Quarti di nobiltà che tornano. O meglio, si preparano a tornare. Gli scongiuri sono autorizzati tra la terra dauna e il cuore della pianura padana. Nei fatti, però, Foggia e Cremonese accarezzano un’idea a lungo coccolata, ma inespressa da anni, troppi: il ritorno in serie B. Prospettive differenti, percorsi opposti, distanze colmabili con passi di diversa lunghezza. I Satanelli sono a un punto dalla vittoria del girone C di Lega Pro, con la trasferta di Fondi all’orizzonte domenica pomeriggio, mentre i grigiorossi –distanti 10 punti dal primato detenuto dall’Alessandria a gennaio- oggi devono difendere l’assalto dei “grigi” piemontesi, freschi di cambio di panchina, con l’arrivo di Pillon per Braglia, per festeggiare la vetta del girone A di qui ai prossimi 270 minuti.

In pochi lo dicono, qualcuno lo ammette a denti stretti, ma agli storici del calcio questi due possibili ritorni fanno piacere: a Foggia la serie B manca da addirittura 19 anni. Stagione 1997/98, il diciassettesimo posto finale costò la retrocessione nell’allora C1 alla squadra allenata da Domenico Caso prima, Beniamino Ciancian poi e ancora Caso nel finale. Pietra tombale su una gloriosa epoca calcistica, che aveva sorpreso l’Italia del calcio all’alba degli anni ’90 con Zemanlandia e i suoi figliocci, da Giuseppe Signori a Roberto Rambaudi passando per Francesco Baiano e Onofrio Barone. Eredità pesante, alla quale la passione dello “Zaccheria” –stadio che ancora oggi viaggia a medie spettatori ben superiori alle 10mila presenze a partita-aveva dato fondo quando c’era stato bisogno di affrontare gli inferi della serie D, nell’annata 2012/2013. La ripartenza da foggiani doc come il capitano Cristian Agnelli, Marcello Quinto e Giuseppe Agostinone era stata la base per una risalita, che si prepara a piazzare l’ennesimo mattone, il più importante, con un anno di ritardo. E nel destino c’è il rossonero: come i colori sociali del Foggia, ma anche del Milan. Nel giugno 2016 era stato Rino Gattuso, allenatore del Pisa, a chiudere le porte della cadetteria ai dauni conquistando il pass con i toscani nella finale-playoff, ora è Giovanni Stroppa –subentrato dopo una convulsa estate a Roberto De Zerbi– a traghettare al traguardo una squadra ricca di qualità: dalla regia di Vacca, alle incursioni di Delì passando per il fiuto del gol di Mazzeo fino alle ispirazioni di Chiricò e Sarno, la classe non manca nel 4-3-3 pugliese.

Se Foggia ride, ma aspetta di emanare l’urlo più importante, Cremona suda. E tiene basso il morale di una truppa guidata dal “Komandante”, come a Novara avevano ribattezzato Attilio Tesser dopo il doppio salto dalla Lega Pro alla serie A, ottenuto nel biennio 2009-2011. Il momento che ha cambiato la stagione dei lombardi? 20 febbraio, scontro diretto contro l’Alessandria allo stadio “Zini”. Una zampata di Andrea Brighenti, vicino alle 100 reti in cinque stagioni, ha deciso la sfida per i grigiorossi, portandoli a -6 dall’allora capolista: di lì ha avuto il via un cammino (quasi) inarrestabile, con 19 punti in otto partite, mentre ad Alessandria si intravedevano le crepe dello splendido vaso di cristallo che aveva illuminato a giorno il girone A nella prima parte di stagione. “Ci sono nove  punti in palio e dobbiamo lottare fino alla fine –ripete Tesser-servono tre vittorie”. Lui di promozioni se ne intende, così come a Cremona, loro malgrado, sono diventati esperti di delusioni negli ultimi anni. Sette stagioni, una finale e due semifinali playoff perse, con investimenti importanti da parte del proprietario Giovanni Arvedi, e 13 allenatori cambiati. Numeri mai vincenti, almeno fino all’arrivo del Komandante. Che non sarà rock come Vasco, ma vincente sì. E ora che guarda tutti dall’alto, prepara con la massima concentrazione le sfide restanti: due impegni interni contro Lucchese e Racing Club, intervallate dall’ostica trasferta di Livorno. Tre tappe alla fine della scalata verso una B che manca da 12 anni.

Negli anni ’90, Cremonese e Foggia erano nei calendari di serie A. Oggi prendono la rincorsa per il grande salto. Ma se in Lombardia la strada “è ancora lunga”, nel nord della Puglia è la scaramanzia ad agire da freno principale: troppo fresco è ancora il ricordo della scorsa estate, quando la festa in città era già pronta, alla pari di quanto accaduto anni prima con il ko contro l’Avellino. I 1200 biglietti per il “Purificato” di Fondi sono stati polverizzati in poche ore, nastri e striscioni rossoneri hanno invaso la città. Ma guai a pronunciare la “B” a voce alta: c’è prima da laurearsi campioni. E sarà mica un caso se si gioca contro la squadra sponsorizzata dall’Unicusano? La festa, da nord a sud, si prepara in silenzio. Perché i quarti di nobiltà si riconquistano così.

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