Hotel Hilton di Fiumicino, ore 11,30: il calcio sceglie il suo nuovo padrone. Sfida all’ultimo voto fra Andrea Abodi e Carlo Tavecchio. Leggermente favorito il presidente uscente ma occhio alle alleanze delle ultime ore. Alle urne, 279 delegati rappresentanti di 7 categorie: Lega Serie A (12%), Lega Serie B (5%), Lega Pro (17%), Lega Nazionale Dilettanti (34%), Sindacato Calciatori (20%), Assoallenatori (10%) e arbitri (2%).

SCHIERAMENTI – Si parte dalle certezze. Tavecchio conta su LND e Assollenatori: 44%. Abodi, che ha dalla sua gran parte della Lega Pro, Sindacato Calciatori e Serie B si assesta sul 42%. Come sempre, l’ago della bilancia sarà spostato dalle scelte degli “indecisi”. Marcello Nicchi (arbitri) potrebbe appoggiare Abodi. Se lo farà, lo sfidante impatta. In caso di probabile arrivo al fotofinish, occhio alla Serie A.

“A” COME AGO – La massima serie si presenta spaccata e senza un presidente di Lega. L’ultima fumata nera risale al 2 marzo. Un “non voto” che dice molto. Gli spifferi provenienti da Via Allegri hanno generato correnti di pensiero opposte. La prima: Beretta non sarebbe più “ostaggio” di Lotito. La seconda: è possibile che il “gelo” fra i due possa sciogliersi dopo le elezioni FIGC. Voci. Così come si vocifera che la Juventus si schieri pro Tavecchio. Ammesso e non concesso sia vero, quanto è “trainante” il “sì” di Andrea Agnelli? E che senso avrebbe? Domande legittimate da Abodi, dichiaratosi certo del voto di 8 società di Serie A. Fra queste Roma, Napoli e Fiorentina. E le milanesi? Alla finestra. Ecco, appunto. Proprio ciò che serviva per alimentare nuove incertezze: perchè le “grandi” (Juventus, Roma, Napoli, Milan, Inter, Fiorentina) alleatesi per riscrivere lo statuto in Lega dovrebbero dividersi alle urne in FIGC? Dubbi che si traducono in un’unica certezza. Sarà battaglia sino all’ultimo voto.

Close