Classe 1991, deve il suo soprannome alla città natale, San Miguel de Tucumán. Abilissimo palla al piede e dotato di ottima gamba, Pereyra a soli 19 anni è stato uno dei grandi protagonisti del SuperClàsico, facendo ammattire la retroguardia del Boca Juniors. Cresciuto nel Club Cadetes De San Martin, squadra di Mar de Plata, Roberto fu portato proprio dai dirigenti del suo club, presieduto dall’ex juventino Juan Eduardo Ensaider, a sostenere un provino con il River nel 2008. Era un ‘volante’, un regista, ma ha trovato la sua posizione ideale a Buenos Aires come esterno sinistro. Nel 2009 il debutto in prima squadra e da quel momento la sua carriera è stata in costante ascesa.
L’Udinese lo strappa al Milan con Braida che si trovava a Buenos Aires per Pereyra e Lamela e che torna a casa a mani vuote perché la squadra di Carnevale è rapidissima e si assicura l’esterno per 2 milioni di euro. Un River Plate disastrato che retrocede dalla Serie A Argentina per la prima volta in 110 anni di storia.
L’esterno appunto, perché Pereyra arriva in Italia come esterno puro, lui che appena varcata la soglia di Malpensa dice a tutti di amare alla follia Mauro German Camoranesi e che a lui si ispira. Un esterno con tanta garra e corsa, con una grinta mostruosa in grado di giocare sia a destra che a sinistra. Esordisce sostituendo Isla, cresce sostituendo Basta ed avanzando sempre di più la sua posizione diventando una vera ala destra a piede giusto o sinistra a piede invertito, perché nel frattempo Isla e Asamoah sono andati alla Juventus.
El Tucu da ala gioca benissimo e la Juventus se ne innamora, Allegri se ne innamora. Pereyra non può non piacere agli allenatori perché è in grado di giocare su tutta la fascia, su entrambe le fasce anche se l’ex tecnico di Milan e Cagliari gli ha ritagliato quello che sembra essere il suo ruolo definitivo: il trequartista puro.
Non un trequartista alla Hazard, in grado di rivoluzionare una partita con un solo tocco di genio, né alla Ozil, uno di quelli che con un passaggio millimetrico sono in grado di mandare in gol gente che farebbe fatica ad avvicinarsi all’area avversaria. Roberto Pereyra è un trequartista più moderno, in grado di coprire perfettamente tutti e 100 metri di campo grazie ad un invidiabile fisico.
Il rendimento nelle sue 132 partite in Serie A è stato costante ed è incredibilmente corretto anche. Un giallo ogni 10 partite, mai espulso, nonostante la grinta che ogni partita mette in campo. Dopo le prime stagioni ad Udine come esterno, il rendimento si è sempre più accentrato: in Friuli 12 partite sulla fascia destra, 5 sulla fascia sinistra. Poi l’esplosione tattica: ha giocato da seconda punta alla Juve, da prima punta all’Udinese, infine, 44 partite come centrocampista centrale, 45 partite come trequartista. In Argentina addirittura giocava all’occorrenza da terzino destro e sinistro. Da trequartista il rendimento migliore con 7 gol e 5 assist, 2 gol da centrocampista centrale ed infine, uno solo, da ala sinistra. Contro il Napoli.
L’unico difetto infatti che si trova evidente in Roberto Pereyra è la finalizzazione. I suoi inserimenti sono attuati per liberare gli spazi, dove spesso si è inserito Tevez lo scorso anno, più che per ricevere il pallone ed intercettare lo stesso, come fanno Hamsik e Marchisio.
Un giocatore universale, per una meravigliosa nazione universale qual è l’Argentina.
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