Graziano Pellè ha un talento non eccelso con la palla fra i piedi, ma è un fuoriclasse assoluto nel cacciarsi nei guai. La presunzione è una pessima compagnia. Specialmente se non sei un campione. Un cucchiaio promesso a Neuer per darsi coraggio, e poi una ciabattata contro la Germania e gli insulti di una nazione intera, non sono stati sufficienti. Ieri, l’ennesima “alzata di testa”. Muso lungo e stretta di mano negata al CT Ventura al momento della sostituzione. Un gesto pagato con l’esclusione e un’eco mediatica inevitabile. Chiamato al voto virtuale, il pubblico ha sentenziato: Pellè non va neanche in nomination: eliminato a priori, e possibilmente a tempo indeterminato da casa azzurri.

Eppure il povero Pellè aveva già inviato le scuse via social, tramite il proprio profilo, assumendosi anche le responsabilità del gesto. “Eh si!!Purtroppo, mi capita nuovamente di fare una cavolata. Un comportamento inaccettabile, nei confronti del mister in primis e di riflesso ai miei compagni, che hanno sempre dimostrato di avere dei valori importanti all’interno di un fantastico gruppo Italia nel quale facciamo parte. Come ogni errore grave  si subiscono sempre delle conseguenze. Ed è giustissimo che io mi prenda delle responsabilità sull’accaduto. Era doveroso rivolgere le scuse di cuore a tutti”.

Niente da fare. Preso atto delle scuse, la scure dell’opinione pubblica ha colpito e ridotto a fettine sottili sottili il “tronista del gol”. Perché tanto astio? Beh, il ragazzo non è un genio della comunicazione, né vanta un curriculum che giustifichi atteggiamenti da divo. Non ha mai raggiunto traguardi significativi in carriera, ha sempre segnato con il contagocce ed è andato a svernare in un campionato che vale, più forse no che si, la Lega Pro. Fosse un fuoriclasse, fosse decisivo, Pellè sarebbe più facile da perdonare. Ma quel numero nove, che per alcuni è  diventato un insulto alla storia del calcio italiano, pesa, eccome: è stato di Piola, Riva, Chinaglia, Graziani, Rossi, Altobelli, Vialli, Vieri, Toni. Oggettivamente dei giganti rispetto a un calciatore che, avesse avuto questa concorrenza, avrebbe indossato la maglia azzurra alla playstation o nel tempo libero.

In soccorso, corre anche il papà Roberto. “In quel gesto c’è attaccamento alla maglia  Chi, come me, ha giocato a calcio sa che l’adrenalina può fare brutti scherzi”. Vero, Pellè senior ha giocato a calcio. Leggendone il curriculum: Squinzano, Torres, Potenza e Civitavecchiese. Insomma, ha sfiorato la Champions...

Ecco, forse è il caso che i Pellè, apprezzino il valore del silenzio specialmente in mezzo alla tempesta mediatica. Il tifoso serba rancore e può portarlo per sempre. E certe esternazioni rischiano di gettare benzina sul fuoco oltre che assumere  i contorni della presunzione. La mela, del resto, non casca lontano dall’albero.  Di padre in figlio, insomma, a volte sarebbe consigliabile tacere. Andare controvento e contromano non è mai una buona idea in generale, specialmente se si è già nell’occhio del ciclone mediatico.

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