Con queste parole, inizia il nostro spuntino all’insegna del prepartita tra Empoli e Palermo. Si siede di fronte a me Dario Romano. Mia vecchia conoscenza di partite giovanili, quando uno spiazzo di Palermo dentro i palazzoni eretti ad alveari-condominio, era un paradiso scevro da macchine.

Dario adesso gestisce due pagine facebook all’insegna del rosanero. Con una dedizione statistica e mnemonica dal sapore vagamente Proustiano. Una Recherche per intuire quante tonalità ha avuto il dolce rosa dei risultati inattesi e l’amaro di catastrofi sportive annunciate. Uno di quei tifosi che mostra con orgoglio anche i fallimenti. Quelli societari che portarono ad indecorose cancellazioni. Le sue pagine che vi consiglio, appunto, di ricercare, sono Football History, dedicata al calcio in genere e US Città di Palermo History, dedicata alla storia-ottovolante del Palermo.

Empoli è una di quelle trasferte “tinte”, che in spagnolo significa “rosso”, riferito al vino, che campeggia ad arbitro parziale delle nostre considerazioni, sorseggiato tra un ricordo e l’altro, ma “tinto” in palermitano è un’offesa strisciante e subdola, definire qualcosa o qualcuno così, equivale a dire che non ci si può fidare, il tradimento è dietro l’angolo.

Una trasferta sempre parca di soddisfazioni, un campo ostico, con una squadra che tra l’altro in attacco ha due ex, uno in rischio partenza, Gilardino, uno fisso e letale. Maccarone. Il tifoso palermitano, a sentire il nome del Gila, fa una faccia malinconica e affranta. Ci saremmo coccolati ancora volentieri il puntero dalla faccia di bimbo. Per Big Mac Maccarone si può parlare di amore non corrisposto per mancanza di pazienza dei rosanero. Lui sarebbe rimasto volentieri, sette anni fa. Dopo un breve sorso, l’ingranaggio della memoria di Dario si attiva.

Empoli, 12/02/2006, 25a giornata. Battute finali di un match con poche emozioni. Privi di Corini e Mutarelli e ridotti in 10 per l’espulsione di Codrea (non proprio all’altezza di sua altezza il “Genio”), i rosanero tinti di bianco non si scompongono e fino all’ultimo cercano la vittoria. Ci prova Caracciolo ma l’arbitro Farina annulla per una presunta spinta dell’ ”Airone”.Ci prova Barzagli al 92’ e arriva l’unico acuto del Palermo al “Castellani”: perfetta la girata di testa del difensore futuro campione del mondo a pochi passi dal portiere Cejas. Ad innescarlo, il mattatore di Dortmund Fabio Grosso: tanta roba. Andrea Barzagli, lo stesso che durante l’incontro contro il Cagliari al “Barbera” palesò i limiti tattici del 4-4-2 di Delneri con quel “Mister, così ci rimontano”, captato dai microfoni di Sky con i rosa in vantaggio di due reti. Un disagio non percepito dal tecnico che di quel modulo porta ancora le stigmate: 2-2 finale. 8 gare dopo al soglio rosa sale Papadopulo, il primo di questo nome. Un leader Barzagli: uno dei primi a lasciare l’isola che c’era e che adesso proprio non c’è più. Un sacrificio da immolare al dio-denaro che col tempo assumerà scenari apocalittici. Si comincia con Luca Toni proprio all’inizio di quella stagione: è l’inizio di un esodo che ci porterà via pure l’ultimo dei predicatori. Sì, del deserto. Dopo Franco “el Mudo” calerà il silenzio e ammutoliti ci resteremo tutti.”.

Già, a nulla sembra siano serviti consigli e auspici, nell’intuire che il giocattolo rosanero si stava pian piano smontando. Ora Corini per questa partita c’è. Non in mezzo al campo, ma a fare da timoniere pieno di fosforo. Di fronte a lui una partita tinta, speriamo non in senso palermitano, ma tinta di rosa. Ad maiora e grazie Dario. Continua così, abbiamo bisogno di memoria, per tutto. Anche per ritrovarci dietro ad un pallone.

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