Lo chiamavano Cittadella dei Miracoli, nello stesso anno che un altro miracolo veneto di ben più grande portata, ovvero il Chievo di Gigi Delneri, saliva tra gli onori delle cronache. Nella stagione 2000-2001 Ezio Glerean conquistò la prima storica salvezza del Cittadella Padova in Serie B, nell’anno della prima partecipazione. Il 3-3-1-3 alla Glerean, che ispirò le teorie tattiche dell’ex calciatore e mancato allenatore Antonio Pisapia, personaggio del film d’esordio alla regia di Paolo Sorrentino, L’uomo in più, come il nome di quello schema, con tre attaccanti, con un uomo in più in fase offensiva, per vincere le partite a fraseggi stretti. Il modulo fu invenzione di Ezio Glerean che è sempre stato (ora è fermo da anni) più che un allenatore, più che un ispiratore, poiché nel 2014 scrisse il libro Il calcio e l’isola che non c’è, un semi-manuale per allenatori, genitori, dirigenti, tifosi e tutte le persone che amano questo gioco. Un libro dal Calcio per il Calcio e non solo…proprio come il suo autore, che oggi lo si ricorda soprattutto per quel Cittadella Padova , che con un 4-2-4 modellato riuscì a vivere due anni di B, seppure il secondo terminò con la retrocessione.

RECORD – Da quei primi anni Duemila, di serie cadetta il Cittadella ne ha fatta tanta. Tornataci nel 2008 dopo sei anni, vi si è stabilita per altri sette, aumentando la sua longevità prima della seconda retrocessione nel 2015. Ma il suo purgatorio è durato poco. Dominato un Girone A di Lega Pro indubbiamente insolito, dove tutti i fari erano puntati sull’Alessandria semifinalista di Coppa Italia, il Pavia diventava preda delle anomalie cinesi, e altre pretendenti facevano flop. Oggi, al secondo ritorno in B, c’è già un nuovo miracolo Cittadella, un record frantumato forse in sordina, ma entrando nella scia di un percorso che da qualche anni si ripete in B: la neopromossa tra le prime della classe, che spesso sfocia in una seconda promozione. Senza correre troppo, il Cittadella è però primo in classifica, solitario, dopo quattro giornate, con 4/4, punteggio pieno. Il dato-record? Lo stacco sulle inseguitrici: cinque punti. Superato il Lecce di Giampiero Ventura della stagione 1996/1997, che si trovava a +4. Ventura oggi è in Azzurro, e così tocca a Roberto Venturato.

ESORDIENTE – Venturato è nato in Australia da genitori – non a caso –  veneti, nella cittadina di Atherton (Queensland), non troppo distante da Cairns, nord-est dell’isola, prima di trasferirsi in Italia, a Cremona, dove è cresciuto calcisticamente e dove ha poi allenato, prima a Pizzighettone, dove ha concluso col calcio giocato, poi ai grigiorossi della Cremo a fine anni zero, due stagioni da vice e una da primo allenatore. Dopo due annisenza panchina, l’emigrazione nei paesi limitrofi: Pergolettese (Crema) – Pro Piacenza – Pergolettese tra il 2012 e il 2015, sempre in serie D. La chiamata del Cittadella arriva per sostituire un altro senatore della storia granata: Roberto Foscarini, il coach più longevo nella storia dei veneti, dieci anni sulla stessa panchina, dal 2005 al 2015, con onorevole servizio e tanti anni in B, rendendola la dimensione ottima del Cittadella. Prima di lui e dopo la leggenda Glerean, si insediò per tre anni di C un altro allenatore che di strada ne ha fatta: Rolando Maran, oggi ancora in Veneto, in quel Chievo che ormai vede solo la Serie A come casa sua. Proprio la A, è quello che dopo queste prime quattro giornate si sogna nel borgo medievale di Cittadella, dopo un primo posto solitario insperato alla griglia di partenza. Un grande inizio per l’esordiente Roberto Venturato, che nel suo stadio Tombolato ha sinora maturato il più alto numero di palle gol in tutta la categoria, un indice di pericolosità che le sfidanti faticano a rincorrere, anche lo strafavorito Verona. Sarà sorpresa? Resterà così in alto? O è nient’altro che una partenza-razzo? Strizzolo, Litteri e compagni volano basso, perché il campionato è lungo e il record appena ottenuto non è fra i numeri fondamentali, sebbene faccia piacere a tutta la squadra e certifichi la qualità del gioco dei veneti, concreto pur senza grandi nomi in rosa, nonostante molti esperti per la categoria (il portiere Enrico Alfonso, capitan Manuel Iori, l’attaccante Gianluca Litteri). Venturato ama giocare col classico 4-4-2, ma è aperto a modifiche e innovazioni, è anche disposto a farsi influenzare dalla difesa a tre e due esterni che corrono, formula vincente degli ultimi anni. Magari, se provasse la tattica dell’uomo in più, potrebbe completare il miracolo. A volte, recuperare le tradizioni può portare più sorprese di quante ne si aspetti. L’Antonio Pisapia di Sorrentino non riuscì a diventare un allenatore, ma non per colpa del suo modulo di fabbrica-Glerean. Roberto Venturato ha conosciuto la Serie B con il primo posto. E se con l’uomo in più si stabilisse un altro record?

 

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