È passato un giorno ma non si placa la polemica. Quella di ieri è stata una giornata rovente per la nuotatrice Julija Efimova, vincitrice dei 100 m rana ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Questa medaglia ha fatto discutere, in quanto la nuotatrice russa è stata riammessa ai Giochi in seguito al ricorso presentato al TAS di Losanna, ovvero il Tribunale Arbitrale dello Sport. Per cosa era stata sospesa? La nuotatrice cecena è stata sospesa dal CIO, ovvero il Comitato Olimpico Internazionale, perché trovata positiva ad un test antidoping di febbraio a Los Angeles. La sostanza è il meldonium, ovvero lo stesso farmaco usato nel trattamento delle Coronaropatie che ha portato alla squalifica anche della tennista Marija Šarapova. La russa si è difesa affermando che aveva assunto tale farmaco nel 2015, ultimo anno nel quale non era considerato doping dalla WADA, ovvero l’Agenzia Mondiale Antidoping.

Per lei sarebbe la seconda volta, in quanto già nell’ottobre 2013 fu squalificata per 16 mesi a causa della positività allo steroide DHEA in occasione di un test antidoping. Una squalifica in parte ridotta che le permise di prendere parte ai Mondiali di nuoto a Kazan nella sua Russia. Addirittura si parlò all’epoca di eventuali pressioni da parte di Vladimir Putin in persona per permetterle di trionfare in casa. Voci, ovviamente, mai confermate. La sospensione del CIO riguardava atleti russi che avessero avuto precedenti con il doping indipendentemente dal fatto che avessero scontato la loro pena. Sospensione annullata dall’esito positivo del ricorso al TAS di Losanna.

Dure le reazioni dei colleghi di vasca. «La presenza della Efimova a Giochi mi spezza il cuore e mi fa letteralmente incazzare», ha dichiarato un mostro sacro come Michael Phelps. «È un giorno triste non solo per il nuoto, ma per tutto il movimento sportivo», ha concluso l’americano. Lily King, americana vincitrice dell’Oro nei 100 m rana, si è resa protagonista di più gesti di disapprovazione nei confronti della russa. Prima ha fatto il segno del “no” davanti di fronte ad un display che trasmetteva l’esultanza dell’Efimova nelle semifinali, poi ha schivato il suo abbraccio dopo la finale. Infine, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: «Io non sono il tipo della brava ragazza: se devo dire qualcosa lo dico. I fischi sono la logica conseguenza della situazione. Il TAS l’ha riammessa, ok, ma io non sono d’accordo. Io gareggio pulita». L’americana non si è limitata, rincarando perfino la dose: «Se fossi stata in lei non avrei mai cercato le congratulazioni da chi non parla bene di me. Purtroppo devo rispettare la decisione del CIO di riammetterla, ma lei non avrebbe dovuto essere a Rio. Sono fiera di competere in modo onesto». Infine, la lituana Rūta Meilutytė ha dichiarato che «questi non sono i valori dello sport» in quanto «noi ci alleniamo onestamente». «La presenza di certe persone ai Giochi», ha concluso, «è una mancanza di rispetto nei nostri confronti».

Non sono arrivati gesti di disapprovazione solamente dai suoi colleghi. Anche il pubblico l’ha fischiata in semifinale ed in finale. «Non c’è medaglia che possa cancellare l’amarezza del vedere che tutto il pubblico è contro di te» ha dichiarato in lacrime la russa. «Ho commesso degli errori nella mia vita» ha concluso, dichiarandosi «pulita» ed aggiungendo che «la prima volta ho pagato con la squalifica di sedici mesi ma la seconda non è stata colpa mia». Una situazione in cui è intervenuto anche Mark Adams, portavoce del CIO. «È chiaro che i fischi alla Efimova non sono una bella cosa e non fanno parte del nostro modo di intendere lo sport», ha dichiarato, aggiungendo però che «è altrettanto chiaro che gli spettatori sono liberi di esprimere il loro pensiero». Conclusione? «Chi ha provato la propria innocenza è giusto che sia qui, punto».

Parliamo adesso del caso dell’altoatesino Alex Schwazer, già squalificato per tre anni e nove mesi poco prima di Londra 2012 e rientrato da poco nel mondo dell’atletica, tra la perplessità di alcuni e la rabbia di altri. Il suo caso, conosciuto ormai da tutti, è balzato agli onori della cronaca a poche settimane dai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. L’atleta nativo di Vipiteno è stato sospeso dalla IAAF, ovvero l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera, dopo la positività ad un test antidoping a sorpresa effettuato in data 01/01/2015. Unico test antidoping in cui è risultato positivo a cavallo di decine di controlli in cui è risultato invece negativo. Una vicenda dai contorni ancora oscuri, a cavallo tra il giustizialismo dei più ortodossi ed il complottismo dei dubbiosi. Nella giornata di ieri il TAS ha annunciato che verrà presa una decisione ufficiale entro venerdì, giorno in cui il marciatore sarebbe impegnato nella 20 km di marcia, ad una settimana di distanza dalla sua gara prediletta: la 50 km di marcia, quella in cui conquistò l’Oro a Pechino 2008. Nel frattempo l’atleta sta continuando ad allenarsi a Rio.

Il ricorso al TAS di Losanna da parte dell’entourage di Schwazer è stato ufficializzato a metà luglio, come riportato dai principali media sportivi italiani come per esempio La Gazzetta dello Sport. È di fine luglio, invece, la notizia del ricorso allo stesso tribunale sportivo da parte della Efimova contro la sospensione da parte del CIO, come riportato dall’agenzia ANSA. Risultato? In data 05/08/2016 la ranista di Groznyj ha ricevuto la riammissione, giusto in tempo per prepararsi per la gara dei 100 m rana, in cui ha conquistato il già citato Argento. Quindi, conti alla mano, la russa ha ricevuto il verdetto del TAS a praticamente una settimana di distanza dalla presentazione del ricorso, con una tempistica quindi differente rispetto all’altoatesino.

Quindi, riassumiamo. Lasciamo ai lettori la libertà di formulare un’opinione circa la riammissione di atleti dopo precedenti di doping, pur dopo aver scontato la propria pena. L’interrogativo è un altro: anche se fosse giustificata da motivi prettamente burocratici, come è possibile che ci sia una tempistica così diversa in due situazioni analoghe come quella di Schwazer e della Efimova?

Grafica: Matteo Calautti

 

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