“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio”. Così Winston Churchill descriveva, molto superficialmente ma in maniera non del tutto errata, il nostro popolo. È innegabile che il pallone sia un qualcosa di profondamente scolpito nel nostro tessuto sociale. Un importante fattore antropologico che ormai da più di un secolo avvolge personaggi di qualsiasi provenienza ed estrazione sociale. Dal lavoratore più umile al Presidente del Consiglio.

Roma non è certo immune da ciò. Anzi. La Capitale è da sempre foriera di personaggi pubblici calcisticamente schierati. Prevalentemente per giallorossi e biancazzurri. Una città che vive con profonda passione l’evento sportivo, con storie e aneddoti che spesso si incrociano su tutto l’arco costituzionale, non badando a colori politici o ideologie, e che si appresta ad eleggere il nuovo sindaco.

Ma chi sono i candidati? Seguono il calcio e, in caso, hanno una squadra del cuore? Può sembrare assurdo, ma in una città come Roma la fede calcistica è in grado di spostare voti, basti pensare ai bizzarri comportamenti di Ignazio Marino nel recente passato. L’ex sindaco arrivò addirittura a presentarsi di fronte ai media con una sciarpa bicolore, metà romanista e metà laziale. Ma la sua vicinanza a Pallotta nella faccenda stadio non andò mai davvero giù a tanti sostenitori biancocelesti.

Prosecuzione naturale di Marino, almeno per quanto riguarda l’area politica, è Roberto Giachetti, candidato al Campidoglio nelle fila del PD e da sempre tifoso giallorosso, come si evince anche da una recente intervista a Radio Cusano in cui dichiara: “Spero che i laziali apprezzino in me altre qualità. Spero mi votino, anche perché la politica non può essere divisiva come il calcio. Magari mi voteranno perché gli risolvo il problema delle buche. Io non andrò mai allo stadio con la sciarpa bicolore, sarò sempre in tribuna Tevere e senza la fascia da sindaco. Nel ‘99 ero capo di gabinetto del sindaco Rutelli e ho dovuto organizzare la festa dello scudetto della Lazio con un po’ di bava alla bocca, però l’ho fatto”.

Di opposta appartenenza calcistica invece è la prima rivale politica di Giachetti, quella Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle che attualmente, stando ai sondaggi, sembra essere nettamente in vantaggio sui restanti esponenti. In un’intervista a Otto e mezzo la Raggi ha dichiarato: “Non ho tifato al derby. Non sono tifosa ma solo simpatizzante. Il calcio mi piace ma non lo capisco, sono ferma alla regola del fuorigioco. Mio marito mi ha lavorato ai fianchi per venti anni e ora sono simpatizzante laziale. Ma da qui a dire che sono una tifosa ce ne vuole”. Giocando su questo fatto, in tanti hanno accostato la sua simpatia laziale alla netta chiusura per la costruzione dello stadio nella zona di Tor di Valle, spiegando al quotidiano Il Tempo che: “Noi siamo a favore della costruzione di uno stadio per la Roma, e se volesse anche per la Lazio . Ci opponiamo a qualunque operazione edilizia che sia solo speculativa“.

 Nata e cresciuta alla Garbatella, storico feudo romanista, Giorgia Meloni, candidata per Fratelli d’Italia e Lega Nord, non tradisce le origini, come si evince da una sua vecchia intervista al Secolo d’Italia in cui parlando della sua fede calcistica svela che è nata “per assimilazione di quartiere. Sia il rapporto con il calcio che la simpatia per la Roma. Provate a girare per la Garbatella durante una partita dei giallorossi. C’è da stupirsi per quel silenzio irreale che poi si frantuma quando segna la Roma. Ogni volta sembra Capodanno“.

Giallorosso è anche l’ex capo della Protezione Civile, oggi rappresentante di Forza Italia, Guido Bertolaso. In un’intervista rilasciata a Radio Capital ha affermato “Sono romanista ma il marito di mia figlia è un accanito laziale”, aggiungendo di avere anche “un’idea geniale”per la costruzione del nuovo stadio della Roma, che però non potrà svelare “prima di averne parlato con le persone che mi hanno candidato”. Curiosa anche la sua proposta implicita al capitano della Roma Francesco Totti, pervenuta attraverso i microfoni di Radio Cusano. “Lo vorrei assessore allo sport. Credo però non abbia intenzione di smettere di giocare e comunque credo che voglia dedicarsi alla Roma anche con un ruolo da dirigente“.
Altro storico tifoso della Roma è l’ex Ministro della Salute e Presidente della Regione Lazio Francesco Strorace, candidato di La Destra, che tempo fa, intervenendo su Radio Due dichiarò: Quando ero presidente della Regione, la Roma vinse lo scudetto, a conferma che la Roma è una squadra di destra.

Non poteva che essere supporter giallorosso Alfio Marchini, pronipote di Alvaro Marchini, storico presidente della Roma negli anni settanta, che parlando dello stadio Olimpico, ai microfoni di Radio Cusano, ha dichiarato: “Sentire e vedere una partita senza il tifo è una cosa brutta ha affermato Marchini-. E’ ovvio che mi batto affinchè si tolgano le barriere anche per i tifosi della Lazio. Io sono romanista, ma per me il cittadino romano è sacro, io tutelo il cittadino romano e voglio che torni l’orgoglio dell’appartenenza alla capitale”.

 Nel computo generale la fede per la Roma sembra così essere in vantaggio. Bisognerà vedere se, oltre al fattore folkloristico, i candidati sapranno tener fede alle proprie parole e interagire veramente con i cittadini. Cosa che all’ombra del Colosseo ormai non avviene da diversi anni. Un primo passo potrebbe essere proprio quello di una riconciliazione tra tifosi, politica e istituzioni, con un intervento mirato sull’affaire Olimpico, affinchè tutti possano avere l’opportunità di ritornare allo stadio per tifare liberamente e senza barriere.

Chi vivrà vedrà.

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