Spesso lo dimentichiamo: noi italiani siamo un popolo di migranti. Dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri decine di milioni di compaesani hanno lasciato il Bel Paese per cercare fortuna nelle Americhe, in Oceania, nel resto d’Europa. Dove gli italiani sono andati, hanno spesso lasciato un segno: il nome di un quartiere, una parola dialettale, un piatto tipico o… una squadra di calcio.

Se è infatti rinomato il senso di comunità che caratterizza gli emigrati dal Bel Paese, altrettanto lo è l’amore per il gioco del calcio: in giro per il mondo ci sono decine di squadre di calcio fondate da emigrati, spesso ancora sostenute dalla comunità italiana locale. La storia ha voluto che la diffusione del football abbia più o meno coinciso temporalmente con l’esodo italiano. Ma non è un caso: cosa meglio di una squadra da tifare può rinsaldare una comunità etnica?

Con questo articolo si inaugura dunque una rassegna alla scoperta delle squadre fondate da italiani in giro per il mondo. Il viaggio attraverso Americhe, Oceania ed Europa comincia da uno dei paesi che più italiani ha accolto nella sua terra: il Brasile.

PALMEIRAS

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Iniziamo con il club straniero più italiano che ci sia. Non solo per il prestigio, non solo perché fondato da italiani, ma anche perché frutto del preciso intento di dotare l’enorme comunità italiana di San Paolo di una squadra di calcio. Il 13 agosto 1914 sulle pagine del Fanfulla, giornale italiano della città, apparve una lettera al direttore firmata da Vincenzo Ragognetti, nella quale si chiedeva di considerare l’idea di fondare un club “composto solamente di «sportmen» italiani”. Nemmeno un mese dopo nasceva il Palestra Itália, polisportiva di soli atleti italiani. Oltre al firmatario della lettera, nel direttivo figuravano Luigi Cervo, Luigi Marzo ed Ezechiele Simone. I 46 firmatari del primo atto erano principalmente abitanti del quartiere Brás e dipendenti delle Indústrias Matarazzo.

Nel 1942 il Palestra fu costretto a cambiare nome in Palmeiras. Il Brasile aveva infatti dichiarato guerra all’Italia schierandosi al fianco degli Alleati. Dallo stemma scomparvero il rosso e la lettera I, ma rimasero la P e il verde, che ancora caratterizzano l’identità visiva della Sociedade Esportiva Palmeiras.

SPORT CLUB SAVOIA

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È la più antica squadra italiana fondata in Brasile. Durante l’ultimo decennio dell’Ottocento gli operai di un’industria tessile di Sorocaba, nello stato di San Paolo, erano soliti cimentarsi in partite di football che opponevano inglesi e italiani.

Alla fine del secolo la rivalità calcistica tra i due gruppi etnici divenne talmente forte che il 1 gennaio 1900 entrambi fondarono una squadra: gli inglesi il Votorantim Athletic Club, dal nome della zona a sud di Sorocaba, mentre gli italiani fondarono lo Sport Club Savoia, in onore della dinastia regnante in Italia. Il Savoia presentava una divisa celeste dai bordi bianchi e l’immancabile scudo crociato sul petto.

A causa del progressivo spostamento della comunità inglese verso San Paolo e verso l’Inghilterra stessa, i pochi rimasti del Votorantim proposero al Savoia la fusione. Il club italiano mantenne il nome e nei decenni successivi accumulò numerosi successi, finché nel 1942 anch’esso fu costretto a cambiare nome in Clube Atlético Votorantim, per gli stessi motivi del Palestra. Nel 1951 sparì per sempre, dopo che l’industria, che nel frattempo era passata dai tessuti all’alluminio, fece mancare il suo appoggio alla squadra.

Nella storia del club risalta senza dubbio una partita: nel 1915 il Savoia fu infatti scelto dal Palestra Itália per la sua prima partita ufficiale, che entrambi disputarono con lo scudo crociato sul petto: il primo derby italiano in Brasile fu vinto per 2 a 0 dalla squadra di San Paolo.

Oggi lo stadio Domenico Metidieri, che il club italo-inglese costruì nel 1924, è utilizzato dal Votoraty Futebol Clube, squadra fondata nel 2005. All’interno di una tribuna troneggia la statua del portiere del Savoia Florêncio Picelli, risalente agli anni ’20, a ricordare ai rossoblù del Votoraty chi più di un secolo fa portò il calcio nella regione.

CRUZEIRO

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Qualche anno dopo la fondazione del Palestra Itália di San Paolo anche la comunità italiana di Belo Horizonte si dotò della sua squadra di calcio. La Societá Sportiva Palestra Itália nacque nel 1921 e fino al 1925 la partecipazione fu permessa a soli atleti italiani. I nomi (o meglio i soprannomi) della prima formazione scesa in campo fanno sorridere: Nullo, Polenta, Ciccio, Checchino, Lino, Spartaco…

La prima divisa era composta dai tre colori della bandiera italiana, come tre furono le volte consecutive che vinse il Campeonato Mineiro tra il 1928 e il 1930. La crescita del club coincise con il progressivo venir meno della sua identità esclusivamente italiana, tanto che nel 1936 una corrente interna chiamata Ala Renovadora iniziò a proporre un cambio di nome. Come le precedenti squadre di italiani, anche quella di Belo Horizonte fu forzata a cambiare nome nel 1942: nell’intento di nazionalizzare al massimo l’identità del club si scelse Cruzeiro, cioè Croce del Sud, costellazione visibile solo dall’emisfero australe e presente nella bandiera del Brasile.

RUGGERONE FOOT-BALL CLUB

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Durante la vigilia di Natale del 1910 si svolse a San Paolo una gara di aviazione tra due piloti italiani. Il vincitore fu Germano “Eros” Ruggerone, ex ciclista del novarese che, divenuto aviatore, emigrò in Brasile. In seguito alla vittoria Ruggerone divenne in breve tempo l’idolo dei quartieri italiani della città. Il suo prestigio arrivò a tal punto che nel 1915 gli dedicarono una squadra di calcio: il Ruggerone Foot-Ball Club. Il club aveva l’obiettivo di unire la comunità italiana in ambito sportivo, così come aveva fatto l’aviatore. Tuttavia il progetto non ebbe fortuna: la sua breve storia durò fino al 1920 senza che riuscisse mai a raccogliere grande seguito.

CLUBE ATLETICO JUVENTUS

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Questa squadra brasiliana farà storcere il naso a numerosi tifosi torinesi, perché unisce il nome della Juventus al colore granata del Torino. Conosciuta anche come Juventus da Mooca, fu fondata nel 1924 dai dipendenti del Cotonificio Crespi di San Paolo in onore del loro capo, il cavaliere del lavoro Rodolfo Crespi, grande tifoso della Juventus. Tuttavia, a causa della presenza di numerose squadre a strisce bianconere, si convenne di utilizzare il colore dell’altra squadra di Torino. La strana accoppiata nome-colori ha portato a conseguenze particolari, come il cartello con cui la “famiglia juventina” avverte che allo stadio sono proibite le maglie bianconere.

Il club fonda ancor oggi le sue radici in uno dei quartieri più italiani di San Paolo, la Mooca, dove ogni anno con la partecipazione della squadra granata si celebra la festa di San Gennaro. Nel 1953 la Juventus brasiliana attraversò l’Europa giocando 16 partite e vincendone 10, sconfiggendo anche Roma e Sampdoria. Dal suo vivaio sono usciti Luisão, Lucas e Thiago Motta.

NAPOLI ESPORTE CLUBE

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Che i napoletani sono sparsi in tutto il mondo sarà pure un luogo comune, ma vai a dimostrare il contrario. In quartiere della zona est di San Paolo chiama Vila Industrial è stato fondato nel 1979 il Napoli Esporte Clube, a immagine e somiglianza della squadra partenopea. Sia lo stemma che i colori sociali ricalcano quelli del Napoli, ma ‘o ciuccio è stato soppiantato da una volpe, alla quale ultimamente si è affiancato il personaggio Blanka di Street Fighter. “O Azulão” gioca in palcoscenici ben differenti rispetto a quelli della squadra a cui si ispira: è infatti una delle compagini più seguite del calcio amatoriale paulista e disputa le sue partite su campi in cui la terra prevale sempre sull’erba. La sua tifoseria è tra le più numerose del futebol de vàrzea, espressione usata per indicare il calcio amatoriale organizzato in campionati nella zona periferica di San Paolo.

 GALO MARINGÀ

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Più che di fondazione italiana, qui è il caso di parlare di plagio. I club a strisce bianconere in Brasile sono moltissimi e devono i loro colori principalmente al prestigio della Juventus presso gli emigrati di tutte le epoche. Il Galo Maringà, però, è stato fondato nel 2005 ed è bianconero come il tradizionale club paranaense Gremio Maringà (questo sì, forse ispirato ai colori della Juventus). La disputa si sarebbe limitata allo stato del Paranà, non fosse che il Galo Maringà pensò bene di copiare una vecchia versione dello stemma della Juventus e di piazzarci in mezzo il simbolo del Gremio Maringà, il gallo. Nel 2007 la Juventus dichiarò addirittura di voler fare causa al piccolo club brasiliano che, ponendo fine a ogni equivoco, è scomparso nel 2010.

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