L’attacco informatico da parte degli hacker russi, i Fancy Bears, nell’ archivio della Wada continua a mietere vittime. Se ieri nel mirino erano finiti gli atleti statunitensi tra cui Simone Biles e le sorelle Williams, oggi la lista si allarga ad altre federazioni e altri Paesi per un totale di 25 accusati provenienti da 8 nazioni.

In particolare, i nomi che più destano scalpore sono quelli del ciclismo britannico dove a figurare tra gli sportivi che hanno assunto sostanze dopanti, attraverso certificati di autorizzazione all’utilizzo per fini terapeutici, compaiono i campioni Chris Froome e Bradley Wiggins. Per il primo l’assunzione di antiinfiammatori proibiti nel periodo che va dal 2013 al 2014, per il secondo farmaci vietati prescritti per curare un’allergia al polline. Altro nome di grido è quello della tennista ceca Petra Kvitova (due volte campionessa di Wimbledon) e del golfista britannico Charley Hull.

Oliver Niggli, direttore generale dell’agenzia antidoping mondiale, parla di atto criminale che creerà dolore per gli atleti indicati nella lista degli hacker e paura per coloro che hanno partecipato alle Olimpiadi di Rio2016. Continua poi indicando l’attacco come una rappresaglia nei confronti dell’indagine che ha portato alla scoperta del doping di stato in Russia e ha chiesto al governo di Mosca di compiere ogni sforzo possibile affinché tali intromissioni cessino al più presto. Per Niggli, operazioni di tale genere (l’hackeraggio degli archivi) possono mettere a repentaglio il buon funzionamento del sistema antidoping mondiale.
Attendiamo nuovi sviluppi.

Close