L’estate del 1976 fu segnata, nel bene e nel male, da due eventi: il cucchiaio di Panenka e l’incidente di Seveso. Venti giorni, tra il 20 giugno e il 10 luglio, che cambiarono per sempre l’Europa. Allo stadio della Stella Rossa di Belgrado, Cecoslovacchia e Germania Ovest si giocano la finale di Euro 76. La nazionale mitteleuropea, avanti 2-0, subisce il ritorno tedesco e un gol al novantesimo manda le squadre ai supplementari.

Il 2-2 le accompagna fino ai calci di rigore. Uli Hoeness calcia alto il quarto tiro della Germania Ovest. Poi, dall’altra parte, Antonín Panenka beffa Sepp Maier (ancora oggi in preda agli incubi) con un morbido pallonetto, il primo “cucchiaio”, che fissa il punteggio sul 5-3 e regala un inatteso trionfo alla Cecoslovacchia. Avanti di quasi tre settimane, sabato 10 luglio, dalla Jugoslavia alla provincia di Milano, in Brianza. Poco dopo mezzogiorno, nella fabbrica ICMESA di Meda, che produce sostanze chimiche per antibatterici e diserbanti (per l’esercito americano, dicono alcuni), si verifica un incidente: una nube si riversa sul territorio di Seveso e nei comuni limitrofi, e fa morire in pochi giorni animali e piante oltre a provocare danni gravi alla salute delle persone. La popolazione vive giorni di angoscia, poi arrivano le prime ammissioni agli esperti: la nube contiene diossina, una sostanza ancora poco studiata ma fra le più tossiche al mondo. L’invenzione di Panenka aveva regalato qualcosa all’Europa, l’incidente di Seveso – tuttora minimizzato dalle “autorità” ma tra i più gravi disastri ambientali causati dall’uomo, insieme a Chernobyl e Bhopal – le toglie tutto. Panenka aveva inventato quel pallonetto per vincere cioccolato e birra nelle scommesse con il suo portiere. A Seveso, l’intero continente si giocò molto di

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