Il Liverpool fatica, nel momento del bisogno sono arrivate tante sconfitte e la vetta si è inevitabilmente allontanata, complice forse anche un Chelsea irraggiungibile.

Jurgen Klopp, l’allenatore più passionale della Premier League insieme a Conte stesso, magari non esperto come il ‘never relegated man’ Tony Pulis ma apprezzato e amato da tutti come un luminare del calcio, sta vivendo uno dei momenti più complicati della sua carriera in panchina.

Il tecnico tedesco non è come tutti gli altri, basta vederlo una volta dal vivo per capire che si tratti di un unicum nella storia, non tanto per le idee rivoluzionarie (il gegenpressing esportato in tutta Europa come marchio di fabbrica e risposta al Tiqui-Taca di Guardiola) quanto più per il suo modo di atteggiarsi completamente differente da tutti gli altri. Lo sguardo perso negli occhi di chiunque lo interpelli e persino accusato di strabismo da qualche detrattore, il suo gioco resta limpido e ben delineato, simbolo di una filosofia chiarissima nel chaos del calcio moderno.

Saper parlare chiaro non è facile, Jurgen Klopp tuttavia sa farlo meglio di chiunque altro; ne sono una prova le conferenze stampa del Liverpool, che ormai si è rassegnato riportandone in anteprima le citazioni più pungenti e significative scoccate durante ogni conferenza stampa. Se in Italia Luciano Spalletti viene considerato quasi un rivoluzionario per il suo modo di porsi con i media, il tecnico dei Reds cerca di familiarizzare con tutti, giocatori compresi, riuscendo comunque ad instaurare un rapporto di amore-odio, confidenza e timore reverenziale da parte dei calciatori nei suoi confronti.

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Che sia venuto meno proprio questo?

Il nuovo anno, terminato con l’immagine sorridente della vittoria contro il Manchester City, non ha portato nulla di positivo: due sconfitte e tre pareggi, due dei quali contro Manchester United e Chelsea. Segno di come i ragazzi di Liverpool, quando messi alla prova e toccati nell’orgoglio, riescano a far vedere di che pasta siano fatti; tipica accusa fatta proprio a Klopp, ‘le sue squadre giocano bene ma contro le piccole spengono la luce’, cosa finora accaduta quasi ogni anno.

C’è ancora tempo per recuperare, magari proprio contro quel Tottenham che a capodanno era distante 7 punti mentre oggi occupa il secondo posto con 4 lunghezze di vantaggio.

Chissà, chissà che il Normal One nativo di Stoccarda non possa riapparire da un momento all’altro sulla superstrada che porta al titolo, mostrandosi come sempre sorridente sfrecciando su una macchina fiammeggiante, proprio come nell’ultima pubblicità di cui è stato reso il protagonista.

In Premier League recitare il ruolo di comparsa non piace a nessuno, figuriamoci poi ad uno come lui. Tutti si stanno preparando per entrare in scena, ma senza il Leicester di Ranieri la domanda resta solamente una, la solita: dov’è Jurgen Klopp?

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