Doping e ciclismo sono un binomio che finisce troppo spesso sulle prime pagine di giornale. Una disciplina vista come imprescindibile dall’utilizzo di sostanze illecite per poter raggiungere risultati rilevanti.

Al riguardo, però, arriva la smentita da parte del medico della federazione italiana ciclismo, Massimo Besnati che sottolinea un quadro che è tutto l’opposto del comun pensare: “E’ la disciplina che dà le maggiori garanzie di veridicità”. Besnati continua poi dicendo che la situazione per gli altri sport è assai peggiore di quella che viene rappresentata quando si parla delle due ruote: “Il ciclismo non è lo sport dove si bara di più, al contrario è la disciplina che fa più controlli e di tutti e, proprio per questo motivo, è pure quello che dà maggiori garanzie di veridicità. Se mai sono altri sport, meno controllati, a preoccupare“.

Sui casi di doping di Schwazer e della selezione di atletica russa, il medico federale evidenzia come la pratica non conosca nazionalità ma che l’Antidoping sta facendo passi da gigante per affrontare il problema e smascherare gli illeciti. Besnati poi apre al rischio di un doping ancora poco conosciuto ma dai possibili risvolti che vanno oltre la realtà pensabile: il doping genetico, attraverso il quale, ad oggi, è impossibile scoprire le alterazioni. “Non lo escludo, è materia di grande attualità e in continua evoluzione. Ho visto i risultati di alcuni esperimenti, in Inghilterra, fatti su animali: rane grandi come conigli che spiccavano salti di metri. Mucche che sembrano bisonti. La mia paura è che qualche scienziato pazzo voglia applicare certi studi anche allo sport. Sarebbe la fine

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