Dopo una settimana in cui si è parlato addirittura di guerre etniche in riferimento al derby di Roma, proviamo ad abbassare i toni dei dibattiti sportivi ricordando la storia di un uomo con un grande obiettivo: diffondere un messaggio di fratellanza tra popoli attraverso lo sport.

Come sapete, questa estate si è tenuta a Rio la trentunesima edizione delle Olimpiadi, che, come prevedibile, ha tenuto incollate milioni e milioni di persone davanti alla televisione. Perché, dopo così tanti anni, siamo ancora così affascinati dalle Olimpiadi? Oltre a dare visibilità a tutti gli sport e a simboleggiare l’unione tra popoli in tempi difficili, le Olimpiadi rappresentano la continuità con le nostre origini. I cinque cerchi, infatti, sono percepiti come un filo conduttore che parte nell’antica Grecia e che arriva sino al ventunesimo secolo. Un punto di contatto tra noi e le nostre radici. Cambiano le nazioni, cambiano le monete, gli usi e i costumi, ma l’uomo resta sempre protagonista.

Anche se l’esistenza stessa e la cadenza quadriennale dei Giochi ci sembrano immortali, il sopracitato filo ha subito parecchie interruzioni. La prima edizione dei Giochi si tenne nel 776 a.C., e proseguirono fino al 393 d.C., anno in cui l’Imperatore Teodosio ne vietò l’organizzazione, sancendo la fine di una tradizione ormai millenaria.

Per risentire parlare di Giochi Olimpici bisognerà aspettare il XIX secolo e la concomitanza di due fattori. Prima di tutto alcuni archeologi tedeschi scoprirono le rovine dell’antica Olimpia, resuscitando le gesta di antiche leggende ormai dimenticate. E secondo, ma non per importanza, un aristocratico francese di nome Pierre de Coubertin rivoluzionò la concezione dello sport, attribuendogli significati più profondi rispetto al semplice passatempo. De Coubertin fu uno dei primi ad intendere lo sport sia come strumento per condurre una vita più sana sia come possibilità di mettere a confronto ragazzi di nazionalità diverse. L’idea di fondo del barone francese era semplice: desiderava che il confronto sportivo sostituisse quello bellico. E quale migliore espediente delle Olimpiadi per raggiungere l’obiettivo?

Prima di De Coubertin, anche William Penny Brookes e Evangelis Zappas avevano provato ad organizzare le Olimpiadi, ottenendo risultati fallimentari. L’aristocratico francese, di conseguenza, studiò il loro operato, così da non commettere gli stessi errori. Nel 1892, a soli 31 anni, De Coubertin rese pubblica la sua missione con un toccante discorso tenuto alla Sorbona di Parigi. Poi, nei due anni successivi, viaggiò tra Inghilterra e Stati Uniti per rafforzare l’apparato politico delle Olimpiadi, fino a che, nel 1984, non ebbe raggiunto un consenso tale da poter fondare ufficialmente il Comitato Internazionale dei Giochi Olimpici, di cui fu nominato inizialmente segretario generale e in seguito presidente.

L’entusiasmo intorno alle Olimpiadi era tale che il Comitato bocciò l’idea iniziale di De Coubertin di organizzare le prime Olimpiadi nel 1900 a Parigi, premiando un’opzione più immediata e suggestiva: Atene 1896.  Mentre la capitale della Grecia viveva due anni in trepidante attesa, De Coubertin si occupò della gestione della manifestazione, escogitando anche qualche idea particolare. Per esempio designò Re Giorgio I come arbitro supremo di ogni competizione e assegnò ad ogni giudice di gara un nome greco, così da sottolineare il legame con il passato.

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Nonostante le difficoltà nell’organizzazione, verso le 15.30 del 6 aprile 1896, allo stadio Panathinaiko di Atene, Giorgio I dichiarò aperte le prime Olimpiadi moderne, a cui presero parte quattordici nazioni: Australia, Austria, Bulgaria, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Ungheria. Le differenze tra le delegazioni erano notevoli: si passava dai 169 atleti greci fino all’unico atleta australiano o cileno. Ci fu poi la mitica storia dell’italiano Carlo Airoldi che pur di partecipare decise di raggiungere la capitale greca a piedi. Per quanto riguarda gli sport, il comitato ne scelse nove: atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, tennis, tiro, scherma e sollevamento pesi. In realtà De Coubertin avrebbe voluto organizzare anche gare di vela, cricket e polo ma per una serie di motivi logistici non fu possibile. Negli anni, poi, le discipline inserite furono di ogni tipo e stravaganza.

L’ideale di Sport immaginato da De Coubertin era quello dilettantistico, praticato esclusivamente per passione e lontano dai canoni moderni legati al denaro ed alla ricchezza. Di conseguenza ad Atene 1896 furono ammessi esclusivamente i dilettanti, in gran parte composti da studenti, marinai ed impiegati. Inoltre non fu data l’opportunità alle donne di iscriversi al fine di rispettare la tradizione delle Olimpiadi antiche, che, appunto, erano riservate agli uomini..

Contrariamente a quanto succede oggi, per gli atleti non erano previsti premi e solamente i primi due classificati ottenevano un riconoscimento: una corona d’ulivo e una medaglia d’argento per il vincitore e una corona d’alloro per il secondo in classifica.

I Giochi di Atene ebbero un successo tale che Giorgio I richiese ufficialmente di rendere Atene sede permanente di tutti i futuri Giochi Olimpici, trovando però la ferma opposizione del CIO, che preferì la turnazione quadriennale delle città. Nonostante il successo iniziale, i Giochi Olimpici affrontarono parecchie difficoltà nelle edizioni del 1900 (Parigi) e del 1904 (St. Louis) quando vennero offuscati dalle esposizioni internazionali all’interno delle quali si svolgevano, passando totalmente in secondo piano.

In ogni caso la situazione migliorò con il passare degli anni e le Olimpiadi divennero l’evento sportivo più atteso e seguito. Per quanto riguarda De Coubertin, egli mantenne la presidenza fino ai giochi del 1924 di Parigi per poi cedere il comando a Henri de Baillet Latour. Il Barone francese morì nel 1937 a Ginevra. Il suo legame con i Giochi Olimpici era talmente forte che De Coubertin chiese di far seppellire il suo cuore vicino alle rovine dell’antica Olimpia…e fu accontentato.

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Nel 1963 il CIO decise di celebrare la memoria di De Coubertin istituendo la “Medaglia Pierre de Coubertin”, anche conosciuta come “Medaglia del Vero Spirito Sportivo”. Questo riconoscimento viene assegnato a quegli atleti che dimostrano una lealtà sportiva fuori dal comune durante i Giochi Olimpici. Finora, in 53 anni, solamente quattordici atleti posso vantarsi di aver ricevuto un tale onore. Tra questi ricordiamo Luz Long nei Giochi del 1936 , Larry Lamieux nel 1988 e il nostro Eugenio Monti nel 1964.

Con il mondo dello sport sempre più orientato verso interessi economici a discapito della passione, ogni tanto è importante raccontare storie come quella di De Coubertin, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione dei messaggi che rappresentano la vera essenza dello Sport: passione e fratellanza.

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