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Giochi di palazzo

FIFA GATE: Blatter si dimette. Si fa avanti Zico

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Nella giornata di ieri, sono arrivate le dimissioni del Presidente della FIFA, Joseph Blatter. Il numero uno del calcio mondiale, in carica dal 1998, dopo aver ottenuto la rielezione per il quinto mandato consecutivo, a seguito dell’indagine e dei relativi arresti da parte dell’FBI all’interno del tessuto manageriale della FIFA, si congeda dal ruolo di Presidente, rimanendo, nei fatti, in carica fino a data da destinarsi, o meglio, fino al giorno del Congresso elettivo straordinario, previsto per marzo 2016, da lui stesso indetto per lasuccessione al trono vacante.
Il motivo di tale decisione deriva dal coinvolgimento del numero due della FIFA e braccio destro di Blatter, Jerome Valcke, in merito alla questione dell’assegnazione del mondiale 2010in Sudafrica. Galeotta fu la mail, datata 4 marzo 2008, in cui il Presidente della Federcalcio Sudafricana, Molefi Oliphant, informava Valcke che la stessa Federazione avrebbe destinato 10 milioni di dollari del futuro fondo del comitato organizzatore – 423 milioni di dollari – al Presidente della Concacaf, Jack Warner, in qualità di fiduciario per il progetto “Diaspora Legacy” (progetto creato per lo sviluppo del calcionei paesi Caraibici).
In questa occasione, Valcke autorizzava, a detta delle fonti dell’FBI, il suddetto pagamento attraverso tre bonifici distinti tutti indirizzati a Warner. A detta degli organi competenti dell’agenzia americana, tali bonifici altro non erano che tangenti versate per ottenere il voto da parte della Concacaf, rappresentante i paesi del nord e del centro America. La FIFA dichiara di essere estranea ai fatti e, attraverso comunicato stampa, evidenzia tale estraneità anche da parte del suo numero 2. Afferma, inoltre, andando contro a quanto detto dall’FBI, che il Presidente Blatter non è indagato e che la sua scelta di abbandonare l’incarico fosse dettata esclusivamente da motivazioni morali a seguito dei fatti accaduti. Nel frattempo, si accende il toto scommesse sul successore alla poltrona più bollente del calcio mondiale. Il candidato delle appena concluse elezioni, il Principe di Giordania Ali Hussein si è messo a disposizione per il dialogo con le altre federazioni calcistiche, mentre, nelle ultime ore, è rimbalzato il nome dell’ex calciatore brasiliano dell’Udinese, Zico.
La sensazione è che molto deve essere ancora spiegato, e che, esauritosi il polverone mediatico delle ultime ore, la verità che verrà fuori sarà caratterizzata da molte ombre e poche luci. Infatti, a finire nel calderone dell’indagine seguita dall’FBI, anche l’assegnazione dei Mondiali in Russia del 2018 e in Qatar nel 2022.
Attendiamo nuovi risvolti.

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Calcio

USA, Messico e Canada “United”per i Mondiali del 2026: se gli affari scavalcano i muri e la Politica

Massimiliano Guerra

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E’ ufficiale: gli Stati Uniti, Messico e Canada co-ospiteranno la Coppa del Mondo 2026. La candidatura unificata sotto il nome United, per l’appunto, ha ottenuto il trofeo più importante di tutti battendo la concorrenza del Marocco con una percentuale del 67% dei voti totali (l’Italia ha votato per il paese nordafricano). L’aspetto più importante è adesso quello di capire quale sia la ripartizione delle 80 partite totali: secondo quanto presentato al momento della candidatura dal trio oltreoceano, gli Stati Uniti ne ospiteranno 60 mentre il Messico e il Canada solo 10 a testa. Tante partite sì, perché quel Mondiale sarà formato da ben 48 squadre da 16 gruppi, vale a dire una vera e propria rivoluzione rispetto alle 32 squadre attuale. C’è però da capire però la ripartizione reale delle partite che si disputeranno: un gran vantaggio che hanno questi paesi è l’abbondanza di stadi che essi hanno sui loro territori. In effetti, anche con un totale di 80 partite da giocare, è chiaro che alcune partite verranno giocate anche in piccoli stadi di città non grandissime. Non è però da scartare l’idea che si possano costruire anche altre strutture in città che già ne hanno più di uno. C’è anche la necessità di trovare un meccanismo tale da garantire alle squadre di non fare lunghi viaggi, attraversando da est a Ovest gli Usa tra una partita e l’altra, nella prima parte del torneo. Ecco come oggi potrebbe essere suddiviso il calendario dei 16 gruppi:

Gruppo A: Los Angeles (due sedi)

Gruppo B: Phoenix e Las Vegas

Gruppo C: Miami e Orlando

Gruppo D: Washington, DC, e Philadelphia

Gruppo E: New York e Boston

Gruppo F: Seattle e Vancouver (due partite in Canada)

Gruppo G: San Diego e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo H: Toronto e Montreal (tre partite in Canada)

Gruppo I: Pasadena e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo J: San Jose e Santa Clara

Gruppo K: San Antonio e Dallas

Gruppo L: Città del Messico (due sedi; tre partite in Messico)

Gruppo M: Monterrey e Houston (due partite in Messico)

Gruppo N: Chicago e Detroit

Gruppo O: New York e Montreal (due giochi in Canada)

Gruppo P: Atlanta e Nashville.

Dopo la fase a gironi, il numero di partite e quindi di stadi necessari per ospitarle, sarebbe ridotto. Sulla base del modello proposto il Messico e il Canada potrebbero ospitare tre partite a testa nel primo turno ad eliminazione diretta a 32 squadre. Lo scenario più logico sarebbe quindi quello che vede la partita di apertura allo Stadio Azteca, che ha anche ospitato due finali della Coppa del Mondo nel 1970 e nel 1986, mentre la finale, sarebbe con tutta probabilità essere giocata a New York o a Los Angeles al Rose Bowl di Pasadena che ospitò l’atto finale tra Brasile ed Italia nel ‘94 con temperature infernali.

Come ha dichiarato il presidente della Us Soccer, Sunil Gulati“Le trattative per la spartizione delle partite non è stata facile perché tutti i paesi ne volevano di più, ma alla fine abbiamo trovato un accordo”. Un accordo quindi tra Stati Uniti, Messico e Canada (che diventa con Stati Uniti, Svezia e Germania, uno dei paesi ad aver organizzato sia un Mondiale maschile, sia uno Femminile) in un momento politico così delicato tra questi tre Stati è già una notizia. E’ stato proprio Gulati poi a darci una notizia ancora più importante e cioè come sia nato tutto con la benedizione del presidente Trump: “La candidatura dei tre paesi ha avuto il pieno sostegno del presidente anche se l’attacco al Messico è stato uno dei temi principali della sua campagna elettorale. I colloqui con il presidente, effettuati da un intermediario negli ultimi 30 giorni, hanno rivelato come il presidente abbia supportato e incoraggiato la collaborazione con il Messico. Certo ci sono  preoccupazioni circa l’arrivo di squadre e appassionati da tanti paesi del Mondo in relazione alle restrizioni in materia di immigrazione, ma siamo certi che troveremo una soluzione”.

Dunque Trump mentre da una parte minaccia il rafforzamento di muri divisori dal Messico e annuncia giri di vite sul tema dell’immigrazione, dall’altra combatte la guerra commerciale con il Canada, ma apre ad una collaborazione per organizzare una competizione che muoverà tantissima gente nell’arco di più di un mese. Un comportamento ambivalente, che però proprio Gulati spiega: “Una Coppa del Mondo in Nord America, con 60 partite negli Stati Uniti, sarebbe, di gran lunga, la Coppa del mondo di maggior successo nella storia della FIFA, in termini economici”. Ecco allora che si spiega tutto. Trump da uomo d’affari, prima che uomo politico, ha fiutato l’occasione per poter rilanciare l’economia statunitense nel lungo periodo e un affare da quasi “un miliardo di dollari”, non può essere buttato via così a cuor leggero. Quindi lo sport (supportato da un pesante aspetto economico) potrebbe in un modo o nell’altro abbattere le divisioni tra Stati e soprattutto mitigare le tensioni che in Nord America negli ultimi mesi si sono accumulate in maniera quasi sconsiderata. Sia a Nord che a Sud.

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Calcio

La Casa de Julen

Lorenzo Semino

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Il piano di Lopetegui e della Federazione per mettere a segno un colpo mondiale si complica improvvisamente: la resistenza è appena cominciata o la casa di carta si sgretolerà al primo colpo di vento? Fernando Hierro e Sergio Ramos potrebbero avere la risposta.

Mai mettere i piedi in testa alla federazione spagnola, parola di Rubiales.

L’avventura del successore designato di Del Bosque con le Furie Rosse si è fermata a metà strada, dopo una lunga passeggiata di salute verso il primo posto nel girone di qualificazione al Mondiale ormai in arrivo.

LE SEI E VENTISEI – Alle 17.26 il Real Madrid comunicava l’arrivo di Julen Lopetegui sulla panchina dei Galacticos a partire dalla prossima stagione. A Krasnodar le lancette segnavano le sei e ventisei, il ticchettio costante ed incessante non avrebbe mai fatto presagire un epilogo del genere. Antonio Conte, già sicuro del posto al Chelsea al termine del campionato europeo, nell’estate del 2016 portò l’Italia sul tetto del mondo per qualche giorno proprio con la vittoria sulla Spagna. L’ex tecnico del Porto non prenderà invece mai parte al “suo” Mondiale in seguito al clamoroso esonero, comunicato dalla Federcalcio spagnola a distanza di poche ore dall’annuncio del suo approdo al Santiago Bernabeu. Tutta colpa del colpo di testa di Zidane o a sancire la fine del patriarcato sono state modalità, tempistica e la mancata comunicazione da parte dello stesso Lopetegui a Rubiales? Scherzi a parte, senza dubbio la seconda opzione.

Fernando Hierro si trova in mano una rosa senza scrupoli, disegnata da un tecnico dalle idee chiare e senza mezze misure. Forse troppo? Nato e cresciuto fra i grandi club di Spagna, la versione cartacea di FourFourTwo faceva notare in tempi non sospetti come la grande esperienza di Lopetegui (anche nelle vesti di commentatore tecnico) sarebbe stato l’asso nella manica per non farsi domare nemmeno dai media ispanofoni. Media che ora rischiano di farlo davvero a pezzetti. Squadra troppo forte per essere vera? Dipende, perché nella selezione delle 23 Furie Rosse non sempre Lopetegui ha tenuto conto di numeri e fama mondiale. La chiamata di Rodrigo Moreno Machado al posto di Alvaro Morata ne è un esempio, il benservito a Marcos Alonso per far spazio a un terzino destro come Odriozola la prova del nove.

CASA DE PAPEL –Vediamo le conseguenze solamente quando sono di fronte alle nostre narici” è una fra le tante massime pronunciate dal personaggio Tokyo nella serie televisiva più discussa del 2018 e del paese. Spicca la saggezza di Mosca, città che El Profesòr Julen non vedrà da vicino nelle vesti di allenatore della Spagna, per un gesto ritenuto come poco assennato.

Sergio Ramos, nel frattempo, pone le basi per un patriarcato ergendosi a capopopolo. Nel giorno in cui la Spagna si prepara ad accogliere Aquarius, Lopetegui salta giù dal carro proprio come Tokyo in sella alla sua Enduro e la Nazionale si getta in mare, pronta a rispondere solamente a sé stessa, il capitano del Real Madrid manda un messaggio in mondovisione dalle mura di Krasnodar: “Siamo la Nazionale, rappresentiamo uno stemma, due colori, una tifoseria, un paese intero. La responsabilità ed il nostro impegno sono tutti con voi e per voi. Ieri, oggi e domani: uniti”. Di questi tempi, aggiungerei: “Noi siamo la resistenza”.

Non ditelo a Fernando Hierro, che potrebbe avere in tasca l’origami vincente per mettere a segno il colpo perfetto. Mentre si scatena la bufera, comincia un vero patriarcato.

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Calcio

PSG vs FPF: un rapporto complicato

Emanuele Sabatino

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Il Paris Saint-Germain rischia seriamente di essere sanzionato dalla Uefa per aver infranto le regole del Financial Fair Play dovuto alle grandi spese della scorsa finestra di mercato estiva.

Il board della Uefa ha dichiarato che indagherà sulle finanze dei campioni di Francia dopo l’acquisizione di Neymar, record mondiale per un trasferimento, dal Barcellona e di Mbappe’ dal Monaco.

Le punizioni però non sono del tutto chiare: quella più leggera sarebbe una cospicua multa da pagare, le altre, sempre probabili, vanno dalla restrizione della rosa fino alla vendita forzata di alcuni giocatori per rientrare nei limiti dei regolamenti posti dalla UEFA. Altra ipotesi è quella del blocco del mercato come accaduto anche ad altre compagini.

Il presidente del club Nasser Al-Khelaifi ha aspramente criticato la decisione della UEFA di investigare affermando con forza che le finanze del club sono assolutamente in ordine e rispettose del FFP.

Il fulcro del problema che viene contestato alla squadra campione di Francia è quello di spendere soldi che non ha ma il magnate del Qatar ha ribadito all’Equipe che tutti i soldi spesi provengono da fonti lecite e legittime:

Per me onestamente sarebbe alquanto sorprendente, anormale e scandaloso essere sanzionato. Abbiamo sempre seguito le regole. E’ vero che la UEFA è stata molto dura durante i nostri colloqui e qualche volta ingiusta. Noi abbiamo fatto nulla di sbagliato. Loro sanno da dove vengono i nostri soldi. Non abbiamo debiti e abbiamo dato loro tutte le garanzie del caso”.

A rincarare la tesi ci ha pensato ieri Javier Tebas, numero uno della Liga Spagnola che ha sostenuto l’Uefa nell’apertura dell’indagine nei confronti del club transalpino, augurandosi che venga escluso dalle competizioni europee per “aver barato economicamente e le squadre eliminate da loro sono state vittime delle loro trappole”. Il suo attacco non riguarda solo il PSG ma anche il Manchester City, anch’esso in mano agli emiri e sempre nel mirino degli ispettori Uefa per le spese folli sul mercato.

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