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Azzardo e piaghe sociali

FURY CRAC ALLA CAVIGLIA. RINVIATO IL MATCH CON KLITSCHKO. L’UCRAINO. “E’ UN NAZISTA ANDREBBE SQUALIFICATO”

Massimiliano Guerra

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Ancora nessuna rivincita. Il tanto atteso re-match  di Manchester, tra Wladimir Klitschko e Tyson Fury non ci sarà il 9 Luglio come programmato, ma slitterà a data da destinarsi a causa di un infortunio del pugile inglese. Un match che però ancora prima di iniziare ha già scaturito tante e tante polemiche.

INFORTUNIO IN ALLENAMENTO- Fury, quindi, ha dovuto alzare bandiera bianca. Il Campione del Mondo in carica  Wbo e Wba dei pesi massimi si è infortunato alla caviglia durante un allenamento. A darne notizia proprio il britannico tramite il suo profilo Twitter: “Mi sono infortunato dieci giorni fa correndo in allenamento. Purtroppo il recupero non può avvenire in tempo per il match”. Dalle prime diagnosi i tempi di recupero di Fury dovrebbero essere circa sulle 6-7 settimane. Un lasso di tempo che non gli permetterà di essere sul ring per difendere la corona mondiale contro Klitschko a cui Fury ha inflitto, a sorpresa, la prima sconfitta dopo ben 11 anni nel Novembre scorso. Una sconfitta che Klitschko ha tutt’altro che digerito e che non vede l’ora di “vendicare” con la più classica delle rivincite. Non sono mancate le polemiche intorno all’infortunio di Fury: in molti nell’ambiente sostengono che il problema alla caviglia sia stato ingigantito per permettere al Campione di potersi preparare meglio e tornare in forma per il match. In effetti Fury nelle ultime uscite pubbliche non è sembrato particolarmente concentrato e atleticamente a posto. In recente video in cui Fury si scagliava contro donne ed ebrei, il campione in carica sembrava notevolmente appesantivo e sicuramente poco concentrato sul prossimo impegno con Klitschko. Tutte illazioni che non hanno trovato riscontro in nessun canale ufficiale del pugile, che in ogni caso avrà più tempo per potersi preparare in maniera migliore di quanto non stesse facendo prima.

KLITSCHKO SCALPITA- Intanto dall’altra parte Klitschko non vede l’ora di affrontare Fury e riprendersi il titolo di Campione del Mondo. L’ucraino negli scorsi giorni, prima della notizia dell’infortunio di Fury, ha contribuito a riscaldare il clima lanciando delle pesanti accuse verso il suo avversario: “Fury dovrebbe essere squalificato per le sue posizioni filonaziste. Lo sport sarebbe migliore senza Fury. Sono rimasto scioccato quando ho sentito le sue frasi contro le donne, i gay e gli ebrei. Quest’uomo è un imbecille, non possiamo avere un campione di questo genere. Devo batterlo sul ring, oppure qualcuno lo cacci dal mondo della boxe”. Parole pesanti che alimentano ancora di più una rivalità che sta diventando sempre più accesa. Dichiarazioni che inoltre portano una luce una chiara tattica di Klitschko e cioè quella di irretire il suo avversario ancora prima che salga sul ring, su argomenti sui quali il britannico è sembrato piuttosto “sensibile” e sui quali potrebbe ancora tradire una certa tensione. Il successivo infortunio alla caviglia e il conseguente rinvio del match hanno però limitato gli effetti della  tattica dell’ucraino, costretto ad attendere ancora prima di poter sfidare nuovamente Fury. Il guaio alla caviglia può quindi rappresentare per l’inglese una vera e propria manna dal cielo dato che gli permetterà di prepararsi meglio per  difendere oltre la Corona Mondiale dei Pesi Massimi, l’invidiabile record di imbattibilità giunto a 25 incontri consecutivi. Insomma il match tra Fury e Klitschko ancora non si sa quando si disputerà ma la cosa certa e che fuori dal ring è iniziato già da parecchio tempo.

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Messi e gli altri: l’Ormone della crescita e il rischio del Doping legalizzato

Emanuele Sabatino

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Compie oggi 31 anni Lionel Messi, il fenomeno del Barcellona che con la sua Argentina sta trovando non pochi problemi ai mondiali di Russia 2018. Ma quando parliamo della Pulce, si tira in ballo sempre il suo passato e il suo uso consentito dell’ormone della crescita. Una sostanza dopante che, in molte situazioni, è facile ottenere anche se non si è realmente affetti da deficit clinicamente accertati come nel caso dell’argentino.

Leo Messi è il primo o il secondo giocatore più forte al mondo, in base ai titoli vinti dal proprio club ed al gusto personale. Oggi però non parleremo di un suo record né di una sua giocata sensazionale ma di una cosa che da sempre mette Messi sul banco degli imputati e lo rende il prototipo perfetto del giocatore 3.0.

Flash Back. – 1998 – Leo ha talento. Infinito. Madre Natura è stata, però, maligna. Perché Leo a 11 anni é un fenomeno coi piedi ma ha un problema: non cresce. I medici del Newell’s Old Boys emettono una diagnosi che ha il sapore della sentenza: ipopituitarismo (in inglese GHD – Growth Hormone Deficit) Deficit di produzione ormonale che rallenta o, nei casi più gravi, arresta la crescita. I sintomi delle persone affette da GHD sono: piccola statura, braccia più corte rispetto al giusto rapporto proporzionale, viso sempre più giovane rispetto all’età attuale. Si può guarire facendo una cura ormonale costosissima da 750 euro al mese che la famiglia non può permettersi ma il Barcellona ovviamente sì. A questo punto bisogna introdurre e specificare la differenza tra “Doping” e “Medicina applicata allo sport”.

Il Doping é un’ alterazione delle prestazioni di un atleta, che vede la somministrazione di farmaci quando quest’ultimo non ne ha bisogno, ed ha sempre accezione negativa, la medicina applicata allo sport, invece, serve per curare malattie diagnosticate precedentemente ma a volte, con la scusa, diventa un doping camuffato o giustificato. Diciamo che ha animus positivo ma spesso é una grande zona grigia dove all’interno medici “bravi” fanno arguti giri di valzer. Messi, quando arriva a Barcellona, misura 140 cm. Oggi è 1,69. Quindi dai tredici ai venti anni è cresciuto di 29 centimetri. L’ormone della crescità aumenta la massa magra, fa perdere quella grassa, fa crescere in statura e aumenta la forza. É ovviamente bandita dall’ Agenzia Anti-Doping Mondiale, Armstrong disse che lo usava come ingrediente principale nei suoi recuperi tra una tappa e l’altra oppure Marion Jones spogliata di cinque ori olimpici e bandita dalle Olimpiadi cinesi per la positività allo stesso sono solo alcuni casi.


La sezione 46 del regolamento Anti-Doping della Fifa permette a giocatori affetti da una malattia diagnosticata di utilizzare temporaneamente sostanze inserite nella lista delle dopanti. Ma ci sono 2 lati oscuri: Messi è stato sottoposto al trattamento col GH sicuramente in età dai 13 ai 17 anni, comunicati ufficiali dello staff del Barcellona, poi silenzio radio e nessuna risposta alle richieste. Ricordiamo che questo tipo di malattia va curata per sempre. Guarda caso il silenzio radio del club è coinciso con l’inizio dei test antidoping atti a scovare proprio il GH nel 2004. Ora noi siamo felici che abbia prevalso il buon senso e ci godiamo Messi e le sue giocate, ma se ci togliamo i panni per un attimo dell’appassionato di calcio e ci mettiamo i panni di un osservatore distaccato, ci rendiamo conto che un uomo che la natura non aveva fatto per giocare a pallone ed il mondo dello sport con le sue regole ferree non avrebbe mai potuto accettarlo nel farlo gareggiare, è ad oggi uno degli uomini più titolati, riconosciuto e popolari del pianeta.

Le domande sorgono spontanee: quanti potenziali Messi affetti da GHD che non hanno avuto la fortuna di vedersi pagate le cure ormonali il mondo del calcio si è visto sfuggire? Giocatori piccoli di statura, esempio Insigne o Giovinco, che fanno fatica a competere ad alti livelli, avessero avuto la possibilità di utilizzare il GH per qualche anno avrebbero l’esplosività ed i quadricipiti di Messi? Sarebbero forti come lui? Domande su cui potremmo discutere per giorni e giorni ma che non visualizzano il pericolo più grande e cioè che la riuscita del project Messi, sta portando sempre di più padri sconsiderati, allenatori idioti e medici folli a praticare iniezioni di GH a giovani atleti (neanche c’é il test anti-doping in età inferiore) per accrescerne statura e stazza fisica così da primeggiare contro i pari età ed avere più chance di emergere nel proprio sport.

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Stati Uniti D’Azzardo: la Legalizzazione (totale) del Betting è realtà

Emanuele Sabatino

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A due giorni dal Super Bowl dello scorso febbraio, dove il gettito di denaro proveniente dalla scommesse è stimato in circa 4,8 miliardi di dollari delle quali il 97% piazzate in modo illegale rispetto alla legge americana, negli Stati Uniti si aprì la discussione sulla possibilità di legalizzare il gambling visto il grandissimo guadagno per le casse dello Stato ma non solo.

Negli States le scommesse solo legali in pochissimi posti, i più importanti: Atlantic City, Las Vegas ed i casinò all’interno delle riserve indiane. Ergo tutto il resto del giocato è piazzato attraverso allibratori che reggono il famoso picchetto.

Ma dopo la decisione della Corte Suprema del Maggio scorso, di cui parleremo in seguito, il Delaware è diventato il primo Stato in cui sarà possibile scommettere anche se ha negato la possibilità di versare alle Leghe professionistiche (come la Nba) una percentuale delle somme incassate, come invece vorrebbero quest’ultime. Anche il Mississippi si sta attrezzando e con lui il New Jersey anche se, per adesso il betting è consentito solo all’interno degli ippodromi statali e nei casinò. Per gli altri posti (come le ricevitorie) e l’online bisognerà ancora aspettare 30 giorni dall’entrata in vigore del disegno di legge. Il gettito per lo stato sarà del 9.75% per il gioco fisico e del 13% per l’online. Ad ogni modo siamo di fronte ad una svolta epocale.

PASPA INCONSTITUZIONALE

La legge americana che regola e vieta nella maggior parte dei casi il gambling è quella federale del 1992 che prende il nome di Professional and Amateur Sports Protection Act che è stata al vaglio della Corte Suprema che ne ha deciso la incostituzionalità,  aprendo un varco per la legislazione autonoma di ogni singolo stato per legalizzare il gambling.

IL BLACK FRIDAY ED IL GIRO DI VITE

Il 15 aprile 2011 il Dipartimento di Giustizia Americano fece chiudere la più grande poker room d’America e del mondo, Full Tilt Poker, poiché i suoi proprietari, tra cui il famoso matematico e pokerista Chris “Jesus” Ferguson vennero accusati di aver sottratto soldi dai conti gioco dei pokeristi e di frode bancaria e riciclaggio. Venne coinvolta anche PokerStars.com ma che con un accordo con il Dipartimento di Giustizia riuscì a riottenere il dominio e tornare in affari restituendo ovviamente i soldi sottratti ai giocatori. Questo scandalo fece si che un ferreo giro di vite venne adottato nei confronti del gambling online.

Il GRANDE BUSINESS E LA PROPOSTA NBA

La nave Mayflower partita da Plymouth nel 1620 e sbarcata in America ci ricorda che gli Americani non sono altro che inglesi ed irlandesi, entrambi popoli molto dediti al gioco d’azzardo. Uno sguardo al di qua dell’oceano ed è subito evidente quanto sia grande il business delle scommesse e quanti soldi abbiano i bookmakers tanto da sponsorizzare tantissime squadre ed addirittura dare il nome alle competizioni.  Ecco che allora, la NBA, tramite il suo commissioner Adam Silver, sentito l’odore di cambiamento ha cercato di prendere la palla al balzo. Legalizzare le scommesse sulle partite NBA ma alla lega l’1% di tutte le scommesse piazzate. Ufficialmente questi soldi, che sono stati stimanti in 2 miliardi di dollari a stagione, sarebbero secondo Silver la franchigia dovuta alla NBA per il fatto di accollarsi i rischi che portano le scommesse e per investire in tecnologie all’avanguardia per contrastare il fenomeno di puntate anomale e del match fixing.

In realtà però la NBA queste tecnologie dedite al controllo già le ha e sembra difficile che i bookmakers possano accettare una richiesta del genere. Anche perché dovesse essere accettata anche le altre leghe, NFL, NHL, MLB e MLS, si farebbero sotto chiedendo le stesse condizioni. Più probabile, invece, l’adozione del modello europeo con sponsorizzazioni e pubblicità da parte dei bookmakers sui cartelloni e sulle divise da gioco. Vedremo chi la spunterà.

LA FINE PER GLI INDIANI?

Il quarto giovedì di Novembre ogni anno gli americani celebrano il giorno del ringraziamento che storicamente è il giorno in cui gli indiani di America offrirono il tacchino ai pellegrini e gli insegnarono a coltivare e ad allevare in terreni e condizioni meteorologiche completamente diverse da quelle in cui erano abituati. Gli americani ringraziarono sterminandoli prima e rilegandoli nelle riserve poi. Uno dei core business di queste riserve è proprio il gioco d’azzardo. Essendo i casinò indiani spesso vicino alle grandi città, sono tantissimi gli scommettitori americani che portano soldi nelle loro casse. Venisse legalizzato il gioco d’azzardo in America sarebbe un bruttissimo ed inevitabile colpo per questi casinò e quindi per la sopravvivenza delle riserve e tribù indiane. Dal tacchino fino alle scommesse, un altro giorno del ringraziamento in arrivo?

 

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Altri Sport

Caster Semenya, il Doping e lo “sfacciato razzismo”

Emanuele Sabatino

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La IAAF, la federazione internazionale dell’atletica leggera è stata accusata di “sfacciato razzismo” da parte del governo Sudafricano, precisamente il Congresso Nazionale, per le nuove regolazioni in merito ai livelli di testosterone decise proprio dalla federazione.

Questa nuova regolazione sui livelli di testosterone è intesa verso gli atleti che hanno grandi differenze nello sviluppo sessuale. La nuova regola metterà un limite dei livelli di testosterone nelle atlete femmine che competeranno nelle distanze tra i 400m e un miglio.

Questa regola avrà un impatto notevole su Caster Semenya, campionessa mondiale e Olimpica Sudafricana degli 800 m che adesso dovrà prendere dei farmaci per abbassare i suoi livelli di testosterone e continuare a correre su queste distanze. Semenya è stata al centro di un lunghissimo dibattito sulla sua sessualità con molti sospetti che fosse ermafrodita e proprio per questo venne prima sospesa dal gareggiare e poi, dopo un test della sessualità di cui i risultati sono tuttora segreti per motivi di privacy, riammessa. Il ministro dello sport Sudafricano, Tokozile Xasa, ha descritto l’introduzione di queste nuove regole come il “Semenya Caster Regulation” proprio per limitare il dominio fisico di questa atleta rendendogli la vita più difficile.

Mentre  in Sudafrica c’è chi già intravede un apartheid sportiva, sempre Xasa continua definendo queste nuove regole come “Un doloroso ricordo del nostro passato. Un tentativo di razzismo per compiacere quel mondo di razzisti perdenti che non possono proprio accettare di vedere una donna di colore dominare il mondo. Ci rivolgeremo alla Corte di arbitraggio sportiva per far togliere questa ingiustizia razzista di mezzo.”

Gli studi all’origine di questa nuova regola sono ad opera di molti esperti in statistica, due su tutti i dottori Stephane Bermon e Pierre-Yves Garnier, hanno “dimostrato” che in alcuni eventi di atletica femminile, le atlete con più testosterone avrebbero un vantaggio tra l’1.8 ed il 4,5 % in più rispetto a quelle con livelli inferiori. Studi che sono stati spesso quantomeno discussi visto che hanno preso ad esempio poche e mirate  gare e competizioni, afferma il British Journal of Medicine, ed il sospetto che questa “ricerca” sia stata sovvenzionata da qualcuno che ha tutto l’interesse a fermare la Semenya prende sempre più piede. La IAAF ha preso la palla al balzo per farne subito una regola senza aspettare altre conferme, che forse mai arriveranno,  dal punto di vista scientifico quasi come stesse aspettando un assist del genere.

 

 

 

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