Che ne sarà di lui? Nubi cariche di cattivi pensieri si addensano sul futuro del Gran Premio d’Italia a Monza. Almeno secondo le dichiarazioni diffuse dall’Ansa e rilasciate nei giorni scorsi da Bernie Ecclestone, in vacanza sull’isola croata di Hvar. “Stiamo cercando di risolvere il problema di Monza, ma è molto difficile perché è un problema politico”.

A una prima lettura, sono parole destinate a far salire le quotazioni affinché il 2016 Monza sia al passo d’addio come sede del Gran Premio d’Italia. Un’ipotesi già paventata la scorsa stagione – “Il fatto è che noi abbiamo qualcosa da vendere e loro devono decidere se sono interessati a comprarlo” sentenziò il boss della F1 alla vigilia della corsa – ma scongiurata dopo i colloqui dello stesso Ecclestone con Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, e con Matteo Renzi, presidente del Consiglio. Ancora ignaro comunque l’effettivo peso specifico dei due politici nella decisione del “Padrino” del Circus, soprattutto dopo le sue parole – “Il prezzo che chiediamo è lo stesso che gli altri organizzatori stanno pagando in Europa . Non dovrebbe essere un dramma, ma per ora non sono stati in grado di chiudere l’accordo” – che lasciarono intendere come l’aspetto economico sia la conditio sine qua non affinché un gran premio rimanga nel calendario iridato.

A distanza di un anno, Monza è però ancora un problema. Anche se c’è chi sostiene il contrario. Come Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ACI Milano, che all’Ansa ha fatto sapere come nelle ultime ore siano stati risolti gli inghippi con gli enti territoriali (Regione, comune di Milano e di Monza, Ente Parco) e abbiano trovato un accordo con la SIAS (Società Incremento Automobilismo e Sport, cioè colei che gestisce l’autodromo brianzolo, ndg) per presentare, agli inizi della prossima settimana, un’offerta alla FOM (Formula One Management, la società di Ecclestone che gestisce diritti e organizzazione della F1, ndg).

Valutazioni che spazzano il cielo sopra la Brianza dai foschi presagi e dalla beffa che il Gran Premio d’Italia continui sì a disputarsi, ma non più a Monza. “Stiamo lavorando per trasferirlo a Imola, ma se non ci riusciamo sarà ‘goodbye’ al Gran Premio d’Italia” ha sibilato Ecclestone.

Quello che sarebbe un remake del 1980 – quando il tracciato intitolato a Enzo e Dino Ferrari ospitò il Gran Premio d’Italia per la prima e unica volta visto che successivamente fu sede del Gran Premio di San Marino – ha scatenato una polemica tra politica e rappresentanti degli enti organizzatori. Il presidente di “Formula Imola” Uberto Selvatico Estense ha fatto capire come il destino di Monza dipenda esclusivamente dall’ACI di Milano: “Il patron della F1 con la sua dichiarazione sul ‘rischio Italia’ ha dato una seconda opportunità all’Italia di avere un GP di F1. Ora dipende dal presidente Sticchi Damiani se conservarlo o perderlo. Perché Imola – continua – ha firmato una proposta contrattuale con Ecclestone e l’ha sottoposta all’approvazione dell’Aci in quanto Federazione Nazionale”.

La Lega Nord, che amministra la Regione Lombardia, è invece andata all’attacco del PD, imputandogli il desiderio di trasferire la corsa in una Regione da lui amministrata. “È Matteo Renzi che ha deciso di sacrificare il gran premio di F1 di Monza per spostarlo a Imola” ha detto il segretario del Carroccio lombardo, Paolo Grimoldi, all’agenzia ADNKronos. Quel che potrebbe sembrare l’ennesima occasione per un po’ di visibilità mista a propaganda elettorale, trova comunque un fondo di verità nella proposta, presentata in Consiglio Regionale dal PD dell’Emilia-Romagna nel 2015, che chiedeva di riportare la gara in riva al Santerno. Peccato, per Grimoldi e tutti i “barbari sognanti”, che su quel documento ci fosse anche la loro firma in quanto risoluzione congiunta.

Arduo ora prevedere come andrà a finire la questione. Da una parte, amministratori privati e politica dovrebbero finirla con la strumentalizzazione dello sport per acquisire potere e racimolare qualche voto in più (già ne prendono pochi e così facendo possono soltanto peggiorare) bensì compattarsi per assicurare la presenza nel Mondiale di F1, la competizione automobilistica più seguita, di un circuito conosciuto come “tempio della velocità” (sessantacinque edizioni all’attivo dal 1950 a oggi) e che, insieme alla Ferrari, è un simbolo dell’Italia delle quattro ruote nel mondo.

Dall’altra parte, Ecclestone dovrebbe abbassare le sue esorbitanti pretese economiche perché un Paese possa ospitare un gran premio, ragione principale che negli ultimi dieci anni ha spinto la F1 a casa degli emiri e in Oriente a scapito dell’Europa odierna (Francia, Nurburgring, la stessa Imola) e di una sua possibile restaurazione (Zandvoort, Brands Hatch, Estoril). Perché non sono i petrodollari, o petrorubli, a scrivere la Storia della F1 e a tramandarne la passione (oggi in calo come il gradimento verso la politica), ma il fascino e le emozioni emanati dalle sue sfide e dai suoi luoghi. Come Monza.

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