Quel cartello l’avrete visto, almeno una volta nella vita: in tanti Comuni d’Italia c’è una via Ragazzi del ’99. Non è un inno alla “linea verde” che il mondo del calcio nostrano sembra aver intrapreso da qualche tempo a questa parte, ma un ricordo dei coscritti che nel 1917 compivano 18 anni e di conseguenza potevano essere arruolati e mandati a combattere nella Prima Guerra Mondiale: furono impiegati per la prima volta in battaglia nel novembre del 1917, dopo la disfatta di Caporetto, e risultarono decisivi per la vittoria della Prima Guerra Mondiale nel 1918.

L’agone è diverso, i tempi anche, il secolo è quello successivo: oggi parlare dei ragazzi del ’99 (1999, prego) significa mettere in evidenza i talenti che il mondo del pallone italiano sta vedendo sbocciare, o sta già consacrando come Gianluigi Donnarumma: scrivere del ragazzone di Gragnano, partito alle spalle di Diego Lopez e Abbiati e capace nell’arco di un anno e mezzo di prendersi i guantoni del Milan e della Nazionale, da secondo di Buffon, sarebbe un esercizio di stile superfluo. Timido fuori dal campo quanto leader dentro, capace di reagire agli errori con determinazione e di commuoversi ammirando il video-augurio per i suoi 18 anni realizzato dai compagni di squadra, “Gigio” è un predestinato. Difficile esprimere qualcosa di diverso davanti a chi ha già fatto vedere di tutto. Considerato l’erede naturale di Buffon, il Milan è pronto a tenerselo stretto per allontanare le sirene straniere (o bianconere). Ne parleremo per i prossimi 20 anni: e allora è giusto scoprire quali sono i migliori talenti azzurri nati nel suo stesso anno. Esaminandoli, scopriamo che l’asse Milano-Bergamo è quello più fruttuoso: ma c’è tanto altro talento disseminato per lo Stivale, per la gioia del Ct Ventura e dei selezionatori delle rappresentative giovanili.

Viaggiano in coppia Alessandro Bastoni e Filippo Melegoni: difensore mancino il primo, centrocampista dai piedi buoni e dal fisico imponente il secondo. Classe 1999, Gasperini li ha lanciati dal 1’ nella sua Atalanta a gennaio, contro la Sampdoria. 7 in pagella per Bastoni, sufficienza piena per Melegoni. E tanto è bastato per ribattezzarli i “nuovi Caldara e Gagliardini”: potere del vivaio di Zingonia, che ha prodotto due pietre che nel frattempo hanno arricchito le collane di Juventus e Inter, e dei “millennials”, per i quali icone e riferimenti cambiano in fretta, a volte troppo. Gasp ci ha pensato due volte prima di confermarli, anche perché la Dea quest’anno corre per l’Europa che conta: fanno esperienza con la prima squadra, ma il tempo è dalla loro parte. Chi invece è già andato in rete con la maglia dell’Atalanta è Emmanuele Latte Lath: nome da supereroe dei fumetti, 18 anni e nazionalità ivoriana (il papà arriva di lì), gioiellino di Zingonia. Dall’Esperia Cremona è passato a Bergamo senza accusare il colpo: 23 gol in 29 partite nel suo anno più prolifico (con gli Allievi, vincitore del Torneo Arco di Trento). Ha nella velocità e la rapidità le sue qualità migliori: chiedere conferme a Lichtsteiner e Neto, non due qualunque, bruciati da “Latte”, come i compagni di squadra lo chiamano, nel centro del 2-3 in Juventus-Atalanta, ottavi di finale di Coppa Italia giocati a gennaio a Torino.

Prendiamo l’auto e da Bergamo ci spostiamo a Milano: i colori sociali restano però nerazzurri, perché in attacco chiede spazio Andrea Pinamonti. “Torello” nato a Cles, in Trentino, vicino a tante località frequentate dalle squadre di Serie A durante la preparazione estiva: numero 9 molto abile nel ruolo di centravanti, dotato di un tiro potente e preciso e di un’ottima tecnica di base. 17 reti in 18 partite con la Primavera di Stefano Vecchi, già due presenze tra Europa League e serie A con la prima squadra, a tanti ricorda il romanista Edin Dzeko, ma all’Inter ha un maestro d’eccezione come Mauro Icardi. Chissà che non possa formare la coppia del futuro in Nazionale con Gianluca Scamacca: fisico possente, esplosività, un tocco morbido e una grande abilità nel fare sponde per i compagni. In Olanda, dove era passato a soli 16 anni nella squadra B del PSV, lo chiamavano “Lo Zlatan Ibrahimovic Italiano”. Talento cristallino fin da quando tirava i primi calci ad un pallone, con le maglie della Polisportiva “Delle Vittorie” e della Cisco Roma. A 10 anni, la Lazio lo ha cresciuto calcisticamente, a 14 la Roma ne ha fatto un potenziale campioncino, emigrato in Jupiler League (La serie B olandese). Il Sassuolo lo ha riportato in patria a gennaio: e sotto l’egida di Eusebio Di Francesco hanno preso il volo Berardi e Sansone, tanto per citarne due.

Percorso diverso, ma potenziale simile per Alessio Zerbin: a gennaio era uno dei 60 giovani convocati per uno stage dell’Under 18, l’unico che non era tesserato per un club professionistico. Cresciuto nel Gozzano (serie D piemontese) e con un passato nelle giovanili del Novara, lo ha pescato il Napoli, che lo ha tesserato sul “gong” del mercato invernale: a sceglierlo il ds Cristiano Giuntoli, che ai tempi di Carpi aveva scovato tra i dilettanti Kevin Lasagna. Zerbin doveva andare per sei mesi in prestito al Carpi Primavera, ma il 31 gennaio ha scoperto una piacevole sorpresa: niente più prestito, la Primavera la sta vivendo a Castelvolturno.

Tanti nomi dalla cintola in su, potrebbe obiettare qualcuno: nessuna paura, la scuola italiana dei difensori resta viva. E vegeta. Chiedere conferme a Luca Pellegrini, terzino sinistro nato il 7 marzo 1999. Uno che già l’anno scorso giocava sotto età, già blindato grazie al suo agente Mino Raiola (contratto fino al 2018). Spalletti lo ha precettato con i senior, lui non si monta la testa, studia ragioneria e se la cava in inglese e anche in spagnolo. Prove di trasferimento all’estero, come Luca Ercolani, coetaneo un anno fa passato direttamente dalle giovanili del Forlì al Manchester United? Tutt’altro, il sogno è giocare con l’amico Donnarumma. Manco a dirlo. In fascia difende anche Andrea Mastino, sardo e del Cagliari: grande personalità, utilizzabile da terzino destro e sul versante opposto, come ha fatto vedere all’esordio con la Prima Squadra in Tim Cup (ko per 0-3 a Genova). Rapidità, aggressività e  senso della posizione i suoi punti di forza: completa il pacchetto dei laterali un “figlio d’arte”, immancabile: è Samuele Birindelli, successore di quell’Alessandro che per anni ha rappresentato l’usato sicuro in casa Juventus.  Pisano doc, alla vigilia di Natale l’ha lanciato da titolare in B “Ringhio” Gattuso, uno che di calciatori con cuore se ne intende: l’anno scorso festeggiava la promozione del Pisa, ora…ci gioca. E con profitto. Papà Alessandro, che a Pisa è nato e che con il Pisa ha giocato nella stagione 2008-2009, prova a tenere un profilo basso. Nella Top 10 non può mancare un portiere, perché Donnarumma non è solo: l’anno scorso a vincere il premio “La giovane Italia” è stato Maurizio Schaeper, oggi nella Primavera del Napoli ma con un avvio di carriera condizionato da un fisico esile per un ragazzo che sogna di indossare i guantoni da portiere. “Ha una marcia in più, quando ci parli sembra un quarantenne. E’ serio e maturo” raccontano di lui. Per i ragazzi del ’99, nel terzo millennio,  la chiamata alle armi è una maglia da titolare. E allora, basta invertire due vocali: vai, o meglio andate. E fateci sognare.

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