6 maggio 2017, Firenze. Un nuovo capitolo nella storia del calcio del nostro paese viene scritto nel capoluogo toscano.

La Fiorentina dei fratelli Della Valle apre gratuitamente le porte dello stadio Artemio Franchi per un match d’eccezione. In ottomila arrivano nell’impianto, un tempo teatro delle mitragliate di Gabriel Omar Batigol Batistuta.

Stavolta, però, non si tratta di ammirare le giocate del baby fenomeno Bernardeschi o i gol del bomber Kalinic; in questa circostanza, infatti, a giocarsi una partita di fondamentale importanza sono campionesse del calcio femminile.

Alla fine, la Fiorentina sconfigge per 2-0 il Tavagnacco, vola a +8 sul Brescia e si laurea matematicamente, per la prima volta nella sua storia, campione d’Italia del calcio femminile.

”E’ un progetto nato dal niente, siamo veramente molto soddisfatti”, le parole del presidente Andrea Della Valle alla fine della gara. Si tratta di un risultato sportivo fantastico, soprattutto se si pensa che la squadra femminile viola è nata appena due anni fa.

Un altro dato magnifico riguarda, poi, le già citate ottomila unità. In un paese come il nostro, dove il football a tinte rosa è praticamente privo di considerazione da parte dell’appassionato medio dello sport con la palla rotonda, raccogliere tante persone sugli spalti è realmente impresa titanica e, chissà, il segno che magari qualcosa stia realmente cambiando.

Dall’altra parte della Manica, tuttavia, allo stesso tempo, alcune colleghe delle campionesse viola proprio non vedono motivi per sorridere.

Si tratta delle ragazze del Notts County, che, a poco più di 48 ore dal debutto nel loro campionato, scoprono di dover rinunciare al proprio sogno e, soprattutto, al proprio lavoro a causa della crisi economica societaria.

L’aspetto clamoroso della vicenda riguarda il fatto che le atlete vengano a conoscenza dei fatti unicamente attraverso i media, a seguito del comunicato ufficiale di rinuncia al campionato da parte della società di appartenenza.

Immediate le reazioni di paura, di sdegno, di rabbia da parte delle calciatrici. Il centrocampista Danielle Buet, ad esempio, twitta: ”Grazie al Notts County, che ci ha lasciato senza lavoro e senza tetto”.

Il presidente del club (proprietario anche della squadra maschile), Alan Hardy, dal canto suo, afferma: “Sono devastato che non possiamo continuare il progetto Ladies, ma i numeri semplicemente non possono essere trascurati. Continuare sarebbe stato un suicidio finanziario. È un giorno molto triste per me ma i tifosi devono essere consapevoli che io ho fatto tutto il possibile per salvare il club.”

Un dramma (sportivo e non) per un gruppo di professioniste esemplari e, in molte unità, anche piuttosto titolato.

E la FA? La federazione inglese si è limitata, successivamente, ad affermare in una nota che “è consapevole della situazione e sta collaborando con tutte le parti coinvolte.”

E’ proprio il caso di dire, come farebbero da quelle parti, break your leg, girls!

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