L’ultima volta che Mircea Lucescu ha potuto festeggiare lo scudetto nello stadio di casa era il maggio del 2014.  Il suo Shakhtar Donetsk conquistava il suo quinto scudetto consecutivo, superando con il risultato di 3-1 l’Illičivec’. Anche se quella, più che la partita dello scudetto, sarebbe stata ricordata come la partita nella quale, sarebbero iniziate le divisioni (con l’esposizione di bandiere russe o ucraine) tra il pubblico di casa. Diviso appunto tra ucraini e filo russi. Da qualche mese infatti, erano iniziate le tensioni tra l’Ucraina e la Russia che sfoceranno nel marzo del 2014, con l’annessione della Crimea (alla Russia) avvenuta mediante referendum. Proprio nel 2014 si interromperà quella striscia di scudetti iniziata nel 2009. L’anno in cui la Donbass Arena venne inaugurata prendendo il posto del vecchio Stadio Shakhtar. Lì, negli anni a venire, “i minatori” di Donetsk avrebbero visto i gol di Luiz Adriano, Douglas Costa e più di recente Alex Teixeira.

La dirigenza dello Shakhtar, come riporta il sito Eastjournalavrebbe trasferito il quartier generale da Donetsk in un albergo di lusso a Kiev. Il clima che si respira è sempre quello di una guerra civile strisciante e l’esilio dallo stadio è soltanto l’ultima prova. Come ha scritto Simone Pierotti sul sito, sembra veramente che la guerra in Ucraina “non risparmi nessuno”. Neanche il gioco del calcio (nel luglio del 2014 venne ucciso Oleh Babayev, il presidente del Vorskla Poltava). Senza dimenticare che dopo l’annessione della Crimea alla Russia, il campionato ucraino avrebbe perso alcune squadre importanti. Come quelle provenienti dalla Crimea come il Sebastopoli, il Tytian Armjansk e il Tavrija Sinferopoli. Quest’ultima, vincitrice del campionato ucraino nel 1992, passata alla storia come l’unica squadra capace di interrompere il duopolio tra Dinamo Kiev e lo stesso Shakhtar Donetsk.

Oggi lo Shakthar, che sta perdendo i suoi pezzi migliori dopo anni di successi sia in patria che fuori (nel 2009 storica conquista dell’Europa League contro il Werder Brema nella finale di Istanbul) , è così costretto a giocare le sue partite “casalinghe” nell’impianto dell’Arena Lviv di Leopoli, a 1236 Km di distanza da Donetsk. Come se la Roma o la Lazio, tanto per fare un paragone, andassero a giocare anziché allo stadio Olimpico allo Stadio Provinciale di Trapani. La distanza che separa le due città italiane (Roma e Trapani) è pressappoco la stessa (200 Km in meno) che separa le due città ucraine (Donetsk e Leopoli). Sarebbe auspicabile soltanto che l’accoglienza ricevuta dallo Shakhtar a Leopoli non sarebbe la stessa. I tifosi di Leopoli infatti, in una delle partite “casalinghe” della squadra di Lucescu esposero uno striscione: Via da Leopoli.  Nel frattempo, questa sera, in occasione delle semifinali di ritorno di Europa League, sarà costretto a vincere a Siviglia in virtù del 2 a 2 dell’andata. Partita complicata contro i campioni in carica delle ultime edizioni e, per di più, in trasferta. Ma forse, oramai, dopo un anno lontani da Donetsk, si sono abituati.

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