Un nuovo caso di doping, seppur si stiano attendendo le controanalisi e le eventuali giustificazioni dell’atleta prima che venga pronunciato il verdetto definitivo, sembra poter sconvolgere il mondo dello sport italiano.

Stavolta non si tratta di storie inerenti calcio, basket, tennis, atletica o ciclismo, che spesso trovano ampio spazio presso le colonne ed i portali dei principali media nazionali; in questo caso, è lo sci di fondo ad essere coinvolto ma, soprattutto, una giovanissima atleta di Feltre, di appena vent’anni: Eleonora Prigol.

La procura nazionale ha effettuato dei controlli sugli atleti italiani delle squadre giovanili e qualche giorno fa il Coni ha diffuso la comunicazione che Prigol è stata trovata positiva al doping al termine dei Campionati Italiani Individuali Aspiranti/Juniores, che si sono svolti a Passo Cereda il 26 febbraio scorso.

All’interno della nota pubblicata dal Coni, si legge: “La Prima Sezione del Tribunale nazionale antidoping in accoglimento dell’istanza di sospensione cautelare proposta dalla procura nazionale antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta Eleonora Prigol (tesserata Fisi) riscontrata positiva alla sostanza eritropoietina ricombinante a seguito di un controllo disposto da Nado Italia (l’organizzazione nazionale antidoping, derivazione della Agenzia Mondiale Antidoping)”.

Eleonora Prigol, già attiva nella squadra del Corpo Forestale dello Stato ed attualmente tesserata per il centro sportivo dei Carabinieri, in quell’occasione aveva ottenuto una settima posizione. Pochi giorni prima, tuttavia, a Bosco Chiesanuova (Verona), aveva conquistato il primo posto al Campionato regionale giovanile femminile.

Il fatto che lascia più sgomenti è, principalmente, (oltre all’età della ragazza) il tipo di sostanza riscontrato, l’eritropoietina, comunemente conosciuta con il termine “epo”.

Si tratta di un farmaco ormai tristemente (nel mondo dello sport) noto, utilizzato in ambito medico per curare le anemie in pazienti con patologie renali o del sangue e consumato nello sport per aumentare l’apporto di ossigeno. I rischi sono numerosi, uno su tutti l’aumento della viscosità del sangue, che può portare ai trombi.

Nel ciclismo e nello sci di fondo, come anche in altri sport che richiedono una grande resistenza, il rischio di assunzione di epo da parte degli atleti è maggiore. Il ciclista Lance Armstrong, il compianto Marco Pantani, il fondista Johan Muehlegg o il marciatore Alex Schwazer sono stati tra i casi più celebri associati ad eritropoietina.

Ma cosa viene fatto per cercare di contrastare tale piaga?

Ogni anno, il Comitato controllo antidoping stende un piano di distribuzione delle attività, definendo le priorità nelle varie discipline e stabilendo quali saranno gli atleti sottoposti ai controlli (solitamente quelli di livello nazionale).

Gli atleti che fanno parte delle squadre olimpiche, che ricevono finanziamenti pubblici o che stanno scontando un periodo di squalifica o sospensione cautelare, sono sottoposti a controlli mirati, ma si può essere sottoposti a controlli anche mediante una selezione casuale.

La prova antidoping comprende esami di urine e sangue. I risultati positivi si assestano attorno al 3,5% tra gli uomini e al 2% tra le donne.

Spesso, purtroppo, l’uso di sostanze dopanti è stato riscontrato anche nelle gare giovanili ed è soprattutto ciò a destare grossa preoccupazione; perché bisognerebbe ricordare, principalmente ai giovani, che se per qualcuno non è importante soltanto partecipare, almeno non può vigere la regola secondo la quale ‘vincere non è importante ma è l’unica cosa che conta’.

Lo sport è anche (anzi, soprattutto) divertimento, partecipazione, condivisione di emozioni con compagni e pubblico.

Detto ciò, l’augurio sincero è che le controanalisi possano smentire tutto e spazzare via ogni dubbio sulla giovane e talentuosa Eleonora Prigol.

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