Seggiolini divelti e danni al controsoffitto, da cui sono stati staccati e fatti a pezzi alcuni pannelli. Questi sono solo alcuni dei danni provocati dai tifosi della Fortitudo Bologna domenica pomeriggio al Palaverde nel corso della Gara 1 delle semifinali playoff per la promozione in massima serie con la De Longhi Tvb Treviso”, così intitolavano diversi giornali lunedì mattina. E, ancora: “schiaffi al Questore e scontri con la polizia all’esterno del palazzetto”, con il presidente dei biancoblu Paolo Vazzoler che ha sottolineato come ci sia statagente senza biglietto che ha caricato la polizia per entrare”.

La “calata dei lanzichenecchi felsinei”, stigmatizzata a furor di popolo sia dalla società veneta che dal popolo del web, produceva, in ordine: il divieto di trasferta per i tifosi emiliani in vista di Gara 2 e, successivamente, egual provvedimento nei confronti di quelli trevigiani per i due match da disputare la PalaDozza tra domani e lunedì. Un provvedimento in linea con una gestione dell’ordine pubblico che a molti, al pari dei processi mezzo web, è parsa fallace. Con quanto accaduto totalmente travisato, funzionale però a fornire l’assist per chiudere i settori ospiti in base alle solite regole basate sulla discriminazione territoriale.

Per capire meglio come sono andate le cose, abbiamo innanzitutto analizzato un video girato da Treviso Today che circola in rete da domenica scorsa (http://www.trevisotoday.it/cronaca/treviso-fortitudo-bologna-danni-palaverde-30-maggio-2016.html). Media e istituzioni hanno, de facto, usato lo stesso come prova concreta per dimostrare la “furia” dei tifosi bolognesi e mostrare il celeberrimo “schiaffo del Palaverde”. Dalle immagini emerge una situazione di leggera tensione, ma di incidenti veri e propri non se ne vedono. Per quanto riguarda la presunta aggressione al Questore, si nota il “buffetto” di un tifoso fortitudino nei confronti di una persona appartenente alle forze dell’ordine.

Motivo? Per tentare di capirlo siamo andati a chiederlo direttamente a chi c’era, sul versante ospite. Cominciando dal Responsabile della Sicurezza al PalaDozza Massimiliano Zanetti:“A fine gara alcuni tifosi stavano defluendo dalla scaletta inferiore, dove c’è stato un po’ di parapiglia – esordisce – il bambino, in braccio a un conoscente, è passato mentre i genitori sono rimasti dietro al cordone. Gli stessi hanno chiesto di riprenderlo, ma inizialmente gli agenti non riuscivano a gestire la situazione, pertanto ci sono stati degli attimi concitati. Ci può stare che un genitore si faccia prendere dal panico in quella situazione. Peraltro molti supporter di casa, lasciati liberi di circolare, erano arrivati quasi in prossimità del settore ospiti”. Il divieto per i tifosi felsinei prima e per quelli veneti poi, è arrivato anche a causa di un forte tam tam virtuale: “Mi sento di dire che gli organi preposti abbiano preso tali decisioni anche e soprattutto a causa del caos creatosi in internet. Diciamo che anche le dichiarazioni del presidente trevigiano non hanno aiutato a stemperare gli animi. In merito a ciò, voglio sottolineare come il nostro silenzio non sia dovuto a una collusione con i nostri tifosi, ma ad un voler gettare acqua sul fuoco. Se cominciassimo questo botta e risposta, andremmo ancor più ad esacerbare la situazione. Ci sarà anche un tempo per parlare. Di sicuro non si deve far passare Bologna come una piazza di criminali. Abbiamo una tifoseria calda, ma non violenta.

L’inibizione al settore ospiti per i tifosi veneti appare una scelta quanto meno esagerata: “La Questura di Bologna – dice – era prontissima ad accoglierli. La decisione è venuta dall’Osservatorio di Roma, che ha pensato fosse la scelta più giusta. È ovvio che vietare una trasferta, soprattutto nel basket, è una sconfitta per tutti i tifosi e per questo sport, oltre che un qualcosa volto forse a scrollarsi di dosso il problema preventivamente. Io dico che al Palaverde non è successo nulla di grave, e le immagini lo dimostrano, tutto è stato fin troppo pompato, laddove invece ci doveva essere una maggiore elasticità mentale”.

Anche Luigi (nome di fantasia), tifoso fortitudino di vecchia data , è sulla stessa linea d’onda: “Voglio che la verità venga fuori – esordisce –  in virtù delle inesattezze raccontate sulla serata di domenica. Appena usciti dal casello ci siamo trovati di fronte a un massiccio schieramento di forze dell’ordine, già in tenuta anti sommossa con caschi e scudi. Ci hanno fatto scendere –  racconta – perquisendoci. In seguito sono passati al setacci i pullman, dove sono stati “blindati” i bagagliai, chiudendo dentro tutti gli oggetti indesiderati. In particolar modo bevande non ancora aperte (le abbiamo riprese soltanto alla sosta in Autogrill sulla strada del ritorno). Durante la perquisizione – continua – sono stati distribuiti i biglietti e, per ciò che ho visto, tutti ne erano in possesso, quindi mi risulta che nessuno sia entrato di straforo”.

Buona parte del polverone si è alzato per i presunti atti di vandalismo dei tifosi ospiti ai danni dell’impianto di Villorba. “Come si può notare da foto scattate in occasione del precedente match tra Treviso e Ferentino sottolinea –  la parte del controsoffitto mancante che ci viene addebitata, era già staccata in precedenza. Per quanto riguarda i seggiolini, non ho visto nessuno sradicarli e lanciarli. La verità è che erano già traballanti e semi divelti, pertanto le forze dell’ordine li hanno portati via per evitare qualsiasi problema di ordine pubblico. Di sicuro non siamo stati noi a fare i danni di cui ci accusano. Io ero abbastanza in alto, quindi non posso giudicare con certezza quanto successo nella parte inferiore, ma posso dire che c’erano diversi soggetti che sono stati a provocarci per diverso tempo. Semplici tifosi locali. Per la mia esperienza è stata una partita normale, tra due tifoserie calde che non si sono mai amate, ma nel panorama del tifo nazionale si sono viste scene davvero peggiori. Addirittura ho sentito dire che abbiamo “stuprato il Palaverde”, un’espressione a dir poco infelice. In tutto ciò – continuavoglio ringraziare gli steward, che durante tutta la partita distribuivano gratuitamente bottigliette d’acqua. La temperatura era altissima e noi, grazie alla perquisizione di cui prima, non avevamo più bevande né era possibile acquistarne, vista l’assenza di un bar”.

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A suffragare questa testimonianza, Mario (nome di fantasia), altro supporter fortitudino, aggiunge: “Cominciamo col dire che siamo stati “manganellati” all’ingresso, nonostante, come richiesto dalla polizia, fossimo tutti con regolare biglietto in mano. Durante la partita – sottolinea anche lui – i seggiolini venivano via da soli, evidentemente già seriamente danneggiati, mentre il controsoffitto non è stato minimamente toccato. Per quanto riguarda le persone entrate senza biglietto, mi sento di escluderlo categoricamente. C’erano alcuni tifosi in più, rispetto ai 150 biglietti del settore ospiti, grazie ad alcuni supporter della Fortitudo residenti in Veneto (l’acquisto di altri settori era vietato ai residenti nella regione Emilia Romagna) che avevano acquistato altri settori e che sono stati fatti accomodare in quello a noi dedicato. E comunque – conclude – ritengo vergognosa la decisione di vietare ai tifosi trevigiani la trasferta preventivamente”.

Se, come sempre diciamo, gli atti di violenza vanno sempre e comunque condannati, ci chiediamo quale sia la logica che porta ad imporre ben tre divieti di trasferta soltanto sulla scorta di un putiferio “virtuale” e scandalistico scoppiato sui social network, senza che nessuno si sia interessato ad approfondire realmente i fatti? È sensato vietare l’accesso in un luogo pubblico, invece di contestualizzare fatti e misfatti e predisporre un adeguato servizio d’ordine per contenere qualche centinaia di tifosi? Vorremmo concludere con un “ai posteri l’ardua sentenza”, ma occorre pensare ai contemporanei. Che sempre più subiscono passivamente e senza possibilità di contraddittorio una mistificazione mediatica ignobile e decisioni inibitorie sempre più degne di un sistema medievale e proibizionista. Pronto a punire preventivamente anziché prevenire. Come è francamente possibile.

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