Il Fair Play Finanziario può continuare a vivere. Le norme introdotte nel 2011 dalla Uefa per la stabilità finanziaria dei club europei hanno infatti rischiato di essere considerate “contrarie alle norme comunitarie” dopo il ricorso presentato dall’agente di calciatori Daniel Striani secondo il quale le norme sul FPF violavano il principio della concorrenza e della libera circolazione dei lavoratori. L’agente Striani si era per questo rivolto all’avvocato Jean Louis Dupont, lo stesso legale della celebre sentenza Bosman, che rivoluzionò il modo di fare calciomercato delle società europee alla metà degli anni Novanta. Dupont aveva quindi presentato il ricorso al Tribunale di Bruxelles che in prima istanza lo aveva accolto nella parte relativa alla riduzione del deficit complessivo da 45 a 30 milioni di euro.

Da li la richiesta di pronuncia da parte della CGUE che è arrivata nella giornata di mercoledi 16 luglio. “Inammissibile”. Questo il giudizio emesso dalla Corte comunitaria che consente quindi al progetto normativo messo in piedi da Platini di andare avanti. La Uefa, come prevedibile, si è mostrata “soddisfatta” per la sentenza di “inammissibilità” pronunciata dalla CGUE. Come riporta il sito del giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo l’istituzione calcistica presieduta da Michel Platini in comunicato ufficiale ha ritenuto la pronuncia “logica e ragionevole per riaffermare la propria completa fiducia nella legalità del fair play finanziario”. Platini tira un sospiro di sollievo. Faranno lo stesso i presidenti di molte società europee?

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