Forse è azzardato dirlo, ma ci prendiamo il rischio. Siamo davanti ad una nuova stagione per quanto riguarda il rapporto tra tifosi e società? Premessa: non stiamo parlando di curve, di tifo organizzato, di decreti dal sapore securitario, di misure antisommossa, di barriere, di isolamento delle frange disobbedienti. Non stiamo nemmeno giocando all’elogio del battimani islandese (di cui ha esaustivamente e brillantemente scritto Simone Meloni, qui) o all’opposto, alla demonizzazione delle curve di casa nostra. L’intenzione è di addentrarsi e capire di più da quella che sembra una nuova fase per la governance del calcio, che ha cominciato a svilupparsi sul precedentemente debole territorio italiano in linea con la contrazione della spesa e la fuga di azionisti locali per tutte quelle società che di milioni e di investimenti esteri non ne hanno. Nel solco di Supporters’ Direct, FSE e tutte le pratiche europee inclusive lanciate dalla cittadinanza, l’Italia prosegue la sua fase di allineamento al fenomeno della fans’ ownership, sondando quindi un campo che sta dietro le quinte a quello da gioco, ma è determinante per lo spettacolo che poi il rettangolo verde è chiamato ad offrire, e non parliamo dello spettacolo di Gareth Bale, CR7 e Dimitri Payet, ma dell’essenza del calcio che si respira, un po’ ovunque in Europa (dove il calcio non si mastica ma si vive) dalla terza serie in giù. Un’essenza che profuma del sudore di chi sugli spalti riesce a stare solo a petto nudo, o di chi deve cambiare sette camicie in sette giorni per stare dietro alla gestione del Suo club, non nel senso di tifoso, ma nel senso di co-proprietario. Un’essenza che nasce dallo stare insieme, da un impegno comune verso un obiettivo comune, da un valore sportivo condiviso. In altri termini, un’essenza che sa di partecipazione.

A meno di un mese dal workshop di Manchester For a better governance of football, stavolta è l’Italia ad offrire un nuovo spazio di dibattito per mettere in primo piano l’impegno civico dei cittadini, l’insieme delle pratiche di associazionismo che generano civicness, per usare un termine preso in prestito dal linguaggio della sociologia (per saperne di più, c’è un lungo volume del 2010 degli studiosi Taco Brandsen, Paul Dekker e Adalbert Evers) che in soldoni esemplifica le virtù civiche dei fenomeni di cittadinanza attiva. A L’Aquila, dal 7 al 10 luglio, arriva il Festival della Partecipazione, quattro giorni – organizzati da ActionAid Italia, Slow Food e Cittadinanzattiva – di scambi, lectio magistralis, laboratori e dibattiti, per «confrontarsi e ribadire il valore di una partecipazione qualificata al governo delle politiche pubbliche, per testimoniare come, insieme, i cittadini possano davvero cambiare le cose in meglio», commenta il Sole24Ore in questo articolo. In questa quattro giorni intensa, non poteva mancare l’universo popolare del supporting trust, in una città che ne accoglie uno – dal nome L’Aquila Me’ – che sta facendo grandi cose per il calcio del capoluogo abruzzese, chiamato a rigenerarsi dopo che la forza della natura lo mise in ginocchio. Un’organizzazione talmente trasparente, quella dei tifosi aquiliani, che mette online, sulla sua pagina Facebook, tutto il resoconto, per filo e per segno, delle Assemblee pubbliche, schiaffati sulla bacheca, impossibili da non trovare. E poco importa se L’Aquila è retrocessa sul campo, finché ci sono i tifosi, la fede non retrocede. Il 9 luglio, nel terzo giorno di conferenza, L’Aquila Me ospiterà Supporters In Campo, rodata associazione che sarà protagonista della sessione pomeridiana “Calcio, tifosi e partecipazione: l’esperienza dei Supporters’ Trust”. Sarà un dialogo – si legge dal sito di SinC – tra alcune delle esperienze più rappresentative del panorama nazionale: Fondazione Taras 706 a.C. di Taranto per il suo indefesso ruolo sociale, Sogno Cavese di Cava de’ Tirreni per lo sguardo europeo con il progetto del “Clubs and Supporters for better Governance in Football” e  Sosteniamolancona, fautore del primo percorso in Italia di passaggio quote di una società professionistica interamente in mano ai tifosi. Supporters in Campo farà da discussant, da garante della sessione, intrecciando tutte le testimonianze di cittadinanza attiva che creano campi di civicness attorno alla passione per il calcio.

Il Festival della Partecipazione non ha potuto fare a meno di dare spazio al mondo ormai non più sommerso del supporto attivo. Accanto a grandi nomi di specifiche aree tematiche, come lo sono Slow Food per l’alimentazione e ActionAid per gli interventi umanitari no profit, Supporters In Campo e tutti gli ospiti di L’Aquila Me, porteranno davanti a grandi platee gli enzimi di tante piccole esperienze che stanno dando vita ad un grande percorso che potrebbe essere solo all’inizio. Solo da un anno a questa parte, l’Italia ha invertito la rotta nel suo rapporto col fans ownership. Il Festival della Partecipazione ne è la prima conferma.

Guardando invece oltreoceano, non si placa il fermento che porta ad un continuo confronto tra le maggiori realtà europee di fans’ embassy. Dal 14 al 17 luglio si terrà il 1° FSE (Fooball Supporters Europe) Summer Network Meeting a Izmir, in Turchia. Organizzatore dell’evento è il Taraftar Haklari Dernegi. Un tavolo aperto per una discussione che accoglie idee anche dall’esterno per i workshop che verranno organizzati. Lo avevamo già detto pochi giorni fa. EURO 2016 tiene incollati al televisore fra varie rivelazioni e le magie dei vari talenti, ma nel frattempo, l’anima tifosa del calcio non va in vacanza e continua ad organizzare un evento dietro l’altro. I campi di gioco richiedono una manutenzione meticolosa per essere sempre in ottime condizioni, ma i campi di partecipazione sono quelli che vanno innaffiati quotidianamente per far germogliare nuove idee e nuovi spiriti di cittadinanza. Perché prima che tifosi, si è cittadini. Con questo orientamento tanto semplice da pensare quanto difficile da mettere in pratica, tra qualche mese, sapremo affermare con maggiore certezza se la nuova stagione delle pratiche di supporting è concretamente cominciata.

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