Se non è una rivoluzione, poco ci manca. L’avvio disastroso di stagione ha costretto l’Inter ad accantonare le suggestioni tecnico-tattiche di Frank de Boer e puntare sul pragmatismo di Stefano Pioli, uno che conosce bene il calcio italiano e garantirà ai nerazzurri un ritorno alla normalità. Un ritorno non banale, affatto. La filosofia dell’allenatore parmense punta tutto sulla coralità e sulla capacità di verticalizzare rapidamente con in testa il pallino dell’equilibrio e dello scambio continuo di posizione tra i diversi giocatori. Un’unica anima per ogni reparto, senza fronzoli né disattenzioni. Il calcio di Pioli è coraggioso ma non spregiudicato, attento ma non catenacciaro. L’Inter, confusa come raramente si era vista negli ultimi anni, ha bisogno di uno come lui: un normalizzatore, non un traghettatore.

L’ex tecnico di Lazio e Bologna avrà a disposizione una rosa d’ottimo livello, più nei valori dei singoli che nell’assortimento. L’Inter avrà la possibilità di adottare diverse varianti tattiche, tenendo a mente l’imprescindibilità di almeno tre nuovi innesti a gennaio. Fino ad allora, Pioli dovrà lavorare con quello che ha. Difficile immaginare in questo momento che modulo utilizzerà, specie se si considera che non è mai stato un integralista, ma ci si può fare un’idea. L’erede di de Boer ripartirà probabilmente dalla difesa a quattro, uno schieramento che, secondo quanto affermato dallo stesso, “permette di adeguarsi a qualunque avversario”.  Lo scrisse nella sua tesi a Coverciano per il diploma da allenatore ma, paradossalmente, fece del Bologna la miglior difesa della Serie A 2011/2012 con un particolare 3-4-2-1. Una soluzione improbabile per l’Inter, almeno per ora: manca un terzo centrale di difesa all’altezza, e il tempo a disposizione per applicare uno schieramento tattico del genere è ridotto al lumicino. Si ripartirà quindi dalla coppia Miranda-Murillo, una delle migliori d’Europa nella scorsa stagione, e da due terzini che dovranno avere caratteristiche differenti: uno più portato alla spinta offensiva, l’altro alla protezione della retroguardia. In questo momento, i maggiori indiziati sono Ansaldi e Santon, senza dimenticare D’Ambrosio, liquidato frettolosamente da de Boer, e il giovane Miangue, una delle poche eredità positive lasciate dall’olandese. Il mercato di gennaio, tuttavia, porterà in dote un nuovo laterale difensivo.

A centrocampo il lavoro di Pioli sarà maggiormente complesso, e anche in questo caso si lavorerà a tempo in attesa di un acquisto di livello. Il tecnico, infatti, necessita di un play puro per sviluppare la sua filosofia di gioco, spesso basata sul 4-3-3. La rosa dell’Inter è ricca di incontristi, mezzali e trequartisti dalle caratteristiche differenti, ma non presenta un regista. L’unico che potrebbe esprimersi in questo senso è Banega, uno che tuttavia sarebbe adattato in quel ruolo. L’argentino gioca da sempre dalla trequarti in su ed è stato impiegato talvolta da mezzala, quasi mai da regista. Banega potrebbe essere impiegato in una mediana a tre, affiancato da due centrocampisti capaci di supportare la manovra offensiva e garantire allo stesso tempo la superiorità numerica in mezzo al campo. João Mário, dotato di una notevole intelligenza tattica che gli permette di essere un preziosissimo jolly, potrebbe giocare a sinistra, mentre a destra il maggiore indiziato sembra essere Brozović, bisognoso di rilanciarsi dopo un inizio di stagione al di sotto delle aspettative. Un altro centrocampista fin qui decisamente in ombra è Kondogbia, un incontrista puro scambiato spesso per mezzala. Potrebbe garantire una copertura difensiva più efficace rispetto a João Mário, ma una mediana a 2 o a 4 esalterebbero maggiormente le sue caratteristiche. Se Pioli decidesse di optare per un 4-4-2 o un 4-2-3-1, si riproporrebbe il tema del regista. Banega, poco votato all’interdizione, sarebbe utilizzabile solo come trequartista. Chi giocherebbe a centrocampo? Se si puntasse su Medel e Kondogbia, mancherebbe l’uomo capace di impostare il gioco, quindi l’idea è da escludere. L’unica soluzione sarebbe il recupero dell’inaffidabile Felipe Melo, in coppia col cileno o il francese.

Sulle fasce, le scelte di Pioli sembrano essere più prevedibili. In un 4-3-3, Perišić e Candreva si giocherebbero il posto con Gabriel Barbosa ed Éder, così come in un 4-2-3-1 (l’unica alternativa possibile sarebbe l’utilizzo di João Mário sull’out mancino). Se virasse sul  4-4-2, le opzioni sarebbero le stesse, ma le scelte cambierebbero non poco il settaggio della squadra: approcciarsi ad un 4-2-4 di contiana memoria, oppure utilizzare il più classico dei moduli all’italiana. Le idee tattiche di Pioli andrebbero probabilmente nella seconda direzione.

E in attacco? Icardi, autore finora di 10 reti in campionato e leader provvisorio della classifica marcatori al pari di Džeko, è indiscutibile: sarà ancora lui a trascinare l’Inter in zona gol. Sarà importante inoltre il recupero del già citato Gabigol, utilizzabile indifferentemente come prima, seconda punta o ala mancina, e la valorizzazione definitiva di Éder, sacrificato finora in un ruolo non suo. Il 4-4-2 potrebbe essere uno schieramento tattico a lui congeniale. Alla luce di quanto affermato, Pioli punterà probabilmente sul 4-3-3 col 4-2-3-1 come alternativa principale, senza dimenticare il 4-4-2. I primi due moduli gli hanno regalato le maggiori soddisfazioni tra Bologna e Lazio, ma lui non è un integralista e valuterà prima di tutto le risorse tecniche che gli offrirà l’Inter. Il ritorno alla normalità passerà attraverso la straordinarietà del lavoro maniacale con la cura di ogni dettaglio, anche quelli apparentemente più insignificanti. Se saprà imporsi in una realtà complessa come quella dell’Inter, Pioli si rivelerà essere l’uomo giusto al posto giusto. Le potenzialità non mancano e una nuova era è iniziata, l’ennesima. Sarà una rivoluzione vincente o un altro fuoco di paglia?

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