“Faccio prima a lasciare te che il calcio”. Una frase forte, chiara, che non lascia spazio ad altre interpretazioni. Un “diktat” che fu pronunciato alle soglie del matrimonio da Nella Grossi al futuro marito.

Nella Grossi è una tifosa del Milan e del Pescara sin da piccola; un amore per le due squadre che l’ha portata a fondare nel 1977 il club Donne Biancazzurre (secondo solo al club Donne Rossonere), a diventare, nel 1991, presidente dell’Anfiscc (Associazione nazionale femminile italiana sostenitrici squadre di calcio) riconosciuta nel 1994 dalla Figc guidata da Antonio Matarrese, nonché coordinatrice di tutti i Milan club d’Abruzzo.

Ci è sembrato doveroso iniziare con lei questo articolo dedicato al mondo femminile del calcio, un mondo che sembra nascosto ma non lo è. Un mondo che cresce anche grazie all’occhio delle telecamere sempre attente a catturare il tifo delle belle ragazze e delle mogli o compagne dei calciatori sugli spalti.

Un mondo che nel 2013 è stato oggetto di un’indagine svolta da Indesit e GfK Eurisko focalizzato sull’atteggiamento femminile nei confronti del calcio e sugli stili di vita e valori delle donne appassionate di questo sport.

Indagine statistica che ha preso in esame un campione di 20mila donne in cinque paesi europei: Italia, Francia, Inghilterra, Russia e Turchia.

A sorpresa, proprio quest’ultima nazione è risultata al vertice con il 62% di appassionate che hanno dichiarato di sostenere la propria squadra. Per la donna turca, seguire il club del cuore è sinonimo di modernità.

In Inghilterra le tifose risultano essere il 30%; qui il calcio coinvolge in modo omogeneo l’universo femminile confermandosi sport popolare in grado di interessare anche quote delle upper class.

In Francia il 40% segue il calcio in televisione e il 12% frequenta lo stadio: l’indagine ha evidenziato come sia la nazione in cui il rapporto calcio-donne è il più stretto.

Fanalino di coda è la Russia dove solo il 4% delle donne segue il calcio; qui andare allo stadio è tipico di un’èlite culturale, sociale ed economica lontana quindi da usi e costumi nazionali.

E l’Italia? Nel nostro paese il tifo “rosa” è al 25% (con picchi del 35% durante Europei e Mondiali) sopratutto rivolto ai  grandi club come Juventus, Milan e Inter. Essere tifose di una squadra di calcio nel nostro paese, significa avere uno stile di vita dinamico, curioso, aperto alle novità ma altresì espressione di un momento di condivisione con il partner o gruppo di amici: è, in sintesi, un interesse che nasce dal desiderio di supportare la passione di amici o parenti.

Donne italiane, tifose appassionate ma non solo: tante sono le donne che del calcio fanno un lavoro come Sarah Castellana, giornalista sportiva attualmente impegnata nella trasmissione Quelli che il calcio.

Sarah, parlaci di te.

“Una giovane sognatrice siciliana di 25  anni che con coraggio, testardaggine e determinazione ha realizzato, quasi, gran parte dei propri sogni. Ma con la certezza che tra lavoro e famiglia sceglierà sempre la famiglia senza pensarci un secondo”.

Come nasce la passione per il calcio? Hai una squadra del cuore?

“La passione per il calcio nasce da sé quando sin da piccolissima hai la fortuna di essere portata allo stadio. Io ho avuto questa possibilità grazie a mio padre che mi ha trasmesso tutta la sua passione. Sono sempre stata una tifosa del Palermo, la mia città natale. Le prime partite dal vivo le ho proprio viste al Barbera. Oggi da giornalista cerco di restare più imparziale possibile e raccontare i fatti senza bandiere né tifi”.

Cosa pensi dell’aumento costante delle donne sugli spalti?

“Sono molto fiduciosa e mi auguro che donne e bambini vadano sempre più allo stadio. C’è ancora tanto lavoro da fare per raggiungere un livello accettabile di sicurezza negli stadi”.

Il tifo calcistico, secondo te, è ancora maschilista?

Le donne per antonomasia sono considerate l’anti calcio. Per questo mi diverte studiare e stupire con le mie conoscenze tutti coloro che hanno pregiudizi. Non c’è niente di più bello che vedere una donna impegnarsi per sconfiggere i preconcetti altrui. Per le donne è più complicato parlare di calcio, tifare e addirittura giocarlo. Le donne sono in grado impegnandosi di superare ogni limite, anche quello fisico. Quando riesci a farlo la soddisfazione è doppia”.

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