L’esonero dalla panchina dell’Arezzo è solo l’ultimo di una lunga serie ma data la sua personalità altamente sopra le righe, Ezio Capuano ci avrà probabilmente fatto il callo. La terza sconfitta consecutiva, nel derby contro la Pistoiese perso per 3-0 in casa, è l’epilogo di un’avventura in cui Eziolino ha sempre dato sfogo al carattere vulcanico che ormai lo contraddistingue. In una serie A che si sorprende per l’umiltà di un Sarri in tuta, Ezio Capuano c’entrerebbe poco, ma nel suo carattere fuori dai denti è racchiusa la personalità di un uomo che a suo modo ama il calcio, un vero e proprio allenatore nel pallone che ha sempre voluto lasciare il segno.

Gente ignorante – Sicuramente non è il massimo sentirsi dire «pezzo di m…». Ne sa qualcosa Reno Giannantonio, giornalista di Benevento che nel 2004 scatenò l’ira di Capuano, al tempo allenatore del Sora (qui il video). Ma conoscono bene la sensazione anche i giocatori dell’Arezzo, apostrofati dall’allenatore «delle m…e umane, una banda di pezzi di m…», nella sfuriata che fece il giro del web registrata durante l’intervallo di un’amichevole dal difensore Nicolò Sperotto, che dopo l’accaduto rescisse il contratto (oggi all’Alessandria). Il massimo esempio del modus operandi di Eziolino: diretto, spontaneo, aggressivo e spesso collerico. Un carattere che negli anni gli è valso l’apprezzamento delle tifoserie dei vari club – soprattutto campani – allenati tra Lega Pro e Dilettanti. Realtà ignoranti, nel senso simpatico del termine cresciuto col fenomeno di Calciatori Brutti, in cui Capuano ha perfettamente saputo integrarsi da bomber: i suoi giocatori devono essere dei «maiali assatanati», una squadra fatta «di gente ignorante» e non «una banda di femminucce». Un’ideale chiaro e tondo, spesso sanzionato (quest’anno una multa da 15000 euro), ma perseguito con tanta convinzione da imitarlo nella conferenza stampa pre-partita di Arezzo-Pisa, quando i suoi giocatori erano ancora «dei maialetti, che piano piano stanno crescendo e diventano più cattivi, come le scrofe…scroff, scroff!».

Capuano è un personaggio oltre le righe e non è un esempio, ma è un allenatore che ha saputo sempre lavorare anche con uno stipendio da panettiere (in conferenza stampa dopo Arezzo-Alessandria). Quest’anno Eziolino ha saputo esprimersi anche nei confronti di Allegri dopo Bayern-Juventus: «al 3-2 sono andato al bar e ho detto al barista: adesso fanno anche il 4-2», un modo per dire che il coach aveva sbagliato tattiche. Non ha mai guardato in faccia a nessuno, in nessuna dichiarazione della sua carriera, nemmeno di fronte a Josè Mourinho: «gioco con un 3-5-1-1 aggressivo come facevi te al Chelsea…se tu sei lo Special One io, considerata anche la statura, sono Mini One».

Quante panchine – Capuano si è sempre sentito un Mourinho di provincia. Se dovesse allenare la natia Salernitana sarebbe «più forte di Mourinho e di Van Gaal, perché le motivazioni che avrei io non le potrebbe avere nessuno», dichiarò quando allenava il Potenza, squadra con cui strinse un forte legame prima del fallimento. «Un giocatore che non spinge al massimo non deve giocare più a calcio», l’ha sempre pensata così Capuano, una mentalità da cucire alle sue squadre come un abito su misura, come direbbe Gattuso. Di panchine, il Mini One ne ha passate tante, tutte nel Sud. Arezzo è la città più a Nord, se non consideriamo la parentesi belga all’Eupen nel 2010, dove si presentò come un uomo del popolo, nel suo stile: «quand un joueur le mérite, qu’il travaille, alors je lui dis bravo. Je l’encourage, je suis comme ça. Dans le cas contraire, je lui dis plutôt va fan culo». Era disposto a usare la lingua locale, l’importante era farsi comprendere sin da subito. In Belgio durò poco, ma quando le cose non funzionavano il divorzio era breve: poco prima di Eupen, a Messina l’addio fu solo una settimana, nel 2012 a Fondi allenò per mezza stagione senza ripetersi quella successiva, e anche l’anno seguente fece flop alla Casertana, esonerato dopo appena tre giornate. Arezzo è stata una nuova avventura condivisa durata un anno e mezzo, anche se il rammarico istantaneo è forte: «mi chiudo nel mio silenzio, ma hanno rovinato un giocattolo». Un infortunio a 17 anni precluse la carriera da giocatore per Eziolino, che comincerà ad allenare dopo due anni da osservatore ad Empoli. Prima esperienza l’Ebolitana nel campionato Interregionale, a fine anni Ottanta, poi un viavai meridionale: Altamura, Cavese, Trapani, Puteolana, Nocerina, Sora, Potenza (anche qui uno show, contro Loris Dominissini), Juve Stabia, Paganese (qui invece attaccò anche la sua Salernitana dopo il derby locale). Sempre con la sua schiettezza, sempre senza filtri, sempre con onestà. Ricorda l’allenatore della scena iniziale del film L’uomo in più, esordio cinematografico di Paolo Sorrentino, aggressivo e sfrontato, ma spontaneo e determinato. Chi decide di puntare su di lui, non ingaggia un allenatore, ingaggia una visione di calcio che forse non si associa ai riflettori patinati pronti al gossip e alla provocazione (basti ricordarsi le recenti frecciatine tra Micaela Calcagno e i vari Mancini e Mihaijlovic). Ora Ezio Capuano è di nuovo senza squadra, l’Arezzo passa a Giovanni Bucaro, ma in Serie B la Salernitana lotta per la salvezza.

Un tentativo pazzoide di Lotito potrebbe mai coronare il sogno di Eziolino?

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