L’imminente inizio degli Europei di Francia rende sempre più attuale il tema scottante della sicurezza negli stadi che ospiteranno la rassegna calcistica continentale. Dopo le stragi di Parigi di gennaio e novembre 2015, la questione a riguardo è divenuta probabilmente la più discussa tra quelle inerenti la manifestazione, venendo progressivamente interessata da un dibattito continuo, a tratti talmente preponderante sulle questioni propriamente tecniche o sportive da risultare ripetitivo e pedissequo.

Lo spettro del Terrore aleggia, orrido e minaccioso, sopra le città che ospiteranno Euro 2016. Il duplice flop dei servizi di sicurezza nel garantire la prevenzione contro gli attentati nel paese ha portato il governo e il comitato organizzatore a sviluppare misure antiterrorismo decisamente massicce, tanto da rendere l’imminente edizione del torneo la più presidiata di sempre. I numeri messi in campo dalla Francia in questo contesto sono ragguardevoli: tra sicurezza pubblica e agenzie private, in vista della rassegna sono stati mobilitati circa 90.000 agenti: 42.000 appartengono alla Polizia, che è già pronta a dispiegare 5.000 uomini alle diverse frontiere, 30.000 alla Gendarmeria, 5.000 alla Protezione Civile (2.500 pompieri) e 13.000 alle decine di agenzie private reclutate come supporto. Un vero e proprio esercito sarà dunque il presidio di Euro 2016, e il suo mantenimento sarà assicurato 24 ore su 24, sotto il controllo del Ministero dell’Interno e di specifiche centrali anti-crisi che faranno riferimento a un’unità di analisi dei rischi destinata a restare in funzione a tempo indeterminato. Molti dei poliziotti impiegati sono stati scelti in unità appositamente addestrate a gestire le crisi relative agli attacchi terroristici, e alcuni di essi sono veri e propri veterani in materia avendo già avuto il battesimo operativo nelle difficili ore successive alle stragi di Charlie Hebdo e del Bataclan.

Colpita due volte al cuore lo scorso anno, la Francia dunque non baderà a spese per cercare di controllare il suo più grande spauracchio nel corso del mese che vedrà gli occhi del continente intero puntati sulle otto città che ospiteranno la fase finale degli Europei. Tuttavia, l’imponenza dei numeri non rappresenta un’assoluta garanzia contro eventuali episodi connessi al terrorismo. Criticabili sono in primo luogo le dimensioni stesse del programma: più che da una razionalità organizzativa, esse sembrano essere guidate dalla necessità di mostrare apertamente agli occhi dei francesi e degli europei che il paese vigila, controlla, supervisiona. La pervasività dei controlli non ne assicura la capillarità: la psicosi vissuta negli ultimi mesi dalla Francia e dai francesi è stata la diretta conseguenza dell’azione di cellule relativamente piccole e autonome di combattenti che hanno fatto dell’imprevedibilità la propria forza.

In un contesto del genere, il dispiegamento di imponenti forze di sicurezza è funzionale maggiormente alla rassicurazione della popolazione circa la volontà di mantenere l’ordine piuttosto che alla garanzia di un’effettiva prevenzione degli attentati. In altre parole, la Francia ha puntato sul numero ancora prima che sulla praticità: visto che i reparti scelti dell’antiterrorismo inquadrati nel RAID (organo competente della Polizia francese) sono relativamente poco corposi, si è voluto sopperire alla carenza di specialisti con un aumento delle forze mobilitate. Più logica in tal senso è stata la decisione presa dal Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve di assegnare ai ritiri ciascuna delle ventiquattro compagini qualificatesi per l’Europeo due agenti del RAID, che saranno i responsabili della sicurezza del pernottamento e delle trasferte delle squadre: in questo campo si è deciso di agire alla luce dell’ottimizzazione delle risorse umane, preferendo giustamente la qualità dell’addestramento dei pochi agenti scelti alla quantità.

Ma oltre al controllo delle otto città che ospiteranno la fase finale, dei ritiri delle nazionali e dei punti di ritrovo dei tifosi sarà importante per l’apparato di sicurezza garantire un regolare afflusso degli spettatori alle partite e processi celeri e efficienti di controllo agli ingressi. Il protocollo stilato dal comitato organizzatore di Francia 2016 è stato messo alla prova nell’ultima partita della stagione transalpina, la finale della Coppa di Francia tra Paris Saint Germain e Olympique Marsiglia, prima della quale sono state riscontrate numerose falle nei sistemi messi in atto. In particolar modo, veementi critiche sono state indirizzate sulla scarsa celerità dell’ingresso ai tornelli dovuta alla rigidità eccessiva delle perquisizioni di cui sono stati oggetto i tifosi, ispezionati palmo a palmo a discrezione dei controllori. La strettezza del protocollo è dettata dalla stessa esigenza in base alla quale si è deciso lo schieramento di consistenti forze di polizia: nutrire la volontà della gente di sentirsi protetta, anche a costo di ingolfare l’afflusso a una partita dell’Europeo per sezionare zaini pieni di bibite e patatine, appare una necessità ben più impellente del mettere a punto concrete e produttive misure di sicurezza.

Non va infine dimenticato che un’ulteriore criticità che la Francia si sta trovando ad affrontare in queste settimane potrebbe in maniera abbastanza diretta creare problemi di ordine pubblico e di logistica potenzialmente forieri di conseguenze sulla gestione di Euro 2016. L’ondata di mobilitazioni, scioperi e manifestazioni di centinaia di migliaia di francesi nelle principali città del paese contro la riforma del lavoro voluta da Hollande, infatti, non accenna a placarsi e ha oramai raggiunto dimensioni superate solo dalla storica marea di protesta vissuta durante il celebre Maggio Francese” del 1968. Gli Europei cadono dunque nel momento in cui il braccio di ferro tra il governo Hollande e i lavoratori scontenti giunge alla massima asprezza, ed è tutta da verificare la capacità delle forze dell’ordine di gestire contemporaneamente due criticità di tale portata contemporaneamente in città come Parigi o Marsiglia: al di là della minaccia terroristica, il problema di gestire eventuali complicazioni di ordine pubblico in uno dei due scenari potrebbe ripercuotersi anche sul secondo.

A pochi giorni dall’inizio dell’Europeo, dunque, il problema che attanaglia gli organizzatori da mesi tiene ancora banco. La speranza è che la manifestazione possa essere una festa di sport e che la paura possa restare fuori dagli stadi francesi. Nell’ultimo anno e mezzo, la Francia ha conosciuto due volte le peggiori manifestazioni del Terrore: la volontà condivisa è che il mese di competizione che animerà gli stadi francesi possa rappresentare l’occasione per assestargli un deciso e sonoro calcio.

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