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Dopo le partite truccate, il Catania riparte dalle scommesse: Domus Bet è il nuovo sponsor degli etnei

Emanuele Sabatino

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Il Catania ama scommettere. Gli etnei scommettono sulla rinascita della squadra, sulla risalita in tre anni in Serie A e… scommettono e basta. E’ di pochi giorni fa, infatti, l’accordo con l’agenzia di scommesse Domus Bet come main sponsor della squadra siciliana per una durata di quattro anni.

Soddisfatto l’Amministratore Delegato, nonché Direttore Generale, del Catania, Pietro Lo Monaco, che ha cosi analizzato questa nuova sinergia: DomusBet è la nostra azienda partner, sposa un progetto e diventa parte integrante del Calcio Catania. Francesco Di Paola mi è sempre stato vicino, ha il Catania nel cuore, è innamorato della maglia. Non è da tutti legarsi ad una società per 4 anni, è simbolo di voglia, condivisione e forte convinzione di quel che si sta facendo. Siamo orgogliosi di questo accordo, speriamo che possa portare i suoi frutti sia al Calcio Catania che a DomusBet, realtà seria ed all’avanguardia”.

 “Pecunia non OletIl denaro non ha odore” diceva Vespasiano a proposito della tassazione sull’urina raccolta nelle latrine dell’antica Roma e, a Catania, sembrerebbero aver sposato in pieno questo dogma. Nonostante la retrocessione d’ufficio per colpa dell’ex presidente Pulvirenti, poi arrestato, che aveva comprato, come da lui direttamente confessato, diverse partite per non retrocedere dalla Serie B in Lega Pro nella stagione 2014-2015, mettersi come sponsor un’agenzia di scommesse forse non è il modo migliore di legare il proprio nome e la propria immagine ad un brand ma, soprattutto, di prendere le distanze da un recentissimo torbido passato, senza togliere poi il sospetto generalizzato che certe squadre e certe leghe professionistiche, sotto la Serie A, siano terreno fertilissimo per partite truccate e calcioscommesse. Una scelta lecita, legale, sicuramente vantaggiosa dal punto di vista economico, ma forse un po’ di cattivo gusto. Perché, come spesso si dice: “L’abito fa il monaco”.

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51 Commenti

51 Comments

  1. Aldo

    luglio 19, 2016 at 11:33 am

    Vorrei ricordare alla gentile Redazione, che se uno compra “qualcosa” ci sarà sempre un altro che la vende. Cordialmente

  2. Fab

    luglio 19, 2016 at 12:07 pm

    Sabatino non e’ un’agenzia di scommesse ma un concessionario di scommesse cosa che, peraltro, e’ stata rimarcata nella presentazione degli sponsors. Si vede a cercare qual’e’ la differenza che rende invalido il suo commento. In 2 parole, se vi fossero flussi anomali su qualsivoglia partita del Catania, i soldini li dovrebbe uscire proprio il concessionario per coprire le differenze di quotazione. Di che si sta parlando quindi? Del nulla. Morimoto 🙂

  3. Fabio

    luglio 19, 2016 at 1:10 pm

    Trovo davvero grottesco e paradossale che un quotidiano nazionale non sia informato in maniera adeguata sui fatti, in questo caso la disinformazione è palese. Affermare che Pulvirenti “aveva comprato diverse partite” rasenta il modo più bieco per gettare fango sul Calcio Catania. Vi ricordo che il tentativo dell’ex presidente rossazzurro di acquisire le gare è risultato vano, difatti, secondo le leggi basi dell’economia, quando qualcuno compra, dall’altra parte c’è qualcuno che vende…ad oggi non mi pare che siano stati fatti i nomi delle squadre coinvolte nella compravendita.
    Per tale ragione Vi proporrei di rettificare il Vostro virgolettato con le reali dichiarazioni fornite dai legali di Pulvirenti (La Sicilia, 29 giugno 2015) nelle quali, testualmente, “Ammette di «avere avuto contatti» per «condizionare il risultato di alcuni incontri”. Traduco per i più: mero tentativo di acquisizione delle partite sfociato successivamente in una controtruffa ai danni dello stesso Pulvirenti.
    Se domani riuscirete a pubblicare i nomi delle squadre che hanno venduto le gare, i lettori (quelli realmente interessati a conoscere la verità) Ve ne saremo davvero grati, ma ad oggi il Vostro articolo equivale allo pseudonimo di “carta straccia”.
    Cordiali Saluti da un vostro affezionato lettore…da oggi ex 😉

      • Fabio

        luglio 19, 2016 at 4:04 pm

        “Ha manifestato la convinzione che i contatti avuti con altri soggetti al fine di condizionare il risultato di alcuni incontri non abbiano avuto nessuna reale incidenza sull’esito degli incontri in questione”.
        È riportato sull’articolo che mi avete segnalato. Ciò significa, alla luce delle indagini svolte, che Pulvirenti HA PROVATO a comprare le partite per poi essere raggirato.
        Evitate di prendere alla leggera le parole, anche degli stessi protagonisti. Se Tizio dichiarasse di aver ucciso un uomo e i fatti provassero che quella sera Tizio fosse da un’altra parte, non potreste continuare a scrivere che Tizio ha commesso quel fatto, pur dichiarandolo lui stesso (a quel punto potreste dire che è impazzito).
        Nel caso in questione, anche se Pulvirenti avesse dichiarato di aver comprato le partite, la storia dimostra che non ci sono squadre coinvolte, nessuna vendita e di conseguenza nessun acquisto, solo un tentativo di truffa che si è ritorto contro. Di conseguenza, date peso alle parole, valutate i fatti e analizzateli commentando l’esito finale delle indagini perché agli occhi dei lettori pare che vogliate far passare il Calcio Catania come una società che ha comprato delle partite…se così fosse, dove sono le altre squadre coinvolte?

  4. Davide

    luglio 19, 2016 at 1:25 pm

    Un articolo inutile. Tra l’altro non risulta nemmeno agli atti che Pulvirenti (indagato non condannato) abbia comprato nulla a meno che non si faccia finta di fare giornalismo e si scriva senza sapere. Complimenti!

  5. Giuseppe Davide LA PIANA

    luglio 19, 2016 at 4:35 pm

    buonasera, ho letto questo articolo, lo trovo di cattivo gusto, pieno di preconcetti ed imprecisioni. Ma tengo a sottolineare altro, circa 2 anni fa il Parma calcio non doveva essere iscritto al campionato di serie A, lo sapevano tutti dalla covisoc in giù e avrebbero dovuto ripescare proprio il Calcio Catania, ma non ho letto alcun articolo su questa testata… Forza CATANIA

  6. Andrea

    luglio 19, 2016 at 4:36 pm

    Un articolo ridicolo come chi lo ha scritto. Questo tipo di sponsor è l’anima di moltissime squadre di calcio.Per restare in serie A non mi pare che altre società si facciano scrupoli ad avere come main sposnsor agenzie o concessionari di scommesse nonostante abbiano scheletri nell’armadio.
    E comunque sia l’illecito è da dimostrare poichè il Tribunale non si è ancora pronunciato, ma, a prescindere da questo, il Catania ha già pagato con una retrocessione ed una penalizzazione pesante di 10 punti.
    Per cui andare a cercare il pelo nell’uovo è funzionale solo ad un giornalista spinto da antipatie e simpatie.
    Vergogna.

  7. Rosario

    luglio 19, 2016 at 4:42 pm

    avete trovato i venditori ?? qui’, chi ha pianto siamo stati solo i tifosi

  8. antonio

    luglio 19, 2016 at 4:51 pm

    Ad oggi l unica squadra ha pagare è stato il calcio Catania peccato che di tutti sti calciatori comprati neanche l ombra e come al solito la giustizia sportiva fa solo demagogia. La stessa dei giornalisti che di obbiettività ne hanno ben poca dato che debbono scrivere sotto dettatura del loro editore di conseguenza di venduti se ne intendono. Salve

  9. Leo

    luglio 19, 2016 at 4:53 pm

    Se gentilmente domani pubblicate anche i nomi dei giocatori e delle squadre coinvolte nella combine, di cui deduco siate a conoscenza in base alle affermazioni del vostro articolo, ve ne saranno grati, insieme ai tifosi catanesi, anche i magistrati dell’ufficio inchieste, visto che a distanza di oltre un anno non hanno aperto alcun procedimento verso alcun giocatore per illecito sportivo. Cordiali saluti.

  10. PIKOS

    luglio 19, 2016 at 4:58 pm

    il vero cattivo gusto è quello di chi ha scritto questo articolo!! La solita solfa su Catania e sui catanesi…… gente poco accomandabile vero?
    Basta ne abbiamo piene le p…e!

  11. luciano

    luglio 19, 2016 at 5:07 pm

    2 sole parole, REDAZIONE VERGOGNATEVI

  12. Marcello

    luglio 19, 2016 at 5:20 pm

    Questo giornalista da dove l’hanno preso, Libero o Il Giornale?

  13. Articos

    luglio 19, 2016 at 5:29 pm

    Che schifo di articolo, che schifo di giornalista leccaculo e paraculo, che schifo di redazione, che schifo di giornale… questo è il risultato delle sovvenzioni dello stato per i giornali, braccia rubate all’agricoltura che scrivono articoli. Mah.

    • Utente

      Utente

      luglio 19, 2016 at 5:42 pm

      buonasera Sig. Articos,
      Non entriamo nel merito del suo gradimento per l’articolo. Ognuno la pensa come vuole. Ci teniamo, però, a sottolineare che nè il Fatto Quotidiano, nè IO GIOCO PULITO, ricevono sovvenzioni statali di nessun tipo.

  14. Giuseppe

    luglio 19, 2016 at 5:43 pm

    Bell’articolo veramente. Questo si che è giornalismo spazzatura. Pensate che solo il catania ha comprato (trovate chi le ha vendute) partite di calcio?. Conte docet, questo è il calcio italiano con campionati da almeno quindici anni falsati. Fate un servizio decente e non pensate solo al Catania. Indagate sulla Covisoc che ha permesso al Parma di fare un campionato di serie A pur non avendo i requisiti economici (ma dai agli squadroni bisogna dare degli aiutoni).
    Volete altre info, eliminare il catania dai campionati di calcio per una fideiussione arrivata con un giorno di ritardo, successivamente approvare ad oc una clausula che permette alle società fallite di ricominciare da un campionato più sotto di quello di apparternenza e ancora spallmare i debiti fiscali in piùà anni per salvarne altre… è necessario continuare?

  15. mario

    luglio 19, 2016 at 7:16 pm

    Carissimo mio giornalista , La prego di fare un articolo di uguale porta sulla storia della RUBENTUS ……………..se ne ha il coraggio. Credo di no altrimenti verrebbe radiato immediatamente.saluti

  16. Giuseppe A.

    luglio 19, 2016 at 8:17 pm

    Definendo ‘RIDICOLO’ questo articolo, vi sto davvero trattando, vi sto riservando un trattamento speciale.
    Io ho sempre creduto che dietro a testate giornalistiche come la vostra c’era gente di un certo livello culturale, gente informata e che ha studiato, professionisti seri e invece scopro che ormai scrivono tutti, basta un “pezzo di carta” e chiunque può scrivere di tutto e di tutti, spesso poi come in questo caso, passando messaggi sbagliati, e dando cattiva informazione alla gente.
    L’articolo è pieno zeppo di CAZZATE, e queste così vanno definite, non c’è altro aggettivo per qualificare il numero di fesserie che avete scritto.
    Ci sono tutte le basi per querelarvi e se fossi io a capo della società Calcio Catania spa e dell’azienda DomusBet vi querelerei domani stesso.

  17. Giancarmelo

    luglio 19, 2016 at 10:31 pm

    Vi ricordo che quando parliamo di calcio scommesse, la parte lesa sono proprio le agenzie come la domus bet.!!il fatto che una di queste si lega al Catania semmai deve avere l’effetto contrario, dovrebbe essere garanzia della legalità! Quindi di cattivo gusto c’è solo questo articolo !!

  18. salvo

    luglio 19, 2016 at 11:18 pm

    Sono sicuro che chi ha scritto quest articolo sia un “ottimo giornalista” se per scrivere trova queste “notizie”….credo nn ci sia null altro da commentare..mi sembrava di leggere il nuovo numero di Topolino…

  19. luciano

    luglio 19, 2016 at 11:39 pm

    REDAZIONE ma non vi vergognate ? e quel giornalista lecchino mandatelo a coltivare i campi, con tutto il rispetto per i contadini

  20. Maurizio

    luglio 19, 2016 at 11:59 pm

    Le scuse da parte dell’autore dell “articolo” alla città di Catania, quando ?

  21. Mario

    luglio 20, 2016 at 12:17 am

    Vergogna per il becchino che ha scritto l’articolo. Siamo brutti sporchi e cattivi certo. Avvoltoio.

  22. Marco Sapienza

    luglio 20, 2016 at 12:41 am

    Sgombriamo il campo da ipotesi e fumisterie.
    Pulvirenti ha sbagliato e doveva pagare.
    Ha pagato, un giornale lo scorso hanno ebbe da eccepire pure sulla punizione, a suo dire, mite da parte di Palazzi. E il Tribunale Federale commino una penalizzazione superiore a quella richiesta dal PM Federale.
    Nessun complotto, nessuna congiura.

    Sorvoliamo sulle aberrazioni della giustizia sportiva e su certe incongruenze. La giustizia sportiva ha bisogno di celerita’ e nella fretta non si guarda per il sottile. Non sono un ipocrita.

    Pero’, questa storia del buon gusto, del senso dell’opportunita’ non l’ho ben capita, lo confesso.
    Stiamo parlando di C. Non ci sono televisioni in C, E’ un campionato in perdita per chi lo affronta. Trovare sponsor, ovvero sopravvivere, e’ difficile. Vi chiedo se in nome del buon gusto avremmo dovuto fare la fine di Paganese, Pavia, Lanciano, Rimini. Che non si sono iscritte per motivi economici. Dovevamo morire per rispettare il “buon gusto”?
    In 10 anni in C sono scomparse oltre 80 societa’. E non interessa a nessuno.
    Ma poi mi chiedo: dov’era il buon gusto quando un condannato per combine diventava CT della Nazionale? Dov’era il buon gusto quando uno pescato con la valigetta diventa Consigliere di Lega? Dov’e’ il buon gusto quando una societa’. condannata in Cassazione per avere alterato “almeno due campionati” si fregia di quegli scudetti e nessuno ne contraddice proprieta’ e dirigenti?

    Buon gusto?
    Si, ma lo dobbiamo ricordare sempre.
    Per tutti.
    A tutti.

  23. Peppe

    luglio 20, 2016 at 1:06 am

    Ma chi sono le squadre che anno venduto? Chi sono i calciatori comprati? Io aspetto solo da un anno per capire perche senza prove siamo in lega pro e dio solo sa quello che noi tifosi abbiamo e stiamo passando.Prima di scrivere eresie ci vogliono le prove e io come tanti altri tifosi le stiamo aspettando.forza catania sempre.

  24. Salvatore

    luglio 20, 2016 at 1:22 am

    E’ nell’animo del fatto Quotidiano di pescare nel torbido. Infatti prima era anti-berlusconi, ora è anti Renziano. E’ il m5s che fa vi paga?

  25. Luca

    luglio 20, 2016 at 2:41 am

    Pessimo veramente pessimo come giornalista..dove ti hanno trovato?? Più si va avanti e più dire cazzate nei giornali parlare di cose serie

  26. mario

    luglio 20, 2016 at 8:32 am

    caro signor pennaiolo mi sembra che questo articolo e fuori da qualsiasi commento..cambi mestiere..

  27. Francesco

    luglio 20, 2016 at 10:23 am

    Credo che oggi chiunque possa fare il giornalista, ho proprio sbagliato mestiere.

  28. Claudio

    luglio 20, 2016 at 12:03 pm

    Spettabile redazione del fatto quotidiano capisco che e estate e non sapete che notizie scrivere, capisco che e interessata una societa’ del sud quindi l’articolo fa ancora pui notizia cosi potete vendere altre 3/4 copie in piu ,ma ce un limite alla decenza sopratutto quella giornalistica e lei con questo articolo con la forma di una barzelletta’ e caduto in basso , ce un proverbio che le calza a pennello e dice:al peggio non ce mai fine
    Distinti saluti Claudio Nicotra

  29. Andrea

    luglio 22, 2016 at 9:05 pm

    E intanto vi beccate una bella querela…

  30. Nicola Addario

    luglio 22, 2016 at 9:35 pm

    L’articolo sembra scritto da uno studente di scuola media al quale è stato dato il compitino di scrivere un “pezzo” da giornalista.
    Ora: o il “giornalista” è davvero un ragazzino, o è … fermo alla terza media!
    Certe terminologie, certi periodi mi ricordano quando scrivevo i resoconti delle nostre partite tra studenti liceali………
    Col che, dare importanza a questo articolo significa incensare un tizio che…al più potrebbe scrivere per il giornalino della scuola.
    Mi dispiace per il “Fatto”, credevo che potessimo ancora contare su testate alternative, e invece……….
    Con la massima indifferenza.
    Saluti.
    Nicola Addario – CATANIA

  31. Andrea

    luglio 22, 2016 at 9:39 pm

    Articolo scritto da una persona che probabilmente sa quasi zero relativamente all’inchiesta I treni dei gol… come la credibilità che ormai gode il quotidiano. Il Giornale sta a Forza Italia come Il Fatto Quotidiano sta a… (lo sanno tutti)

  32. girò -tifoso catanese

    luglio 22, 2016 at 10:12 pm

    Ho letto un paio di articoli di questo fuori corso che si è “inventato
    una professione” affermando : Sono “ossessionato” dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l’inchiesta.
    La verità la trova scopiazzando vecchi giornali, la ricerca la fa nei cestini dei colleghi e l’ossessione gli viene dalla fame che attanaglia tutti i ns giovani disoccupati.
    Attenzione il giornalismo non è per ” i magliari”.

    Visto che non ho mai avuto occasione di scriverVi saluto con stima Marco Travaglio Peter Gomez e tutta la redazione

  33. Giovanni

    luglio 22, 2016 at 11:39 pm

    La società Calcio Catania ha deciso di querelare la testata giornalistica, la decisione di sporgere denuncia per un articolo del genere pieno zeppo di odio e voglia di gettare fango gratuitamente a un’intera città rende ovviamente felici tutti i catanesi amanti di calcio o meno, la persona che ha scritto quell’articolo se persona può ritenersi gli auguro di perdere il resto del suo tempo a risolvere le sue problematiche con i legali a causa dello spontaneo gratuito e disgustoso tanto quanto lui articolo scritto. La cosa grave che un elemento simile viene pagato per scrivere quelle cose e nel frattempo un’infintà di gente professionisti nel loro lavoro sono a casa a combattere la crisi, ecco questo è lo specchio dell’Italia

  34. Riccardo

    luglio 23, 2016 at 12:46 am

    Articolo pieno zeppo di illazioni. Giusta la querela della società . Ma è stato scritto da un giornalista?

  35. Biagio Cannata

    luglio 23, 2016 at 12:48 am

    Per parlare così siete ignoranti sulla storia del calcio Catania, Club glorioso e’ secondo a nessuno. Il Catania ha già pagato tanto e non permettetevi più di nominarlo perché è la creatura più bella che ci sia nel panorama nazionale. Ci vediamo tra 3 anni

  36. Marco Privitera

    luglio 23, 2016 at 8:37 am

    Capisco che ormai tantissimi sono giornalai, magari quello che sto per scrivere c’entra poco… però una curiosità ce l’avrei poiché ho letto che l’autore di questo articolo è un ragazzo del ’90 quindi 26 anni compiuti, laureando, non so quante materie abbia dato e neanche quale università frequenti. Ho solo una mia sensazione…. che la laurea, se arriverà, ci metterà tanto ma tanto tempo. Saluti, marco privitera.

  37. Marco Privitera

    luglio 23, 2016 at 9:00 am

  38. giuseppe

    luglio 23, 2016 at 9:43 am

    Egregio Signor Sabatino, non sarà un po’ di parte il suo articolo? oltre che tanto approssimativo? Essere forti con i deboli è facile, non altrettanto facile è essere forte con i “poteri” forti.
    Lei è giovane, sicuramente diventerà un grande giornalista, un principe della penna. Intanto complimenti a lei e al suo importantissimo quotidiano.

  39. Toni

    luglio 23, 2016 at 9:48 am

    Caro Sig. Sabatino, visto che nel suo ”articolo” (se così si può chiamare) parla di ”LATRINE”, dopo aver constatato che lei è veramente una bella penna, le consiglierei di crearsi un ufficio proprio in una di queste latrine ed utilizzarlo per continuare a partorire queste grandissime cazz… che scrive.

  40. Pitrinu

    luglio 23, 2016 at 9:53 am

    Domanda:
    se io scommetto e trucco la partita a mio beneficio chi ci rimette?
    Cioé se scommetto 100 euro su una partita truccata e ne guadagno 1000 è evidente che la casa di gioco dove ho scommesso ci rimette i 1000 euro.
    Giusto?

    Quindi chi ha più interessi acché le partite non vengano truccate?

    Risposta: ovviamente la casa di gioco.

    Quindi la Domusbet garantisce che il Calcio Catania non cerca combine. Ovvio!!

    Altra cosa: Il presidente del calcio Catania si chiama FRANCO e l’AD si chiama Lo Monaco. Pulvirenti formalmente possiede solo le quote di maggioranza. NON ha alcuna responsabilità ufficiale nel Calcio Catania. Per fortuna ha deciso di investire sulla squadra in modo da aumentare il valore della stessa ed eventualmente poi cederla ad un prezzo migliore (non voglio nemmeno pensare a passione e rivincite…).

  41. Andrea

    luglio 23, 2016 at 10:14 am

    Ciccio la prossima volta fai un bell’articolo sulla roma e sui debiti di 152 milioni di euro e su come la iscrivono lo stesso.
    Oppure su quanti accoltellati ci siano stati a roma fuori dallo stadio.
    Così querele non te ne arrivano. Cordiali saluti.

  42. nino

    luglio 23, 2016 at 4:03 pm

    un giornale di questo calibro non puo” permettersi un dipendente di cosi scarso livello. direttore ci pensi lei o ci pensera” l”altro DIRETTORE…. VERGONA

  43. Federico

    luglio 23, 2016 at 8:09 pm

    CARO EMANUELE, HAI SCRITTO NELLA TUA AUTOBIOGRAFIA DI PRESENTAZIONE: Sono “ossessionato” dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l’inchiesta.

    COMPLIMENTI. ADESSO IO TI CHIEDO, CERCA “OSSESSIONATAMENE” LA VERITA’ E SE SEI UN GIORNALISTA DEGNO DI UNA TESTATA COME QUELLA IN CUI SCRIVI, DIMMI TUTTI I NONI E I COGNOMI DEI CALCIATORI COMPRATI DA PULVIRENTI, E LE SQUADRE CHE ANNO VENDUTO, FAI I NOMI, SE CI SONO, ALTRIMENTI SMENTISCI TUTTO E CHIEDI UMILMENTE SCUS,… A PULVIRENTI, AL CALCIO CATANIA ED A TUTTI I CATANESI. PER FARE CIO’ CI VOGLIONO LE PALLE… TU LE HAI?

  44. roberto vasta

    luglio 23, 2016 at 9:24 pm

    Questo articolo si commenta da solo. Giornalismo da strapazzo , mistificante, assurdo, inqualificabile. Chi ha sbagliato deve pagare , deve pagare senza sconti e presto. Ma avere preconcetti a prescindere è meschino . Non entro nel merito delle nefandezze commesse da Pulvirenti, la magistratura è preposta in tal senso ma fare miserrimo moralismo da parte di questo giornalista è inqualificabile. E’ come l’assioma degli anni 70 siciliani-mafiosi , un refrain del quali ne vorremmo fare volentieri a meno, un’offesa all’intelligenza dichi legge , mancanza di rispetto che il giornalista non dimostra di avere usato, ad averlo ovviamente.

  45. Antonio

    luglio 24, 2016 at 8:45 am

    Questi sono i limiti del web dove ogni signor nessuno può parlare di argomenti senza conoscere l’argomento, o peggio, senza fare i dovuti distinguo. Non voglio neppure pensare che ci sia malizia dietro a quello che scrive, perchè già in quel caso, ci vuole una certa preparazione..

  46. iano

    luglio 24, 2016 at 2:03 pm

    ……e va bè,adesso con Lo Monaco partiranno sicuramente le querele!!!
    Cosi vi fanno bruciare il c….o!!

  47. giuseppe curto

    luglio 26, 2016 at 7:10 pm

    Le sponsorizzazioni sono effettuate da società autorizzate che propongono giochi sicuri e certificati e portano nelle casse delle società calcistiche fior di quattrini. Esempi di questo tipo di sponsorizzazioni avvenuto negli ultimi anni ha coinvolto molte società italiane come Milan, Juventus,, Genoa, Palermo, Lecce, Sampdoria, Pescara. Oltre confine, squadre come Real Madrid, Malaga, Lione sono state legate a sponsor di scommesse.
    Ad oggi non ho sentito nessuno lamentarsi di questi sponsor per queste squadre.
    Ma di che cosa stiamo parlando egregio sign. Giornalista, una persona che ha portato onore e lealtà calcistica a Catania è stato un certo Sig. Lo Monaco che per ben 6 anni ha mantenuto una squadra di calcio e una città ai vertici del calcio nazionale, persona di sani principi morali ed etici sia all’interno della squadra che al di fuori, dopo il suo abbandono è successa la tragedia che ha coinvolto un’intera città, dicasi un’intera città.
    E adesso che come Amministratore Delegato ha fatto ritorno sempre il Sig. Pietro Lo Monaco, per cercare di risollevare un’intera città con la squadra di calcio, lei egregio giornalista si permette di prendere in giro con le sue urine i suoi vespasiani, le sue scommesse poco etiche e i suoi abiti che fanno il monaco, tutti i cittadini catanesi, perché di questo si tratta.
    Purtroppo la vergogna non ha limiti, e io per lei mi sono veramente vergognato.
    Sono felicissimo che il Sig. Lo Monaco abbia querelato il giornale era il minimo che potesse fare, e mi dispiace moltissimo che il suo articolo non sia stato visto dai suoi vertici, perché loro sono stati sempre sostenitori che le cause e gli atti si debbono leggere per potere dare un giudizio bilanciato e sereno, cosa che nel suo caso e lapalissiano, non è stato fatto.
    Nel caso del Catania calcio c’è una persona che ha comprato le partite ( ed è stata punita ) e dall’altra parte non ci sono giocatori che hanno venduto le partite, non ci sono società che hanno venduto le partite ( e chiaramente non sono state punite).
    La conclusione e che io e tutti i cittadini catanesi aspettiamo le sue SCUSE , a livello giuridico ci penserà il tribunale.
    Cordialmente

  48. Matteo

    luglio 26, 2016 at 7:27 pm

    Non capisco tutto questo astio nei confronti del giornalista. Sono catanese e tifoso del Catania e non mi sono sentito offeso. Nel pezzo non si parla mai del Catania squadra e tanto meno della città o dei tifosi. Vi dirò che appena saputa la notizia del nuovo sponsor sono stato contento per l’importanza dei soldi che ci entreranno nelle casse ma devo confessare che la prima cosa che mi è venuta in mente è che sicuramente sarebbe uscito questo parallelismo curioso. La colpa non è nostra, tifosi che abbiamo dovuto sopportare la retrocessione d’ufficio. E non si può neanche negare che Pulvirenti non abbia detto quello che ha detto. Ci brucia è vero ma in questo caso non me la sento di prendermela con l’autore che ha solo riportato questa situazione senza voler intendere nient’altro. E non farei neanche un dramma sul detto “pecunia non olet”. Le latrine di cui parla non hanno nessun riferimento al Catania e, ripeto, appena saputo del nuovo sponsor mi sono fatto una risata pensando che sarebbe uscita fuori una cosa del genere. Il giornalista ha solo contestato la scelta dal punto di vista del buon gusto e non sulla legalità. Niente più. Non andiamo oltre. Sempre FORZA CATANIA

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Usa-Messico: quando un muro serve per unire…e giocare

Emanuele Catone

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Innalzare un muro per bloccare l’immigrazione, ma costruirlo anche scrivendo la parole fine ad una pratica sportiva che dal 1979 coinvolge le popolazione del Messico e degli Stati Uniti d’America. Donald Trump non molla l’idea di voler rafforzare il muro tra le due nazioni. Rafforzare perché, in effetti, esiste già una trincea separatoria in quella vasta area dove ogni anno ad aprile, in una tradizione nata nel 1979 e divenuta continuativa dal 2006, messicani ed americani si riuniscono per giocare a Wallyball; una partita di pallavolo che ha la particolarità di trasformare quel muro, che ancora tale non è, come rete da gioco. Il match viene disputato precisamente nella zona di Naco, nello stato del Sonora per il Messico e in quello dell’Arizona per gli Stati Uniti.

Di schiacciate non se ne vedono data l’altezza della recinzione e del gesto di “murare” gli amici-avversari neanche l’ombra; solo pallonetti, tanta voglia di divertirsi e il desiderio di dare uno schiaffo alla politica mostrando la nullità delle barriere di fronte all’umanità della “gente comune”. Il tutto, però, limitato nell’arco di tre ore ovvero il tempo limite dettato della legge che non permette una sosta più lunga in quella zona di confine.

Col tempo questa tradizione si è estesa anche a zone diverse dal confine messicano-statunitense: sulle spiagge di San Diego, ad esempio, si è giocato un Beach Wallyball” contro i dirimpettai messicani abitanti di Tijuana.

E il muro ideato da Trump, cavallo di battaglia nella sua corsa all’elezione, potrebbe far terminare questa bellissima iniziativa. La costruzione sarebbe troppo alta per permettere agli atleti di giocare, non riuscirebbero neanche a guardarci attraverso; anche se il presidente non dovesse riuscire nel suo progetto per il costo troppo elevato, ci sarà comunque un rinforzo delle barriere e una aggiunta di recinzione che renderebbero allo stesso modo la partita impraticabile.

“Per noi è un modo per celebrare l’unione dei due paesi”. Questo aveva dichiarato Jorge Villegas, sindaco di Sonora. Parole che vanno ben oltre lo scevro patriottismo trumpiano e che da sole potrebbero servire a mostrare l’inutilità e futilità del progetto Trump.

Illustrazione Copertina: Victor Abarca


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Pugilato

East Coast Boxing Club: tra preghiere e guantoni, una speranza per l’Uganda

MariaJose Silva Vargas

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Articolo originale pubblicato sul sito http://cargocollective.com/MarijoSilvaPhotography

Pagina Facebook: East Coast Boxing Club

Entrando dal cancello non appena installato, nuovo di zecca, la piccola discesa di sassi e polvere scende non troppo dolce verso la casa di Hassan Khalil, il coach, “baaba” (padre in Luganda) nello slum di Naguru, nord-ovest di Kampala, capitale dell’Uganda. Attaccata alla casa, modesta, sorge la palestra, vecchia, modesta anch’essa, ma carica e piena di energia.

Hassan Khalil, “baaba”

Senti la corda sempre più veloce che falcia il vecchio parquet, con il legno che salta assieme all’atleta. Nassir fra i campioni ai National Open di Boxe (preludio alle Olimpiadi) salta sempre più veloce davanti allo specchio rotto che copre la parete nord della palestra.

Allenamento di Nassir

Il sudore lascia un tracciato brillante sui muscoli ben fatti e definiti di Mohammed, che allena i“bazungu” (i bianchi) pazzi per questo sport. Nel frattempo Miro, nipote di Hussein, gemello di Hassan, schianta veloci i suoi pugni contro uno dei sacchi consumati, che pendono dalla trave fissata con viti arrugginite vicino l’entrata alla palestra.

Miro

E Hakim, nel frattempo insegna i movimenti di base a tanti stranieri di Kampala, innamorati della boxe, della libertà e flessibilità dell’allenamento; qui regolarmente ogni settimana si allenano 40 non Ugandesi.

Uno dei ragazzi stranieri in un combattimento

Albert e Charles fanno sparring con altri ragazzi dello slum, mentre Farouk e Timo si alternano con Shadir, che schiva e colpisce velocissimo mentre si prepara alla prossima gara. Kassim, in fondo alla sala, con le sue braccia esili ma incredibilmente resistenti e ferme, tiene alti i pao mentre una ragazza canadese e una ugandese si alternano fra jeb e diretti.

Pugni al sacco

Da quattordici anni, la palestra serve come punto di riferimento per lo slum di Naguru, dove Hassan allena giovani e adulti, dove il più piccolo ha 7 anni e il più anziano va per i 60. Hassan stesso ha quasi 60 anni e più di 170 incontri alle spalle: “Non ho mai avuto paura in un incontro – se anche mi dicono di affrontare il campione del mondo, io mi butto, senza paura.

Giovani combattenti

Sulle panche di legno traballanti su cui gli atleti riposano tra un round e un altro, sotto lo sguardo sognante e attento del poster di un Muhammad Ali giovane, la mente del coach va indietro nel tempo e ripensa a quanto fosse pericoloso andare in giro la sera per le vie del quartiere.

Atleti in riposo

La “East Coast Naguru Boxing Club” è oggi più che un’istituzione nello slum (prova a chiedere informazioni a Naguru: “dove si trova la East Coast Boxing?” – te la indicano subito: proprio davanti la moschea”). E’ un punto fermo e una speranza. Hassan pensa ai miglioramenti che può apportare finalmente: servono 4 milioni di scellini Ugandesi (equivalenti approssimativamente a poco più di 1000 euro) per ingrandire la palestra, costruire una nuova entrata e avere uno spazio più ampio per il ring, dove ogni due mesi si organizzano incontri dilettantistici, che vogliono creare passione fra i ragazzi e le ragazze dello slum e raccogliere anche fondi per le attività della palestra.

Appassionati all’incontro

East Coast vs Police

Hassan guarda ai suoi atleti come ai suoi figli. Tra un allenamento e un altro, insegna ai più piccoli (e soprattutto ai ragazzi più grandi) su come ci si comporta, a convogliare le proprie energie nei guantoni anziché nelle violenze di strada e soprattutto insegna un lavoro a chi ha finito di studiare (o che non può studiare).

                                                                                                    Sparring

Infatti Hassan ha iniziato da qualche anno a coinvolgere professionisti in vari settori (come ad esempio falegnameria) e ha aggiunto alla palestra anche una sorta di istituto professionale, dove i giovani possono apprendere un mestiere. L’unico ostacolo è trovare maestri a sufficienza che possano supportare il progetto di Hassan. Ma “baaba” è un vulcano di iniziative: molte scuole di boxe professionistiche pescano tra i suoi atleti migliori ma Hassan non vuole limitarsi a essere una scuola di base e vuole le sue medaglie – ecco che nasce l’idea di costruire una palestra-scuola in cui poter crescere come piccoli professionisti e Hassan si avvia alla costruzione di una nuova palestra in zona Namboole, vicino allo stadio della nazionale di calcio.

Piccolo allievo

Tra preghiere e guantoni, la vita di Hassan gira proprio attorno a Naguru: quando chiedi “Ma perché fai tutto questo, coach?”, Hassan non esita un secondo: Qui c’è troppa povertà. Ho sempre vissuto qui, dove anche mio padre s’impegnava a dare speranza ai bambini dello slum. Per tutti era “baaba”, ma adesso “baaba” sono io, ho un dovere verso questi ragazzi. E i ragazzi rispondono pieni di sogni. Miro, Charles e Farouk (che hanno tutti meno di 23 anni) guardano al futuro e sognano di diventare professionisti fra una decina di anni.

Farouk

Albert, fra gli atleti più grandi (28 anni) scalpita e non vede l’ora di salire di categoria. Hakim, uno dei ragazzi più giovani fra coloro che allenano tutti i giorni, sogna di tornare a studiare. Tutti però sono d’accordo su una cosa: “Le lezioni di questi maestri sono preziosissime. La libertà e l’amore per lo sport che questa palestra esprime sono inestimabili”.

Pain is temporary, pride is forever

E tutti conoscono almeno una persona che è riuscita a uscire dal degrado e dalla delinquenza grazie agli insegnamenti dei fratelli Khalil. E c’è anche chi con la palestra ha riguadagnato fiducia nella vita dopo una tragedia: la storia di Bashir Ramathan, il boxer cieco, è anche finita sul New York Times qualche anno fa.

Charles

Preghiere e guantoni: Hassan, al mattino, chiama i fedeli alla preghiera dalla moschea di fronte casa sua, poi chiama tutti in palestra, a insegnare come si combatte fra sassi e polvere.

I gemelli Khalil

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Calcio

Calcio e Migranti, il Cefal United: “Calcio, linguaggio universale. All’integrazione preferiamo l’interazione”

Francesca Di Giuseppe

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Immigrazione, integrazione, accoglienza. Sono tre parole che sentiamo pronunciare ogni giorno nei Tg e tra la gente. Ragazzi, uomini, donne e intere famiglie che arrivano in Italia con la speranza di tornare a vivere e dimenticare le guerre e le carestie che colpiscono le loro terre.

Lampedusa è entrata nel cuore di tutti noi, è il centro pulsante degli sbarchi e dell’accoglienza ma in tutto il paese nascono centri e associazioni che ospitano e aiutano queste persone catapultate in una realtà completamente nuova.

Una di esse è la Cefal-Emilia Romagna (Lugo e Cotignola), Centro di formazione professionale che opera in diversi ambiti e con diverse iniziative come, per esempio, i Tandem Linguistici: ragazzi di diverse nazionalità che tutte le domeniche (ore 18) si incontrano in una birreria di Lugo per imparare il francese, l’inglese e l’italiano. Un momento di confronto socio-culturale al quale partecipano: richiedenti asilo, ragazze straniere “alla pari”, ragazzi inglesi e lughesi interessanti a imparare le lingue straniere.

Poi c’è un altro progetto che la Cefal ha organizzato per creare coesione: Cefal United è la squadra di calcio composta da immigrati richiedenti asilo, iscritta al campionato Uisp calcio a 5 che conta 18 ragazzi tra i 18 e i 30 anni.

Abbiamo contattato il referente del progetto, Marco Scardovi per farci raccontare qualcosa in più.

Cefal United, come nasce l’idea di organizzare una squadra di calcio?

“Faccio una premessa: il Cefal nasce come centro di formazione professionale all’interno del quale i ragazzi sono impegnati alcuni a scuola altri in attività di volontariato. Organizziamo altresì diversi progetti di interazione socio-culturale rivolti a ragazzi richiedenti asilo politico tra questi, c’è anche l’ambito sportivo e soprattutto calcistico che è una delle discipline preferite infatti ci sono dei ragazzi tesserati in alcune squadre locali. A un certo punto però abbiamo pensato di creare un team tutto nostro per consentire a questi ragazzi di avere degli obiettivi di medio e lungo periodo; fare allenamenti settimanali e giocare la partita, nel tempo possono riuscire a restituire loro un po’ di fiducia e in se stessi e negli altri grazie proprio al confronto durante i match”.

In quale campionato siete iscritti?

“Al torneo Uisp calcio a 5. Una scelta che ha diverse ragioni: in primis la volontà di coinvolgere più ragazzi possibili, in secondo luogo per questioni logistiche in quanto il calcio a 11 ci avrebbe portato a trasferte troppo lunghe e impegnative mentre il nostro progetto punta all’allenamento quale fattore di crescita e formazione dello spirito di squadra. Il calcio a 5 ha infatti tempi diversi dal calcio a 11 ma il campionato è lungo, in 8 mesi avranno modo di creare interazione fra loro e con gli altri”.

Com’è composta la squadra?

“Abbiamo tre allenatori-calciatori italiani con ragazzi che provengono dall’Africa Sud Sahariana Occidentale che chiedono asilo politico”.


L’immigrazione, tema cado che divide. Voi avete scelto l’inclusione attraverso il calcio, perché?

“Perché il calcio parla un linguaggio universale ed è lo sport che piace a tutti. Quando si parla di immigrati e immigrazione, si usa spesso il termine integrazione. Io personalmente preferisco parlare di interazione, lo ritengo più idoneo in quanto parlare di ‘integrazione’ è come se presupponesse un peccato originale”.

I ragazzi, come hanno accolto la proposta di fare una squadra di calcio?

“Molto bene. Anzi, cominciano a vedersi dei risultati. Ogni giorno il loro pensiero è alle famiglie, ai figli e alla loro terra lontana; riuscire a dare un momento di svago, divertimento e serenità è importantissimo anche per ciò che riusciamo a trasmettere all’esterno”.

Il nome, Cefal United, ha una spiegazione?

“Spesso la molteplicità di etnie può creare tensione tra gli stessi ragazzi. Partendo dal fatto che il nostro primo intervento mira a creare interazione fra loro, la Cefal United nasce proprio per dare il senso di unità, di compattezza. Avevamo anche pensato di mettere nel nome un qualcosa di tipico del loro dialetto ma ci siamo ricreduti: sono talmente sottili a volte le differenze tra una paese e un altro che avremmo scontentato alcuni e favorito altri, ma non era questo lo spirito di squadra. Cefal United significa unità”.

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