Connettiti con noi

Calcio

Fabrizio Biasin: “Juve prima? Giusto. Suning, una fortuna per l’Inter”

Federico Rana

Published

on

Pioli, da quando è subentrato sta facendo molto bene. Te  lo aspettavi? Avresti mai pensato che un allenatore, alla fin fine alla sua prima vera esperienza su una panchina importante, potesse riuscire a portare a risultati, come le 7 vittorie di fila, che non si vedevano dai tempi di Mourinho. In un ambiente poi, come quello dell’Inter, che dopo lo Special One…

Mi aspettavo sicuramente un miglioramento. Era fisiologico, stiamo parlando di una squadra che già aveva da tempo dei grandi valori, il fatto che non portasse punti in classifica era destinato a terminare presto. Di sicuro Pioli è stato bravo a mettere i giocatori a loro agio sia in campo sia fuori, e soprattutto, a dare un’identità alla squadra. Pochi lo dicono, ma è una squadra che gioca un bel calcio. Magari non un calcio straordinariamente bello, ma un gioco che produce tante azioni e piace ai tifosi.

Proprio a Bologna, a sancire la 9° vittoria nelle ultime 10 partite di campionato, ci ha pensato Gabriel Barbosa, detto Gabigol. Cosa pensi del giocatore? Può davvero diventare un fenomeno (con la ‘f’ minuscola)? E come ti spieghi questo suo successo sui social? I tifosi sembrano davvero adorarlo.

È chiaro, un ragazzo che è costato 30 milioni deve rendere di più rispetto a quel poco che ha fatto vedere fin qui, un po’ per colpa sua, un po’ per il fatto che per adesso è stato proposto poco, secondo me con intelligenza. Probabilmente in un momento in cui l’Inter andava male, come nella prima parte della stagione, non aveva senso buttarlo nella mischia, si rischiava di bruciarlo. Adesso piano piano sta prendendo i suoi minuti, l’Inter a Gennaio ha deciso di trattenerlo. Sono andati via tanti giocatori, poteva andare via anche lui in prestito, invece l’Inter ha deciso di tenerlo proprio perché sapeva che sarebbe arrivato il suo momento. E questo è un ragazzo che ha: delle qualità tecniche indiscusse; qualità morali, perché stiamo parlando di un bravissimo ragazzo, e questo non è un aspetto secondario (vedendo soprattutto lo storico in Italia); e in più sta cercando di adattarsi ad un tipo di gioco che non conosceva, come quello europeo, dove la posizione è importante, dove devi ascoltare il tuo allenatore. Io credo che da qui a fine stagione scenderà sempre di più in campo. Poi è evidente che se uno lo accosta a Ronaldo fa un errore clamoroso, però sicuramente non è quel bidone che qualcuno voleva far passare. Nel momento in cui Pioli si è trovato nella necessità di fare punti, si è affidato a delle certezze, che si chiamano Icardi là davanti, Candreva sula destra, Perisic sulla sinistra, e Joao Mario dietro lo stesso Icardi. A quel punto le caselle erano complete, per forza di cose in quel momento non c’era spazio. Adesso con prima la squalifica di Icardi, poi con Candreva che è sceso un po’ di condizione ed altri fattori, lui piano piano sta trovando il suo spazio, e finalmente lo sta anche sfruttando in maniera adeguata.

Non  posso non chiederti di Icardi. Prima la autobiografia, poi la querelle a distanza con Maradona, però i gol arrivano sempre. Per te può davvero diventare uno dei top di sempre Maurito? E secondo te è giusto sia lui capitano invece che personaggi meno carismatici ma più leader silenziosi? Uno su tutti: Handanovic.

Allora, io sono di parte su Icardi. Sono poco attendibile, perché secondo me siamo di fronte ad un grandissimo calciatore. Calciatore e uomo, perché questa è una cosa che magari qualcuno non condividerà. Per me invece che ho avuto modo di conoscerlo, pochissimo per carità, e per quel poco mi ha fatto pensare di essere di fronte ad una bravissima persona. In campo lo vedono tutti, stiamo parlando di un ragazzo che a 24 anni appena compiuti ha già dei numeri incredibili e straordinari, che aggiorna in continuazione per gol e assist. Anche per km corsi, mi sembra al 3° posto nella rosa. Per cui, per l’aspetto sportivo non ho alcun tipo di dubbio. Sul fatto che si potesse dare la fascia da capitano a qualcun altro, dico che ci può stare, si poteva dare ad altri come Handanovic, effettivamente è stato un azzardo, ma un azzardo, almeno secondo me, vinto. Icardi sta dimostrando di essere meritevole di indossare quella fascia, i compagni di squadra lo seguono. È vero, ai tempi in cui gli è stata assegnata la fascia, faceva i ‘capricci’ per il rinnovo, ma io credo che sia il segno di una società che in quel momento era un po’ in difficoltà per mille motivi, che ha voluto puntare sul suo giocatore più rappresentativo. In più, l’ ho trovato un modo per: 1) dargli un motivo in più per restare a Milano; 2) dare una continuità con quello che era successi nei precedenti 15 anni con Zanetti. Ovvio, il paragone è assolutamente azzardato, ma io credo che siamo di fronte a un ragazzo che ha 24, con una famiglia sulle spalle, e quindi un’idea ben precisa della sua vita extrasportiva. Io credo che la fascia di capitano dell’Inter sia assolutamente in ottime mani.

Anche se, come molte male lingue non fanno a meno di sottolineare, le uniche sconfitte con il nuovo tecnico sono state contro Juve e Napoli  nelle uniche partite di un certo livello che i nerazzurri hanno affrontato.

Beh, la partita con il Napoli è arrivata pochi giorni dopo che Pioli era arrivato a Milano. Effettivamente la partita era stata mal giocata, brutta, con uno strascico della prima parte di stagione in cui le cose andavano male. Contro la Juve invece io credo che l’Inter abbia giocato un’ottima partita, nel senso che negli ultimi 3 mesi, ovvero dalla finale di Doha tra Juve e Milan in avanti, pochissime squadre sono riuscite a mettere così in difficoltà la Juventus, praticamente nessuna nel suo stadio. Ce l’ha fatta l’Inter con una partita ben giocata, in particolare nel primo tempo, e quindi secondo me Pioli esce a testa alta anche da questa partita.

Un pensiero su Inter – Juve?

Su Juventus – Inter sono sempre stato abbastanza chiaro, ognuno poi strumentalizza/gestisce le cose a modo suo. Comunque, non è una questione di juventini contro interisti, per come la vedo io. Secondo me c’è un problema arbitrale ben chiaro in una partita centrale come quella tra Juve e Inter allo Juventus Stadium, e l’Inter aveva necessità di fare punti per la corsa alla Champions League. Non c’è riuscita per demeriti propri, perché la Juve ha meritato la vittoria, ma anche perché l’arbitro ha passato una brutta serata, 90 minuti gestiti secondo me male, nei confronti sia dell’Inter sia della Juventus. Questo significa che è stata una direzione sbagliata. Non c’è nessun tipo di prevenzione nei confronti della Juventus, c’è semplicemente un arbitro che ha sbagliato la serata. Così come Mazzoleni ha sbagliato nella gestione delle cose a Bologna, così come in Sampdoria – Cagliari c’è stato un mezzo disastro con un gol clamoroso annullato al Cagliari, e un rigore altrettanto clamoroso negato alla Samp. Quello che voglio dire è che evidentemente c’è un problema arbitrale più che una questione di ‘io sto con la Juve’, ‘ io sto con l’Inter’. 6 arbitri per partita invece di semplificare  le cose le complicano, e questa cosa andrebbe guarita. Secondo me puntare su 6 teste su un campo da calcio è esagerato. Una volta c’erano le terne, e bastavano quelle. Adesso invece si è deciso di aumentare, e invece di semplificare le cose si sono complicate. Proprio in Sampdoria – Cagliari l’arbitro stava convalidando serenamente il gol del Cagliari, e l’assistente ha fischiato che ha visto non si sa dove non si sa come, e quindi invece di aiutarlo lo ha fatto sbagliare.

Ora in nerazzurri sono in piena corsa per l’Europa. Credi che possano arrivare a conquistarsi un posto Champions?

È molto complicato. Tutte le partite hanno la stessa importanza e l’Inter deve vincerle tutte se vuole sperare di arrivare al terzo posto. Bisogna sperare che le avversarie sbaglino, anche se è chiaro che i nerazzurri compirebbero un piccolo miracolo sportivo se ce la facessero. Diciamo che per ora le possibilità non superano il 25-30%.

Cosa pensi del miracolo dell’Atalanta? Squadra allenata tra l’altro da Gasperini, uno che all’Inter non fece proprio benissimo.

La gestione a Bergamo è da sempre illuminata. Poi ci sono stagioni in cui la squadra combatte per salvarsi, e altre dove va a metà classifica. Quest’anno c’è stato questo exploit, ma queste sono cose che variano di stagione in stagione. La certezza è che a Bergamo sanno far calcio, perché hanno un potenziale incredibile grazie al settore giovanile, loro fiore all’occhiello che viene coltivato e portato avanti. Sanno come vendere, sanno chi andare a comprare, e così i risultati vengono da sé. Va dato il merito a Gasperini di aver fatto delle ottime cose  con questi ragazzi, visto che, anche se a gennaio ne vendono un paio, poi ne entrano altri 2 nuovi. Hanno un bacino inesauribile, e sono forse i migliori in Italia sotto questo punto di vista. Uno buono ce l’ha anche l’Udinese, ma adesso forse l’Atalanta ha superato il club friulano. In più, la dea produce baby fenomeni a km 0, li scova in zona.

Intanto in Europa Icardi&co. la guardano da casa. Secondo te l’Inter di oggi, anche alla luce dei sedicesimi di Roma e Fiorentina, avrebbe potuto essere una contender in Europa League?

Assolutamente sì. Per la qualità che ha l’Inter l’obiettivo minimo era arrivare alla fase ad eliminazione diretta. Invece si è bruciata un’occasione, buttando via partite su partite nella prima parte di stagione. Era una competizione che l’Inter poteva tranquillamente provare a vincere.

Debaclè europea e ritardo in campionato che derivano da una partenza molto difficile. Sembra passata, ma Frank De Boer veniva esonerato il 1°novembre, appena 4 mesi fa. Cosa non andava secondo te? E cosa è cambiato in meglio? Insomma, era così ‘scarso’ il tecnico olandese?

No, io resto convinto che De Boer sia un grandissimo allenatore. Il problema non era l’allenatore, il problema è che se tu decidi il 20 agosto di affidarti ad un tecnico straniero, devi essere consapevole di quello che ti aspetta. Ci vuole tempo, pazienza. Il fatto che l’olandese fosse un tipo di allenatore per cui il tempo era indispensabile lo sapevamo tutti, non se ne sono accorti in società. Scegli un tecnico straniero, e pretendi di vincere da subito. Questa cosa era praticamente impossibile. L’errore non è stato affidarsi a De Boer, quanto il non sapere in che mani ti saresti messo, ovvero quelle di un bravissimo tecnico che però non può combinare i miracoli da un giorno all’altro. La società l’estate scorsa ha combinato un piccolo disastro nella gestione del rapporto con Mancini. Ci sono state troppe settimane passate a fare il tira e molla con il Mancio, quando si ea già capito che si andava verso la separazione. Temporeggiare è stato un danno sia per il tecnico che arrivava sia per i giocatori perché non si sono preparati al meglio.

Merito anche di un mercato di gennaio oculato, con poche operazioni ma ben gestite. Tra gli acquisti, un nome su tutti: Gagliardini. Cosa pensi del giocatore? Ti aspettavi potesse fare così bene? Erano in molti ad alzare critiche per la cifra con cui è stato pagato, e poi…

Io non pensavo che potesse da subito rendere così tanto, ma evidentemente lo pensava chi lo ha voluto, ovvero Ausilio insieme allo stesso Pioli. Per fortuna l’Inter è nelle loro mani, e hanno voluto spendere l’unica fiche nelle loro mani per un ragazzo che per molti era una scommessa, e che in realtà è già una certezza. Un ragazzo che non sente la pressione della maglia, veste la casacca dell’Inter indifferentemente da quella dell’Atalanta. Veramente una bella scoperta. In questo momento ha conquistato la Nazionale, e credo che dopo una decina di partite con l’Inter si possa dire che è un elemento fondamentale per il futuro del centrocampo nerazzurro.

Quindi  gli investimenti di Suning stanno dando i loro frutti. Cosa pensavi del passaggio del club in mani asiatiche quando ancora la trattativa era da farsi. e soprattutto cosa ne pensi ora di questa Inter made in China, così come il Milan.

Penso che il 2016, deludente dal punto di vista sportivo, passerà alla storia come una delle annate più fortunate della storia nerazzurra, perché essere finiti nella mani di un imprenditore così illuminato, capace di vedere sul lungo periodo quello che può succedere, quello che può servire per sfondare nel calcio in Europa è stata una grande fortuna e sarà una grande fortuna per l’Inter. Suning ha le idee chiare, ha disponibilità economica, e io credo che questo sia davvero una grance fortuna per i nerazzurri e per tutto il calcio italiano.

Mentre invece la Juve, saldamente in mano alla famiglia Agnelli, e saldamente made in Italy, in Italia sembra proprio non avere avversari.

La Juventus è un modello di gestione. Sono stati molto bravi a ripartire dopo il famoso 2006. Sono una società gestita da un secolo da un famiglia. Ci riescono molto bene, sono molto bravi nella gestione, sono un esempio da seguire. È chiaro che ora l’arrivo dei cinesi a Milano può generare una concorrenza positiva, utile per tutto il movimento. In questi ultimi anni è mancato il calcio milanese, e il prodotto calcio in Italia ne risente. Credo che l’avvento dei cinesi sia assolutamente da vedere come qualcosa di positivo, perché può veramente portare tanto per tutto il movimento del calcio italiano.

Secondo te, come può (se può) finire il dominio bianconero? Credi si tratti di un fattore soltanto tecnico o anche il lato psicologico conta? Nessuno sembra si convinto di poter trionfare contro i bianconeri.

Beh, l’Inter ci ha provato a batterla, ma non ci è riuscita. Il Genoa voleva batterla e ce l’ha fatta. La verità è che ora la Juventus è la squadra più forte. Ha l’attaccante probabilmente più forte del mondo, ha la difesa della Nazionale, uno dei portieri più importanti al mondo, un centrocampo che funziona, e una capacità di restare negli anni ad alti livelli. Giocare determinate partite poi ti aiuta anche a vincerle. Io credo che al di là di tutto loro siano in testa perché se lo meritano.

Anche se a volte la Juve i problemi sembra volerseli creare in casa. Prima Dybala, poi Manduzkic, infine Bonucci, fuori contro il Porto. Sembra che ogni settimana un big debba litigare con Allegri. Credi che questi ‘incidenti di percorso’ possano destabilizzare l’ambiente?

I problemi disciplinari ci sono sempre in tutte le famiglie, nelle migliori e nelle peggiori, bisogna saperli affrontare. La Juventus in questo caso ha ritardato un po’ a tamponare le cose, perché i problemi non sono di questo periodo, ma di un paio di mesi fa, cioè dopo la sconfitta in Supercoppa. Hanno tardato un po’ però poi hanno fatto la cosa giusta, ovvero mettere un paletto e dire quello che è successo. Così danno forza al proprio allenatore per affrontare i mesi caldi della stagione. Le società serie si comportano in questa maniera. Un professionista commette un errore, è giusto che venga sanzionato, questo è il metodo di ogni società che vuole avere una linea guida chiara, che vada al di là delle semplici partite.

A proposito di Champions, come vedi le italiane?

La Juventus è una delle candidate alla vittoria finale, in questo momento non si può dire altro. Hanno fatto tutto il possibile per arrivare fino in fondo. Il Napoli ha giocato secondo con grande dignità l’andata di questi ottavi con una delle squadre più forti al mondo, e proverà a giocarsi le sue carte nella partita di ritorno. L’obiettivo lo ha raggiunto, ovvero quello di arrivare alla fase ad eliminazione diretta. Tutto quello che arriva in più è tanto di guadagnato. Lo hanno capito tutti, tranne il presidente de Laurentiis

La tua favorita per la vittoria della Champions?

Io ho visto un bel Manchester City, un po’ in difficoltà all’inizio, ma sicuramente è una bella squadra. Però io dico che per esperienza il Bayern è ancora la squadra favorita, perché ha l’allenatore più bravo di tutti, almeno secondo me, e una squadra comunque pronta e matura.

Abbandoniamo il calcio giocato. Sta facendo molto parlare, nel calcio ma non solo, la questione del nuovo stadio a Roma. Tu cosa ne pensi? Ricordo che tempo fa si vociferava una cosa simile per l’Inter a Milano

Si, si era parlato di quello, poi di rinnovare San Siro tutti insieme. Il problema non è la volontà di fare le cose, quella c’è. Il problema è che in Italia ci si deve scontrare con la burocrazia, un muro quasi invalicabile. Tutti dicono ‘facciamo’ ‘disfiamo’, poi però in Parlamento non se ne parla, e quando ci prova a fare le cose ci si scontra con le carte bollate. Gli unici che ci sono riusciti sono la Juventus, perché ha sfruttato un momento ed un’occasione per farlo, e l’Udinese, di un uomo illuminato che si chiama Pozzo, che in Friuli si poteva e si può permettere di fare quello che vuole. Pallotta è venuto in Italia non dico quasi esclusivamente per fare lo stadio, ma di sicuro era una delle sue priorità. Con lo stadio puoi fare affari, marketing, soldi, quindi insisterà sempre da questo punto di vista, ma è anche legittimo., perché un imprenditore che  viene ed investe su una squadra vuole anche un ritorno. Una soluzione prima o poi bisognerà trovarla ma a Roma ci sono un miliardo di problemi, e abbiamo visto che se ne risolve uno a secolo.  È chiaro che diventa tutto molto più difficile, in una città complicata su tutti i punti di vista, e quello dello stadio non è proprio una sciocchezza. Ci vogliono soldi, tempo, spazi, e a Roma diventa veramente tutto molto complicato.

Comments

comments

Calcio

L’étendard sanglant est levé! Scontri, violenza e tetto del mondo. La Francia in lacrime di gioia e di dolore

Emanuele Sabatino

Published

on

La Francia é Campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Domenica mentre Macron festeggiava a Mosca, a Parigi e in altre città  transalpine accadeva di tutto con scene di violenza e guerriglia cittadina. Da melting pot a melting rot il passo é molto breve. Il primo é il termine usato per indicare il crogiolo dove si fondono tutte le etnie e le diverse origini dei giocatori che hanno portato les bleus sul tetto del mondo, il secondo un gioco di parole dove rot significa marcio, lo stesso marcio che lungo tutta la Francia al fischio finale ha seminato panico, incidenti e distruzione.

Lacrime, tante lacrime, prima di gioia e poi di dolore. Mentre Lloris alzava la Coppa al cielo qualcuno, piú di qualcuno a dire il vero, alzava il putiferio nella nazione scagliando mattoni contro le vetrine dei negozi e rubando tutto. Sono le due facce della Francia multietnica, quella positiva sempre in prima pagina e portata come esempio e l’altra, negativa, difficile da trovare nelle colonne dei giornali rilegata al piú nei trafiletti. Mentre 10.000 agenti delle forze dell’ordine erano impegnate a garantire l’ordine pubblico delle piazze dove si erano riuniti milioni di francesi per assistere alla partita altri, ben organizzati, sapendo del poco controllo in altre zone hanno iniziato l’opera di sciacallaggio e ruberia.

Quasi come fosse un revival della rivoluzione di 229 anni fa, gli ingredienti c’erano tutti: il sangue, le bandiere francesi, gli scontri, i morti. Il ministro dell’Interno Francese ha rivelato che é stato necessario l’uso della forza ed il reiterato utilizzo dei lacrimogeni per disperdere la folla e far tornare la tranquillitá. Lungo tutta la Francia 292 persone sono state prese in custodia, 102 solo a Parigi, 92 portate poi direttamente in galera perché colte in flagrante.

Il bilancio parla anche di due vittime: un cinquantenne caduto in un canale ed un motociclista trentenne in dinamiche ancora da accertare. Anche ieri nuovo attacco, subito represso, sempre a Parigi: preso d’assalto il Nike store con l’obiettivo di rubare tutte le magliette con le due stelle dei Mondiali vinti. Magliette che però non c’erano perché arriveranno tra oggi e domani. Il presidio delle forze dell’ordine nella capitale resterá molto alto anche nei giorni a seguire per prevenire altre scene di violenza e guerriglia.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

Francisco Franco e quell’odio per il Barcellona che andava oltre il calcio

Simone Nastasi

Published

on

Il 17 Luglio 1936 la sollevazione dell’esercito spagnolo in Marocco nei confronti del Generale Quintero dà inizio alla Guerra Civile Spagnola dalla quale dopo tre anni ne uscì vincitore Francisco Franco. Il dittatore nazionalista governò fino al 1975. La sua storia è legata al calcio e al suo rapporto con il Barcellona, simbolo dell’opposizione al Regime.

Se fosse vivo oggi, Hegel probabilmente direbbe che la sintesi del calcio è tutta qui. In questa sfida tra le due squadre che sono tra le più vecchie del pianeta ma sono anche le più titolate. Che in Spagna chiamano El Clasico, per ripetere a tutto il mondo che quando Barcellona e Real Madrid si incontrano, è come se il calcio mettesse davanti la tesi e l’antitesi. Non è solo una storia, ora finita con il passaggio alla Juventus, tra Leo Messi e Cristiano Ronaldo, che non a caso sono attualmente considerati i più importanti giocatori di calcio al mondo. Come non è stata in passato una questione tra Diego Armando Maradona o Emilio Butragueno, o tra Zidane e Ronaldinho. I più grandi calciatori della storia del calcio ad eccezione di Pelè (e pochi altri) hanno vestito chi la maglia dell’una o chi la maglia dell’altra. In qualche caso, come quello di Ronaldo Nazario da Lima, entrambe.

Eppure la storia del Barcellona o del Real Madrid non è legata a questo o quel calciatore. E’ piuttosto la storia di due squadre che rappresentano due modi diversi di intendere il calcio. Che sono anche e prima di tutto due modi diversi di intendere la Spagna. Due popoli, con storia, tradizioni diverse. Due lingue diverse. Da una parte quella della casa reale, che è anche la lingua ufficiale del Paese, il castigliano; dall’altra il catalano, la lingua ufficiale della Catalogna, che a Madrid considerano alla stregua di un dialetto. E che nel 1923 fu addirittura bandito dal generale Miguel Primo de Rivera. Una rivalità che risale ai primi anni di storia dei due club. Che si alimenta negli anni della guerra civile spagnola e successivamente del “franchismo”.

Primo de Rivera odiava il Barca tanto quanto il suo successore Francisco Franco. Il quale, tifosissimo del Real Madrid, vide nella Catalogna l’ultima roccaforte di chi si stava opponendo al suo colpo di Stato. Come racconta Franklin Foer nel suo libro “Come il calcio spiega il mondo” quando le truppe di Franco, una volta conquistato il potere, entrarono in città, “tra quelli da punire c’erano in ordine: i comunisti, gli anarchici, i separatisti e il Barcellona Football Club. A tal punto che quando il suo esercito lanciò l’offensiva finale bombardarono il palazzo dove erano custoditi i trofei del club”. Addirittura il regime spinse per cambiarne il nome imponendo una versione castigliana: da “Barcellona Football Club” in “Club de Futbol Barcelona”.

Ma negli anni del “franchismo” arriva anche una delle sconfitte più cocenti della storia del Barca. Nella finale della Coppa del Generalissimo del 1943 il Real Madrid (la squadra del regime) surclassa per 11-1 i rivali blaugrana. Un divario che in realtà non ci sarebbe mai stato. Se, come racconta lo stesso Foer nel suo libro, un funzionario di Franco, prima della partita non fosse andato negli spogliatoi del Barcellona a “ricordare” a molti giocatori del Barca di poter scendere in campo quel giorno soltanto “grazie alla generosità del regime” che aveva concesso l’amnistia anche a chi si era opposto al colpo di Stato. In Catalogna considerano ancora quella sconfitta come “un altro favore” al potere di Franco. Durante il quale la squadra di calcio (come anche l’economia della città stessa che beneficiò dei sussidi e delle tariffe imposti dalla dittatura) conobbe però e nonostante l’avversione del Generalissimo, uno dei periodi più vittoriosi della sua storia. Paragonabile soltanto al periodo più recente nel quale il Barca a partire dall’era Rijkaard in avanti (passando per Guardiola e finendo a Luis Enrique) è stata la squadra per anni riconosciuta per essere la migliore al mondo. Mes que un club come recita la scritta che campeggia sulle tribune del Camp Nou. Uno stadio che sostituì il “Les Corts” che Franco, a differenza del suo predecessore Primo de Rivera, non volle mai radere al suolo. Per molti è sempre rimasto un mistero. Visto il suo odio nei confronti del Barcellona.

Comments

comments

Continua a leggere

Azzardo e piaghe sociali

Decreto Dignità e Gioco d’Azzardo: Parola al Bookmaker

Emanuele Sabatino

Published

on

Il Decreto Dignità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha tra i suoi provvedimenti quello del divieto di pubblicità per quel che riguarda il gioco d’azzardo. Abbiamo intervistato Carmelo Mazza, amministratore delegato di Betaland, per capire le reazioni dei bookmakers alle decisioni del Governo. Ecco cosa ci ha detto.

Decreto Dignità quanto ci perdono in termini economici i bookmakers, calcolando il risparmio delle sponsorizzazioni e il mancato guadagno che questo potrebbe portare?

La risposta dipende molto dai diversi modelli di business legati alle scommesse (e sottolineo che non sto parlando degli altri comparti di gioco per i quali valgono altre considerazioni). Alcuni bookmakers hanno una presenza sulla rete retail che gli consente di assorbire la mancanza di pubblicità. In altri casi, e soprattutto per i nuovi entranti che hanno presentato richiesta di acquisire una concessione per il gioco telematico lo scorso marzo, non avere a disposizione la pubblicità rappresenta un limite molto consistente. Mi chiedo se questo non possa generare contenziosi.

Le persone, a prescindere dalle pubblicità sanno tutto su come scommettere: alla luce di questo, il decreto colpisce economicamente più le squadre o i bookmakers?

Sul bacino esistente di scommettitori, la pubblicità incide maggiormente nel rendere note promozioni specifiche. Circa il ruolo della pubblicità nell’attrarre chi non è ancora un giocatore, chiunque è nel settore sa quanto sia difficile. L’idea che la pubblicità convinca milioni di non giocatori a diventarlo è del tutto fantasiosa per quanto riguarda le scommesse sportive. Non voglio qui dare valutazioni non fondate, ma la mia sensazione è che nel breve il costo maggiore sarà per le squadre che dovranno sostituire il portafoglio degli investitori. Ma voglio sottolineare, ricordando esperienze passate con il tabacco, che le realtà più in vista facilmente troveranno rimedio mentre le seconde linee patiranno effetti negativi più a lungo. In questo senso interpreto la levata di scudi della Serie B di calcio e del basket.

Quali saranno le strategie pubblicitarie alternative visto il divieto su tv, radio, internet e giornali?

Bisognerà capire bene l’applicazione del decreto sul mondo digitale. Difficile adesso parlare di alternative tranne ipotizzare una maggiore rilevanza della rete retail di scommesse. 

Una postilla del decreto lascia vigenti gli accordi stipulati in precedenza: chi detiene questi contratti? vedremo accordi tutto d’un tratto molto lunghi? (come si fa nelle aziende che quando assumono fanno già firmare il foglio delle dimissioni lasciando la data in bianco)

E’ normale che, ad esempio, contratti di sponsorizzazione di squadre di calcio e di sport popolari possano avere durata pluriennale. Tuttavia non credo ad un’esplosione di contratti di lungo termine per attività pubblicitarie che normalmente sono pianificate trimestralmente. Semmai sarà curioso vedere una partita di calcio della Liga o della Premier dove i campi e le squadre sono fortemente sponsorizzate da bookmakers che sono anche concessionari in Italia, o partite di coppa tra squadre italiane e squadre estere sponsorizzate da bookmakers: sarà proibito loro mostrare il logo del bookmaker quando giocano in Italia? Avevo visto queste cose in passato, speravo di non vederle più; oggi in un mondo con copertura globale degli eventi sportivi mi sembra davvero voler tagliare il salame con il cucchiaino (per citare una vecchia clip del grandissimo Corrado Guzzanti) .

Avesse potuto scegliere, tra il divieto di pubblicità ed il rischio di un taglio netto all’offerta del palinsesto, cosa avrebbe scelto?

Come operatore legale preferisco il divieto di pubblicità; il taglio netto all’offerta del palinsesto renderebbe di nuovo felici gli operatori illegali. Basta chiedere all’Agenzia delle Dogane dei Monopoli per sapere di quanto si è limitato il fenomeno delle scommesse senza licenza italiana da quando il palinsesto è stato aperto. Ma, al di là della retorica imperante sul gioco, l’incidenza delle scommesse su avvenimenti minori è molto limitata e la gran parte delle scommesse sta sulle 4-5 tipologie principali. Pensare che si possa diventare ludopatici scommettendo sul numero di cartellini gialli in una partita di serie D è segno di una limitata conoscenza delle dinamiche del settore. Ma capisco che questo non è il tempo dell’approfondimento.

L’origine della Ludopatia è secondo lei dato dalla forte presenza della pubblicità o ha origine dal nucleo familiare ed amicale dell’individuo ludopatico?

Io credo che, come per tutte le addiction, la ludopatia sia l’effetto di una società più individualista ed alienante. Lo sviluppo delle addiction nasce da una tendenza a rinchiudersi e a non trovare supporto in reti di socializzazione (amicali o familiari) che fanno da paracadute rispetto a queste patologie, di fatto disinnescandole. E’ chiaro che in un contesto che sostiene meno chi è debole rispetto alle addiction, la presenza di pubblicità o di facili attrazioni ha un effetto maggiore. E questo merita una riflessione maggiore ed un’azione mirata per limitare l’accesso all’offerta di gioco. Io temo sempre le proibizioni a largo spettro perchè, non essendo mirate, finiscono per nascondere più che risolvere.

La parte gialla del governo giallo-verde ha dovuto battere un colpo, c’è davvero timore per questo decreto nel mondo del Gambling o si ha la sensazione che siamo di fronte alla classica legge italiana dove una volta fatta, si trova subito l’inganno e soprattutto non c’è controllo?

Io mi auguro fortemente che non sia così. Io mi auguro di confrontarmi con chi ha una visione del settore diversa dalla mia per spiegare le mie ragioni ed avere una regolamentazione equilibrata, non importa quanto restrittiva. Di sicuro, situazioni in cui si fanno iniziative legislative e poi si trovano scorciatoie o, semplicemente, non vi sono controlli, sono le peggiori possibili per chi vuole operare seriamente. Se mi è possibile dare un giudizio in merito, io mi auguro che il cambiamento politico in atto possa mettere in cantina definitivamente vecchi approcci come “fatta la legge trovato l’inganno” che tanto hanno nuociuto complessivamente al paese

Secondo lei, sempre al fine del rischio ludopatia, gioca un ruolo più importante la pubblicità o il fatto che si può scommettere su ogni partita, anche amatoriale, e soprattutto su ogni tipo di evento, anche il numero di fuorigioco, rimesse laterale, cartellini?

Ho risposto in parte in precedenza. Voglio però sottolineare che a spingere verso la ludopatie sono l’istantaneità e la ripetitività. Le scommesse non sono giochi caratterizzati da questi elementi. Se osservo l’andamento delle giocate, è praticamente inesistente la scommessa ripetuta su quegli eventi e, soprattutto, non vi è mai l’istantaneità dell’esito. Inoltre, come ho già detto, l’ammontare raccolto su quelle tipologie di giocate è molto limitato e normalmente viene ulteriormente limitato dai bookmaker. Non sono quelle le scommesse sulle quali i bookmaker costruiscono il loro conto economico, quindi faccio fatica a pensare che possano avere alcun effetto sull’estensione del fenomeno della ludopatia.

Da persona esperta del settore: cosa si sarebbe dovuto fare per evitare in primis il numero sempre crescente di ludopatici e soprattutto che lo Stato italiano optasse per una legge ad hoc contro i bookmakers?

Io vorrei per prima cosa avere un dato attendibile sul numero dei ludopatici. Leggo a volte delle analisi che denotano più conformismo ad una retorica prevalente che una reale conoscenza del fenomeno. E vorrei anche poter distinguere tra tipologie di giochi. Detto questo, che non è certo elemento secondario per comprendere il fenomeno, per onestà intellettuale devo riconoscere che si è trattato il gioco con meno cura di quanto fosse opportuno. E per cura intendo una strategia cauta e condivisa di introduzione di nuove tipologie di giochi. Per la verità, questo è accaduto in una prima fase di apertura regolata del settore, diciamo tra il 2000 ed il 2010. Successivamente, all’apertura regolata si è sostituita un’apertura tout court, in cui si è consentito tutto troppo rapidamente. Se in quella fase il settore fosse stato più compatto e lungimirante ed avesse proposto una maggiore gradualità nel lancio di nuove tipologie di prodotto, forse oggi saremmo in una situazione migliore. Vero è, però, che accelerare è anche servito per riuscire a contrastare il fenomeno del gioco illegale che non si è riusciti a reprimere efficacemente, oltre che (è sempre bene ricordarlo) per aumentare il gettito erariale in anni di pesante contrazione delle entrate per via della crisi economica. Allora forse diventa evidente che la partita che si è giocata sul settore è stata molto più complessa di quanto emerge dalla poco informata vulgata sulle lobby del gioco e la politica.

C’è un rischio di ritorno al toto-nero con questo decreto?

Il toto-nero, nella sua versione 2.0, già esiste come spiegato in diverse inchieste giornalistiche che ho apprezzato molto da cittadino prima ancora che da esperto del settore. Diciamo che questo decreto non lo tocca e non crea condizioni per ridurne la diffusione. E, per la mia esperienza, alla disperazione del ludopatico si associa la spregiudicatezza dell’offerta di gioco. Tanto più si è ludopatici tanto più si è vittime di soggetti operano al di fuori delle regole sull’offerta di gioco ma che consentono di giocare a credito (cosa vietata nel sistema legale), di regolare mensilmente l’esito delle giocate e non volta per volta (altra cosa vietata), etc. Dove mancano tutele e regole per il giocatore si crea il perfetto brodo di coltura della ludopatia e non solo: su questo il decreto non incide.

Lei hai detto che la ripetitività delle azioni porta alla ludopatia. I bookmakers offrono anche scommesse virtuali su ogni sport ogni tre minuti. Non sono queste uno strumento fertile per creare ludopatici visto che sono costanti nel tempo, con esito immediato, ripetitive ma in realtà senza nessun abilità o approccio statistico matematico?

Certamente le scommesse virtuali, introdotte dalla regolazione italiana nel 2014, hanno caratteristiche diverse dalle scommesse sportive. Tuttavia per ripetitività e istantaneità (l’altro carattere che induce alla ludopatia) sono ancora molto meno aggressive di altri prodotti di gioco come le slot e le videolotteries. Però non vorrei neanche mettermi a fare una classifica tra “giochi buoni” e “giochi cattivi”: tutti i giochi sono buoni se fatti con moderazione, tutti i giochi sono cattivi se fatti in modo estremo. Il problema reale è rendere l’offerta più controllata ed avere la capacità di intervenire quando fenomeni di ludopatia emergono nei comportamenti concreti dei giocatori. La rete retail deve meglio attrezzarsi in questo senso, il gioco online, già estremamente controllato e limitato, ha al suo interno tutti i dati perchè possa esserci un monitoraggio continuo. E, soprattutto, dobbiamo ricordarci che tutte queste iniziative possono essere fatte insieme agli operatori legali, mentre in reti illegali e parallele nessuna di queste azioni è possibile. Ogni volta che si agisce nel settore del gioco bisogna ricordarsi che esiste una rete illegale nella quale, di sicuro, non accade nulla che possa tutelare il giocatore. Creare spazi, indirettamente, in cui queste reti possono trovare sviluppo significa abbassare le tutele complessive per i giocatori che si vogliono proteggere

E’ vero che solo una parte del fatturato del gambling italiano deriva dalle scommesse sportive. E’ altresì vero che le scommesse, con approccio scientifico/matematico/statistico sono anche un gioco di abilità. Sarà possibile secondo te assistere, come già accaduto per il poker, italiano illegale in forma cash perchè puro azzardo, Texas legale in forma torneo, perchè considerato gioco di abilità con buy-in prestabiliti all’origine, vedere una regolamentazione aspra per le macchinette e video lottery (creano ludopatici e sono ripetitive e dall’esito immediato) ed invece molto più blanda, quasi nulla, per le scommesse sportive? E’ uno scenario plausibile e che potrebbe accontentare tutti? Lo stato che tutela i giocatori, i bookmakers, e le squadre dei massimi campionati?

Personalmente, la distinzione tra giochi buoni e cattivi non la comprendo. Io credo che sia opportuno responsabilizzare chi offre gioco e chi gioca. Limitare in modo eccessivo ciò che non piace può generare oggi effetti opposti inattesi. Io credo che sia opportuno aumentare le tutele ai giocatori e la qualità della rete retail in termini di attenzione al giocatore. Se poi si vuole ridurre la pubblicità per ridurre l’induzione al gioco posso essere d’accordo. E’ l’idea di usare la regolamentazione di settore per reprimere qualcosa che non piace (per motivi morali, sanitari o altro) che mi sembra sbagliata. Questo intento punitivo, associato ad una retorica piena di imprecisioni sul settore, mi sembra davvero un approccio molto deludente ad un problema che io per primo dico che esiste. Tuttavia parlarne tirando fuori i dati sulla tassazione calcolata sulla raccolta per dire che la pressione fiscale sul gioco è bassa (come ancora vedo fare anche da illustri opinionisti) mi pare più che una notizia giornalistica interessante un segno di sciatteria nell’analisi. E mi chiedo quanto il settore del gioco ha sbagliato negli scorsi anni per meritarsi adesso tanta approssimazione nel modo in cui viene rappresentato…

Comments

comments

Continua a leggere

Trending