Si sa, spesso affrontare la malattia non è cosa semplice. La malattia debilita il corpo e anche l’animo. Proprio per questo, chi si trova a dover affrontare percorsi terapeutici complessi ha bisogno di una speranza. Una qualsiasi, a cui aggrapparsi per continuare a lottare o – come accade in certi casi – per imparare ad accettare la situazione. Quando si tratta poi di patologie gravi e croniche che colpiscono i bambini, i numeri parlano da sé: ogni anno in Italia sono più di 10.000 i minori che soffrono di gravi malattie; spesso i piccoli sono sottoposti a percorsi terapeutici pesanti e lunghi, che li portano a passare tantissimo tempo in ospedale. Ed è così che, pian piano, si rischia di far perdere loro gli anni più leggeri e spensierati della vita. A questo punto interviene l’Associazione Dynamo Camp Onlus: ormai al suo decimo anno d’età,  rivolge ai più piccoli (ragazzi dai 6 ai 17 anni) una vasta serie di programmi di Terapia Ricreativa che comprendono attività come il tiro con l’arco, l’equitazione, l’arrampicata su superficie di montagna e anche laboratori radiofonici e teatrali, tutti interamente realizzati all’interno del grande Dynamo Camp con sede in Toscana ma anche presso alcune strutture ospedaliere associate. Un modo per far socializzare i piccoli pazienti fra loro, farli ritornare alla vita ma anche per aiutare i parenti sani dei ragazzi a comprendere meglio come gestire malattie gravi. Tutte le attività sono offerte gratuitamente e strutturate in modo tale da poter stimolare le capacità dei bambini.

È Serena Porcari, vice-presidente dell’Associazione, a raccontare i dettagli di Dynamo Camp, soffermandosi sul fine ultimo delle attività svolte al campo: far ritrovare speranza e sorriso ai ragazzi malati.

 Come nasce Dynamo Camp ?

Nel 2005 con Fondazione Dynamo – che è una fondazione d’impresa – abbiamo iniziato a studiare un modo che potesse far arrivare anche in Italia un’idea “partorita” dalla mente di Paul Newman, l’attore americano: quella di regalare ai bambini con patologie gravi croniche, un periodo di svago e divertimento, contribuendo a sviluppare in loro la fiducia nelle proprie capacità e nel proprio potenziale. Venuti a conoscenza di questo progetto statunitense, abbiamo deciso di importarlo nel nostro paese ed è iniziato così lo studio del business plain che poi ha portato alla nascita di Dynamo Camp, nel luglio del 2007.

In cosa consiste la Terapia ricreativa?

Noi ci troviamo all’interno di un’oasi del WWF di 300 ettari, il camp ne occupa circa quaranta. In quest’area ospitiamo gratuitamente bambini dai sei ai diciassette anni che sono in terapia o in fase di post ospedalizzazione. I ragazzi rimangono al Dynamo Camp dai quattro ai nove giorni, da soli o in compagnia di parenti: papà, mamma, fratello sano e fratello malato. La Terapia ricreativa è la nostra base scientifica: di fatto, è un concetto che si basa sul processo che ciascun bambino fa di fronte a ogni attività che andrà a praticare. Attività che gli permettono di sfidare sé stesso, i suoi limiti, di raggiungere un risultato e poi di fare una riflessione sul traguardo raggiunto. Questo lo porta a credere maggiormente nelle sue doti, a essere più consapevole della malattia ma gli permette anche di interagire e relazionarsi con i suoi coetanei. La valenza della terapia è quindi anche di tipo sociale. È importante guarire, ma anche come lo si fa.

 Che tipo di attività vengono offerte ai ragazzi del Camp?

Abbiamo due macro categorie: le attività outdoor – quindi all’aperto – come l’arrampicata, la piscina, il tiro con l’arco, l’equitazione, attività di agility con i nostri cani e poi tutte le attività di laboratorio come la radio, l’arte, il musical. Ogni attività è gestita da eccellenze esterne che entrano in contatto con il Camp e con i ragazzi, affiancandoli in ogni momento. Per esempio, nel caso dell’arrampicata, abbiamo questa parete attrezzata che arriva fino a otto metri e completamente accessibile a qualsiasi tipo di disabilità. Quando i ragazzi arrivano di fronte alla parete non sono soli, il personale che li affianca spiega loro con semplicità come affrontarla, fornendo tutti gli strumenti necessari: sia tecnici che psicologici. Ogni bambino quindi viene messo nelle condizioni di affrontare la sfida e superarla. L’arrampicata sulla parete è una delle attività che i ragazzi apprezzano di più, anche perché non è fattibile dentro casa.

Che peso ha, proprio lo sport, per questi ragazzi?

Non si gareggia per vincere. Da noi l’attività sportiva assume una dimensione socio educativa, non competitiva. Si tratta di divertimento e movimento. Tutto ciò serve ai ragazzi per prendere una boccata d’aria, conoscere altri bambini. Lo sport è anche scoperta di quelle che sono le possibilità di ognuno: fin dove ci si può spingere, quali sono i propri limiti in relazione alla malattia. Il nostro compito è quello di far capire ai ragazzi quali sono le loro possibilità proprio attraverso l’attività sportiva. Questo significa aiutarli ad affrontare lo sport sia dal punto di vista fisico ma anche psicologico. Se uno di loro è in sedia a rotelle, lo si deve mettere in condizioni di fare l’arrampicata anche con la sedia stessa. Così come offrire supporto anche nell’affrontare paure e dubbi relativi allo sport o alla pratica specifica, non è meno importante. In questo modo l’attività diventa facile, chiara, sicura sotto ogni punto di vista, anche quello medico.

 Le iniziative dell’Associazione in questi anni sono state moltissime e tutte volte a far conoscere alla gente le vostre attività. L’ultima si chiama #unabbraccioperdynamocamp. Di cosa si tratta?

Chiediamo a chi vorrà farlo, di donare una somma di denaro tramite sms o telefonata da rete fissa al 45514, fino al 27 febbraio 2017. Poi, partecipare alla nostra campagna social: fare un video o fotografarsi mentre si abbraccia qualcuno o qualcosa che ci rende davvero felici. Condividere questo “momento” sui social usando l’hashtag #unabbraccioperdynamocamp e invitando almeno due amici a donare. Così facendo, si sosterrà Dynamo Camp e le attività a esso collegate. Soprattutto l’obiettivo di quest’anno è quello di regalare a 420 bambini gravemente malati la straordinaria avventura di una settimana di vacanza al Camp in Toscana, permettendogli di tornare ad essere “semplicemente bambini”. Sono già arrivate tantissime foto, anche di qualche personaggio famoso che si è volentieri fatto coinvolgere nell’iniziativa!

 

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