Come ogni anno Wimbledon si distingue da qualsiasi altro torneo al mondo. Non solo perché è riconosciuto all’unanimità come il tempio sacro del tennis, storico palcoscenico di sfide epiche e incontri indimenticabili, ma anche perché è in grado di dar voce a quelle particolari storie che tutti noi ignoriamo, ma che ci arricchiscono profondamente.

La protagonista di una di queste storie è Francesca Jones, tennista quindicenne, britannica, che in questa edizione dei Championships ha partecipato al torneo juniores, uscendo al secondo turno.  Ad estrometterla dal tabellone è stata Kayla Day, numero 5 del tabellone e 442 del ranking mondiale, dopo una battaglia molto intensa durata 3 set.

Malgrado la sconfitta, Francesca ha comunque compiuto un’impresa. Perché, pur non avendo vinto sulla sua avversaria, ha letteralmente surclassato la sua malattia, la sindrome EEC.

Ectrodattilia ectodermica dysplasia, questo il nome scientifico della sua sindrome, rarissima, che l’ha fatta nascere con solo 6 dita delle mani e 7 dei piedi. Una malattia che non permette lo sviluppo degli arti superiori e inferiori e che l’ha condizionata fin da neonata, costringendola a decine di operazioni.

Tra una visita e l’altra in ospedale, Francesca si è avvicinata al tennis su consiglio del suo medico di fiducia, poiché da piccola era un po’ sovrappeso. All’inizio non era facile giocare, doveva indossare delle protesi particolari per impugnare la racchetta. Ma nel giro di pochi mesi tutto il suo talento è venuto alla luce: tanti i tornei vinti dalla giovanissima nativa dello Yorkshire, al punto che la famiglia a 9 anni decise di iscriverla alla Tennis Academy di Barcelona, sulla scia di quanto fatto da Andy Murray.

A 9 anni non è semplice vivere lontano dalla propria famiglia, in un paese sconosciuto. Eppure Francesca è determinata, vuole diventare una professionista. Ripaga i sacrifici dei suoi genitori dando il massimo in allenamento, diventando la numero 4 al mondo tra le Under 14. E nell’estate 2015 potrebbe finalmente prendere parte a Wimbledon, se non si mettessero di mezzo 3 operazioni al polso che la costringono a saltare questo grande evento.

Ma Francesca Jones non si piange certo addosso. Negli anni, le tante operazioni le hanno migliorato la vita, tant’è che ora può giocare con 9 dita delle mani e può impugnare la racchetta senza protesi. Si allena senza sosta, strenuamente, finché finalmente quest’anno è riuscita a giocare a Wimbledon, coronando uno dei suoi sogni.

Il fatto che il piede destro sia munito di solo 3 dita continua a crearle problemi, non consentendole il giusto equilibrio in campo. Eppure Francesca è una ragazza molto ambiziosa. Crede ciecamente in se stessa, nel suo talento, nel suo gioco: Penso che il mio tennis sia già al livello delle top-5 a livello junior”.

La grande fiducia in se stessa non è affatto arroganza, ma è dovuta alla consapevolezza di aver superato ostacoli che molti ritenevano insormontabili. Infatti, oltre alla sindrome, Francesca ha dovuto fare i conti con avversarie tutt’altro che corrette, che in più occasioni l’hanno schernita e offesa per le sue malformazioni. Ne ha dovute sopportare di tutti i colori. Eppure, ha risposto a tono ad ogni provocazione, dimostrando il suo valore sul campo.

Con la sua dedizione e determinazione, Francesca è diventata un esempio per chiunque sia affetto da una malattia che lo sfavorisce. Ha dimostrato che i limiti sono posti per essere superati. E ha mostrato come anche una semplice quindicenne possono ergersi a rappresentanti dei più sfortunati.

 “Le dita di una mano: cinque punti cardinali che puntano verso l’infinito”.

Questo è uno degli aforismi che più impazza sul web di questi tempi, ad opera dello scrittore Fabrizio Caramagna. Francesca Jones lo ha perfezionato, mostrando che non conta il numero di dita della propria mano. Quel che conta è puntare sempre all’infinito.

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