“Non ho mai avuto l’ossessione di vincere, il mio primo obiettivo è sempre stato quello di lavorare”. Si racchiude in questa frase la sapienza vincente di Franco Morbidelli, salito per la prima volta in carriera sul gradino più alto del podio della Moto2 al GP di Qatar. Non farsi sopraffare dalla voglia di vincere, dal prendere quella bandiera a scacchi per primo che in due anni gli è sempre sfuggita per un pugno di millesimi. “Morbido” ha messo in riga tutti, da Tom Luthi a Takaaki Nakagami fino ad arrivare al compagno di squadra Alex Marquez; tutti piloti di prima fascia, ma relegati a comparsa grazie alla dominante gara dell’italiano.

Franco ha saputo aspettare il suo momento, con il sorriso e la calma che lo hanno sempre contraddistinto. In questi due anni in Moto2 ha avuto l’umiltà di apprendere da chi gli stava davanti, campioni come lui però già maturi; ha imparato da Tito Rabat, da Johann Zarco, da Alex Rins e Sam Lowes. Ha lottato e fatto bagarre con loro e ad ogni sorpasso il suo stile di guida cresceva e maturava. Adesso i suoi rivali sono in MotoGP, tra i grandi del motociclismo, un posto che spetterà anche a lui; ma prima c’è da vincere e convincere nella categoria di mezzo.

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In Qatar è partito in pole position, a conferma del progressivo sviluppo cominciato a metà della scorsa stagione. Si sono spenti i semafori e lui è scattato in testa, ha scherzato con i suoi avversari per qualche giro facendogli credere di poter essere al suo passo; poi ha ingranato il turbo e piano piano (veloce veloce) si è ritrovato da solo lasciando solamente qualche pezzetto di pneumatico consumato agli inseguitori.

In Moto2, come italiani hanno già trionfato Iannone e Baldassarri, ma nessun italiano è mai riuscito a vincere il titolo iridato, l’ultimo fu Marco Simoncelli quando ancora la categoria si chiamava 250; che questa stagione sia la volta buona per l’Italia?

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