La notte del riscatto. Questo il titolo perfetto per celebrare la serata conclusiva dell’Eurolega 2015-2016, che ha visto i russi del CSKA Mosca riconquistare il trono cestistico continentale superando i turchi del Fenerbahçe per 101-96 al termine di una partita epica, garantendosi il settimo trionfo nella competizione. La finale, nella quale si sono sfidate le due principali protagoniste di una delle stagioni di Eurolega più avvincenti che si ricordino, è stata giocata con ritmi altissimi dai raffinatissimi interpreti scesi in campo, tra i quali il serbo Milos Teodosic, che ha fugato una volta per tutte la nomea di “perdente di successo” affibbiatagli da numerosi critici a seguito delle numerose prestazioni non esaltanti nelle precedenti esperienze alle Final Four, e ha visto il CSKA esorcizzare lo spettro delle rimonte avversarie e portare a casa la coppa dopo un overtime nonostante la dilapidazione del vantaggio di 20 punti costruito nel corso dei primi due quarti.

Vero e proprio spot per il gioco del basket, la finale di Eurolega è stata un vero e proprio Giano bifronte, avendo conosciuto da un lato l’assoluto strapotere della formazione russa nel corso del primo tempo, sostenuta dal tambureggiante ritmo garantito dalle fantasiose giocate di Teodosic e dai canestri del MVP francese Nando De Colo, e dall’altro la furiosa riscossa dei turchi nelle due frazioni conclusive dei tempi regolamentari. Spronati dalla grinta di coach Želimir Obradović, andato a un passo dalla sua nona affermazione personale nella competizione, i giocatori del Fenerbahçe hanno infatti recuperato il pesante passivo di 50-30 con cui la partita è andata alla pausa lunga e, trascinati dall’estro di Bobby Dixon e dal carisma del nostro Gigi Datome, hanno progressivamente eroso il margine costruito punto su punto dal CSKA nella prima frazione.

Minuto dopo minuto, i russi vedevano i turchi avanzare inesorabilmente, anche a causa della precaria situazione falli in cui il CSKA si è ritrovata a causa della scelta, protratta troppo a lungo, di colpire sistematicamente il lungo ceco Jan Vesely per spezzare le azioni offensive degli avversari e sfruttare la scarsa vena del centro dalla lunetta. Lo sguardo ansioso del presidente del CSKA, Andrej Vatutin, perennemente ripreso dalle telecamere, è perfetto indicatore dell’insicurezza che attanaglia il team moscovita, divenuto negli anni avvezzo a subire clamorosi sorpassi da parte degli avversari in partite di Final Four. E mentre nel quarto periodo la squadra russa arrivava letteralmente ad evaporare, le streghe delle passate edizioni di Eurolega ritornavano ad aleggiare sulla Mercedes-Benz Arena di Berlino. Lungo, troppo lungo, era l’elenco delle rimonte subite dal CSKA nella fase più calda dell’Eurolega, causa di tracolli che hanno impedito ai russi in passato di capitalizzare al meglio molte delle loro ultime tredici apparizioni (in quattordici edizioni!) all’atto decisivo della competizione. Il Barcellona nel 2010, l’Olympiacos nel 2012 e 2015, il Maccabi Tel Aviv nel 2014 hanno spezzato le ambizioni di una squadra che aspettava questo successo dal 2008, anno dell’ultima affermazione della grandissima formazione guidata in panchina da Ettore Messina. Un finale che sembrava destinato a ripetersi quando, a pochi secondi dalla fine, il Fenerbahçe ha saputo mettere addirittura il naso avanti con i due tiri liberi del greco Sloukas, autore dei punti dell’83-81 a cui ha posto rimedio un canestro in extremis del centro ex Chicago Bulls Viktor Khryapa, che ha concesso al CSKA la possibilità di disputare il tempo supplementare, durante il quale Teodosic e De Colo hanno ripreso i fili del discorso interrotto nel corso del secondo tempo e condotto a suon di giocate spettacolari la formazione allenata da Dimitris Itoudis al successo finale.

È una grande storia di uomini, quella del CSKA campione d’Europa. Del riscatto di Teodosic si è già accennato in apertura di articolo: dotato di un QI cestistico sopraffino, playmaker di suprema fattura capace di individuare ogni pertugio utile per rifornire di assist i compagni, vero e proprio allenatore in campo nelle situazioni maggiormente delicate se calato nel contesto di squadra con le giuste motivazioni, per il fuoriclasse serbo le maggiori difficoltà si sono sempre palesate proprio in situazioni di criticità. Associate alle rimonte subite dal CSKA vi sono state, nelle edizioni precedenti dell’Eurolega, vere e proprie scomparse di Teodosic dal contesto di gioco della squadra, eclissi fatali che gli avevano impedito sino a poche ore fa di potersi fregiare del titolo di campione d’Europa. La vittoria premia a 29 anni uno dei migliori talenti della sua generazione, anima e cuore della Serbia che vive negli ultimi anni un vero e proprio Rinascimento della sua tradizione nel mondo del basket, testimoniato eloquentemente dal brillante argento ottenuto nell’ultima Coppa del Mondo alle spalle dei soli Stati Uniti d’America.

Per Nando De Colo il trionfo in Eurolega giunge a coronamento di una stagione che ha definitivamente consacrato la guardia nativa del Passo di Calais tra i grandi del panorama cestistico europeo, portando De Colo a fregiarsi del titolo di MVP della stagione regolare e della fase finale dell’Eurolega, nonché dello scettro di miglior realizzatore della competizione. La sua storia è per certi versi parallela a quella del nostro Gigi Datome, che si deve accontentare della seconda piazza ma ritenersi comunque estremamente soddisfatto della sua annata eccellente, la perfetta cartolina di presentazione dopo le delusioni professionali dell’avventura sui parquet NBA, dai quali anche De Colo è svernato definitivamente nel 2014 per ottenere consacrazione in campo europeo.

Grande soddisfazione anche per il coach dei neocampioni d’Europa, il greco Dimitris Itoudis, capace di ottenere la prima grande vittoria da capo allenatore dopo esser stato per tredici anni il fidato consigliere e vice allenatore di Obradović ai tempi del grande Panathinaikos, che il santone serbo condusse cinque volte sul tetto d’Europa tra il 1999 e il 2012, e che ora è stato capace di superare il suo maestro nella più importante occasione che gli potesse capitare. È un tornado ai microfoni Itoudis e ne ha ben donde: la sua straripante contentezza basta a certificare l’importanza cruciale di un successo la cui ricerca era diventata quasi un’ossessione per una piazza troppo spessa delusa da cocenti fallimenti e ora libera di esternare anche nella maniera plateale sentimenti da troppo tempo repressi. A fine partita anche il presidente Vatutin, avendo visto scongiurato l’ennesimo suicidio dei suoi, è libero di partecipare alla vittoria figlia del lavoro di un allenatore da lui fortemente sponsorizzato, come lo era stato Ettore Messina, e di alzare il braccio di Itoudis al cielo assieme all’ospite d’onore della serata, Sergei Borisovich Ivanov, capo dello staff personale del presidente Vladimir Putin, responsabile del suo ufficio esecutivo ed ex Ministro della Difesa della Federazione Russa. La presenza di Ivanov testimonia l’interesse generato in Russia dalla partita e l’importanza assunta dall’affermazione CSKA nel dare lustro al mondo sportivo del paese, che risponde sul campo alle numerose accuse infamanti (e in certi casi infami) riguardanti il dilagare del doping, recentemente rilanciate da una serie di articoli del New York Times aventi più il carattere del documento di propaganda stile Guerra Fredda che quelli della pubblicazione rigorosa e oggettiva.

Libera di concedersi al suo tripudio, la squadra moscovita aggiunge un nuovo alloro a un palmares sontuoso e si candida a fungere da punto di riferimento per il basket europeo anche negli anni a venire. Per quanto riguarda gli sconfitti di oggi, la finale di Berlino ha consegnato al Fenerbahçe una crescita ulteriore della sua credibilità come membro dell’èlite continentale e dimostrato le enormi potenzialità di una squadra che a lungo durante l’evolversi del torneo ha saputo fungere da punto di riferimento ed esempio per tutte le altre, mettendo in scena un gioco scintillante e giungendo con serie possibilità all’atto conclusivo, nel quale la vittoria è sfumata più per la scarsa lucidità nei passaggi decisivi che per l’importante passivo accumulato nei primi due quarti, senza il quale non ci sarebbe mai stata la baldanzosa rimonta che ha portato i turchi a un passo dal sovvertimento dei destini dell’incontro.

Applausi, solo applausi per un Obradović ancora affamato di vittorie e risultati nonostante le colossali dimensioni del suo medagliere, carico di 34 trofei tra competizioni europee e nazionali, impreziosito dagli ori ottenuti a Europei e Mondiali alla guida della Jugoslavia e destinato in futuro a accrescere le sue dimensioni vista la grinta che ancora caratterizza un assoluto protagonista del basket dei nostri tempi. L’abbraccio finale tra l’allievo e il maestro, tra Itoudis e un Obradovic completamente paonazzo dopo le profonde strigliate assestate ai suoi nel corso del match è l’immagine-emblema di una stagione tra le più avvincenti di sempre per l’Eurolega, conclusasi in maniera romanzesca con una partita che entrerà di diritto nella storia del basket europeo, un vero spot per la promozione di un torneo la cui qualità aumenta visibilmente stagione dopo stagione.

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