Il 26 novembre 2015 Patrick Baumann, segretario generale della FIBA, la Federazione Internazionale di Basket, ha annunciato la nascita della Basketball Champions League. Una lega professionistica a cui dovrebbero aderire alcune tra le migliori squadre europee, e che quindi si pone in netta contrapposizione con l’attuale Eurolega Uleb (Unione delle Leghe Europee di Basket). Da anni, del resto, la FIBA era estromessa dal panorama europeo, visto che tutte le squadre più titolate del continente prendevano parte all’Eurolega, una lega a tutti gli effetti privata e distaccata dalla federazione internazionale.

Pertanto, dall’autunno 2016 andrà in scena una vera e propria scissione, con due leghe europee completamente a sé stanti, l’una in contrasto con l’altra. Una situazione strana e poco piacevole, ma non del tutto inedita: già nella stagione 2000-2001 la Uleb e la FIBA erano arrivate ai ferri corti, tant’è che era stata creata dalla federazione internazionale la SuproLeague, in opposizione all’Eurolega, e in quell’anno si disputarono entrambe le competizioni.

Neanche un anno dopo la Suproleague fu assorbita dall’Eurolega, visto che l’esperimento era stato piuttosto fallimentare.  Eppure, a 16 anni di distanza, si sta ripresentando lo stesso problema.

Nei mesi successivi all’annuncio di Baumann si è delineato il format della Champions League: 32 squadre divise in 8 gironi, 16 delle quali saranno ammesse agli ottavi di finale, a cui seguiranno i quarti e le final four. Le restanti 16, invece, saranno retrocesse nella coppa secondaria.

Ma alcuni tra i più titolati club europei avevano preceduto le “bellicose” intenzioni della FIBA, riuscendo a cautelarsi. Infatti, il 10 novembre 2015 l’associazione dei club più ricchi d’Europa aveva sottoscritto un contratto decennale col colosso mondiale IMG, con cui veniva lanciato un nuovo modello di Eurolega “chiusa”, costituita da 16 squadre di cui 11 ad accesso assicurato:

1. Barcellona (Spa)

2. Real Madrid (Spa)

3. Laboral Vitoria (Spa)

4. Panathinaikos (Gre)

5. Olympiacos (Gre)

6. Fenerbahce (Tur)

7. Anadolu Efes (Tur)

8. Armani Milano

9. Maccabi Tel Aviv (Isr)

10. Cska Mosca (Rus)

11. Zalgiris Kaunas (Lit)

Con la firma di questo accordo i club si sono messi al riparo da qualsiasi possibile  ritorsione della FIBA, poiché i soldi in ballo e l’appeal dell’Eurolega li rendono inattaccabili.

Dilemma risolto? Neanche per idea. Perché si dà il caso che, oltre all’Eurolega, in Europa da anni si disputi anche l’Eurocup, l’equivalente dell’Europa League nel calcio. E la FIBA, pur di far decollare il progetto della Basketball Champions League, è disposta a costringere molte squadre a prendervi parte, impedendo de facto la loro partecipazione all’Eurocup. Ovviamente le squadre interessate non hanno sottoscritto l’accordo con IMG, non sono top-team, e di conseguenza non hanno un budget economico elevatissimo. Pertanto sono facilmente ricattabili, visto che la FIBA sarebbe pronta ad infliggere delle sanzioni in caso di adesione all’Eurocup. Sanzioni che in molti casi varrebbero come il colpo di una mannaia.

La questione riguarda molto da vicino l’Italia, dato che Trento, Sassari e Reggio Emilia dovrebbero difendere i nostri colori in Eurocup il prossimo anno. Per questo motivo rischiano di essere deferite e venir escluse dalla Serie A.

Ma non è tutto. La FIBA ha anche ventilato l’ipotesi di escludere dalle competizioni internazionali le nazioni che permetteranno ai loro club di disputare l’Eurocup. E anche in questo caso l’Italia verrebbe pesantemente colpita, visto che sarà impegnata a giugno nel torneo preolimpico per strappare il pass per Rio 2016.

Il 22 marzo l’Eurolega ha scritto una lettera aperta contro la FIBA, denunciando le pressioni e le intimidazioni a danno di molte squadre. I dirigenti dell’Eurolega hanno lamentato l’inasprirsi dell’ostilità della FIBA nei confronti della loro organizzazione, malgrado i club europei  più volte abbiano rifiutato di sottostare ai dettami della Federazione Internazionale.

Per giunta, la Uleb critica il comportamento aggressivo della FIBA, che non ha mai cercato il dialogo coi club, ma ha fin da subito riposto con minacce, sanzioni e duri provvedimenti. Un metodo divisivo, non molto dissimile al Divide et Impera di cesariana memoria.

La situazione è tutt’ora in una fase di stallo, molte sono le incognite per la prossima stagione. Resta però il rammarico per una situazione anormale, che ogni giorno rischia di peggiorare a causa del muro contro muro tra FIBA e Eurolega. Un situazione che, è bene ricordarlo, non ha nulla a che fare col basket giocato, ma che origina dalla costante, imperitura, famelica ricerca di nuove fonti di guadagno. A scapito della bellezza di questo sport.  

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