Miracoli della scienza o miracoli della vita.

Fosse per gli uni o fosse per gli altri, la storia che stiamo per raccontare è semplicemente straordinaria. Va letta e riletta, soprattutto dagli sportivi, che praticano lo sport, non come hobby, ma come professione e ai quali purtroppo, può capitare, o è già capitato di imbattersi proprio nel mezzo della carriera, nel più brutto degli infortuni.

Quello che ti tiene lontano dai campi, dalle pedane, o dalle piscine per mesi. E a quel punto la paura che la carriera sia a rischio, potrebbe prendere il sopravvento. Del resto, quanti campioni in erba, reduci da un grave infortunio, non sono mai riusciti a riprendersi? Oppure, ancora peggio, in quanti si sono completamente persi senza mai più riuscire a ritrovarsi? Senza per forza fare dei nomi, la storia dello sport è fin troppo zeppa di casi del genere.

Per questo che tutti gli infortunati, che hanno almeno una speranza di tornare ad essere degli atleti, devono conoscere la storia di Daniel Engelbrecht, calciatore 25enne di una squadra che milita nella terza serie tedesca: lo Stuttgarter Kickers. Non è un caso come scrivono quelli de La Gazzetta dello Sport che “Engel” in tedesco voglia dire “angelo”.

Daniel è stato così l’angelo di se stesso. Che è riuscito a cavarsela anche quando tutto sembrava perduto.

In quel maledetto 21 luglio del 2013, poco più di due anni fa. Quando Engelbrecht nel corso della gara contro il Rot-Weib Erfurt, cadde a terra in seguito ad un malore. Un maledetto malore. Di quelli che arrivano e ti prendono all’improvviso. E ti lasciano pochissime speranze di ripresa. Come accadde a Puerta in Spagna oppure a Morosini qui da noi. Così anche Engelbrecht sembrava spacciato. La rianimazione in campo. Il trasporto in ospedale. Gli esami clinici che rilevano un’infiammazione al cuore. Il ricorso all’intervento chirurgico. Anzi, agli interventi chirurgici. Non uno, quattro. E non è ancora finita. La morte per attacco cardiaco improvviso è sempre dietro l’angolo.

A quel punto i medici decidono di impiantargli un defibrillatore interno. Però lo avvertono, niente più calcio. Ma Daniel senza calcio non può vivere. E allora decide di tornare a giocare. “ Ma non hai paura?” Gli chiedono. “ Certo, ma senza calcio non riesco a stare”. Il 22 novembre del 2014 ritorna in campo e gioca per 7 minuti nella partita contro il Ravensburg. Poi, il 7 dicembre, il miracolo si è completato. I Kickers giocano contro il Wehen Wiedsbaden e all’91’ il risultano è fermo sulla parità. 1-1. Daniel è in campo da circa 8’. E’ entrato all’83’ quando l’allenatore pur dosando il suo impiego, ha deciso di mandarlo in campo.

Vai Danny vai.

Così quando mancano pochi istanti al triplice fischio sui piedi di Daniel capita il pallone giusto, la palla del match. E Daniel, da attaccante quale è sempre stato, non sbaglia, regalando la vittoria ai Kickers. A fine partita, le lacrime e quella maglietta con quella scritta che sembra un monito per tutti quanti: “ Nulla è impossibile” .

Lo abbiamo sempre pensato ma non eravamo sicuri. Adesso lo siamo. Grazie Daniel per avercelo dimostrato.

 

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