A meno di una settimana dall’assemblea elettiva della FIGC, il calcio italiano si interroga su chi votare. Damiano Tommasi, presidente dell’associazione calciatori ha un programma tanto snello quanto rivoluzionario. 27 pagine e 13 aree di intervento per una inversione a U del calcio italiano, uscito a pezzi e ancora alla ricerca d’identità.

#Cambiamoilcalcio

Una riforma che viaggia anche sui canali della condivisione di contenuti: l’hashtag #cambiamoilcalcio ha dato subito grande visibilità a un programma che ha un titolo significativo. “Palla al centro”. Un trattato su come ripartire per restituire dignità e credibilità al calcio italiano.  Fra i punti base del programma spiccano due grandi novità: un modello rinnovato e sostenibile per le serie minori, il “sì” alle seconde squadre e una profonda rivisitazione della Coppa Italia.

Seconde squadre e Coppa Italia alla FA CUP

Una competizione snobbata da anni da tifosi e addetti ai lavori e considerata, dai club di A, quasi un campionato riserve almeno sino alle semifinali. Attualmente a una big della massima serie, sono sufficienti appena quattro gare per arrivare in Finale. E nel caso di Roma e Lazio, ci potrebbe anche essere la possibilità di giocarle tutte in casa. Tommasi vuole rinnovare la struttura del trofeo e trasformarla nella Coppa degli Italiani, aprendo a qualsiasi società, dalla terza categoria sino alla Serie A. La fase preliminare prevede la partecipazione di tutto il calcio dilettantistico che poi entrerebbe nel tabellone principale dal primo turno insieme alle squadre di A. Partita secca ad eliminazione diretta sul campo delle piccole. Il tutto per ridare slancio e interesse a una Coppa che ha regalato storie come quella del Pordenone. Con la nuova riforma, si giocherebbe in casa delle piccole realtà, in modo che ogni partita possa diventare una festa.


Via alle “seconde squadre”

Tommasi guarda all’estero anche per la riforma delle cosiddette seconde squadre: in questo caso l’esempio proviene dalla Spagna. Secondo lo studio condotto da Tommasi il 55% dei calciatori della Liga hanno giocato nella “Segunda B” in serie C o B. In Italia invece solo il 23% dei Primavera gioca in A. Ogni squadra spagnola ha una “primavera” che gioca nei campionati inferiori per permettere ai giocatori di maturare minuti ed esperienza in un campionato professionistico. Tommasi vuole inserire le squadre B nel campionato di serie C, e anche loro possono essere promosse o retrocesse, purché non “raggiungano” la “prima squadra”. Queste squadre sarebbero formate da under 21 o 23. Sarebbe un vantaggio a livello tecnico ed economico. Le squadre “B” permetterebbero ai giovani di maturare e valorizzerebbero il campionato in termini di marketing. Immaginare una Serie C con Inter, Juventus e Milan B, garantirebbe maggiore visibilità e appetibilità al campionato anche in termini di diritti tv.

Nazionale, VAR e….maggioranza

Tommasi ha anche in mente come rinnovare e rendere più competitivo il calcio italiano inteso come materia prima utile per il rilancio della Nazionale. Banale, ma reale, si deve lavorare sui giovani. In modo possibilmente diverso. Sulla qualità. Previsti corsi di formazione per giovani allenatori. Insomma, eliminare la figura del dopolavorista che uscito dal proprio ufficio si dedica per passione alla squadra del quartiere. Ogni società dovrà dotarsi di tecnici qualificati, certificati dalla FIGC che ogni due anni, oltre a una presenza quasi capillare sul territorio, dovrà garantire test di valutazione mirati a monitorare competenze di ogni responsabile dei settori giovanili. Infine, il capitolo Var. Tommasi è un convinto sostenitore della tecnologia in campo e ha in mente investimenti affinché il sistema sia introdotto anche in Serie B e in Lega Pro. Sulla carta è il candidato ideale: proprio per questo il rischio è che non sia eletto…piuttosto cooptato da uno fra Gravina e Sibilia per ottenere la maggioranza. Per adesso la candidatura è ancora in piedi. Almeno sino alla prima elezione. Poi il risiko potrebbe ridisegnare scenari e prospettive.

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