due punti importanti sul quale si deve lavorare. Il primo punto riguarda gli stadi, la figura dell’abbonato e non del socio ha portato alla perdita del pubblico negli impianti e alla trasformazione dell’esperienza del match, ormai diventato uno spazio di consumo e non di passione. Biglietti a prezzi assurdi, tante restrizioni nel tifo, poca sicurezza e pochi i diritti dei spettatori, ect.

Il secondo punto sarebbe la riforma della Legge dello Sport che impedisce ai club di calcio che non sono SAD la possibilità di giocare in Serie A e Serie B.

Conoscete le esperienze italiane? Quali sono quelle che vi hanno colpito di più?

Conosciamo bene alcune delle esperienze italiane, siamo stati in contatto con tanti club e abbiamo fatto un paio di documentari su Parma e l’Atletico San Lorenzo, anche tanti articoli sulla Stella Rossa 2006, Quartograd, Spartak Lecce, CS Lebowski. Ma quando siamo andati a Roma invitati da Sport Popolare e dall’Atletico San Lorenzo, abbiamo conosciuto l’esperienza del Liberi Nantes e ci ha colpito molto il suo sviluppo sociale con i rifugiati e richiedenti d’asilo. Anche l’attaccamento al quartiere e tante attività che il San Lorenzo svolge nel suo spazio. Queste due realtà romane per noi sono un vero esempio, ma come ho detto, le esperienze che conosciamo in Italia sono tante e siamo anche fieri di poter informare il nostro pubblico in Spagna su di loro, fanno un gran lavoro!

Se parliamo d’altre realtà, non solo squadre, siamo rimasti molto colpiti dal recupero dello Stadio Filadelfia e del Museo Grande Torino, come anche dalla lotta della tifoseria della Reggiana per recuperare il suo stadio e di MyRoma, con qui abbiamo un attaccamento speciale grazie a Valerio Curcio, e la sua lotta per il recupero di Campo Testaccio.