Da mesi i media di tutto il mondo non possono che occuparsi dei temi più delicati e preoccupanti del momento: gli attacchi terroristici ad opera dell’ISIS, la guerra in Siria e la conseguente ondata di profughi che tentano di raggiungere le coste europee, sono queste le immagini che si ripetono in continuazioni sugli schermi delle nostre case. Immagini di disperazione, di dolore, di morte.

Eppure, anche in una situazione politica internazionale così tesa, un piccolo spiraglio di luce traspare dal sorriso di un bambino di 9 anni, siriano, capace di una fantastica impresa. Il sorriso di Fadi Bidan, piccolo grande tennista.

 Il 6 gennaio, in occasione della festa dell’Epifania, sono andate di scena le finali del Lemon Bowl. Il torneo romano da anni chiama a sé centinaia di giovanissimi partecipanti, dagli under 8 agli under 14, e in questa edizione ad imporsi tra gli under 10 è stato proprio lui, il piccolo Fadi. In finale se l’è dovuta vedere con la promessa del tennis siciliano Sebastiano Cocola e nonostante la giovanissima età i due non se le sono certo mandate a dire. Un match infuocato, che è terminato a favore di Fadi solo dopo 2 combattutissimi tie-break.

La gioia per una vittoria così prestigiosa è doppia, se si pensa alla drammatica storia della famiglia Bidan. Una storia che il padre di Fadi, Peter, ha raccontato subito dopo l’incredibile exploit del figlio. Una storia che inizia dal Libano, la terra natia di Peter, laddove la guerra ha segnato in modo indelebile la sua infanzia.

E’ nel 1996 quando il conflitto bellico raggiunge il suo apice, le forze israeliane lanciano una campagna aerea contro gli Hezbollah, uccidendo però quasi 200 tra profughi e civili. La situazione è diventata insopportabile e Peter non può che abbandonare la sua casa, rifugiandosi in Siria. Qui conosce la futura moglie Marian, la sposa e nel 2006 nasce Fadi, il loro primo figlio, seguito due anni dopo da Giorgio. Peter è un istruttore di tennis e grazie all’aiuto economico da parte della federazione siriana educa i figli a pane e tennis, facendoli gareggiare fin da piccolissimi nei tornei di tutta la Siria.

Ma le bombe tornano a perseguitarlo. Nel 2011 in Siria scoppia la guerra, a Peter Bidan sembra di essere tornato indietro nel tempo di quindici anni. Ha paura per l’incolumità di sua moglie e dei suoi due figli, non vuole che assistano all’atroce spettacolo a cui ha assistito lui stesso da giovane. Da qui, la rapida decisione di scappare dalla Siria. Destinazione? Proprio il Libano, quella terra che lo aveva cresciuto, ma dalla quale il terrore della guerra lo aveva allontanato.

Ora, a cinque anni di distanza, nonostante la guerra in Siria si sia duramente inasprita, la famiglia Bidan è serena, e si gode le gesta sportive di Fadi. Anche il più piccolo, Giorgio, gioca a tennis ad alti livelli, ma il fratello maggiore ha dimostrato un talento davvero fuori dal comune. Non solo è un giocatore assai completo, malgrado la giovane età, capace di colpi da fondo molto precisi, di ottimi colpi al volo e di smorzate millimetriche, ma soprattutto sembra avere una marcia in più da un punto di vista psicologico.

Lui e il fratellino tra giugno e luglio andranno ad allenarsi a Londra, nella prestigiosa Tennis Avenue Academy, dove il padre è sicuro che potranno non solo elevare il loro livello di gioco, ma anche crescere umanamente, in compagnia di altre giovani promesse del tennis mondiale.

 Prima parlavamo del suo sorriso. E’ anche questo che colpisce particolarmente nel guardare Fadi in campo, la serenità con cui affronta ogni incontro, col sorriso stampato sulle labbra. Quando è impegnato nello scambio dal suo volto si nota grinta e concentrazione, che però poi, concluso il punto, lasciano il passo alla gioia, genuina, di giocare a tennis. Una gioia che, per fortuna, le bombe della guerra in Siria non hanno scalfito.

FOTO: www.spaziotennis.com

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