Mancano ormai solo quattro giorni alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Rio. All’evento che sarà trasmesso in tutto il mondo non sarà presente il marciatore azzurro Alex Schwazer, che la sera del 6 agosto partirà comunque per il Brasile: il marciatore è atteso dall’udienza del Tas che l’8 giudicherà le sue ragioni dopo lo stop dovuto alla positività riscontrata in un campione di sangue prelevato lo scorso 1 gennaio. Ad accompagnare Schwazer ci sarà anche il suo allenatore, il professor Sandro Donati, una colonna della lotta al doping in Italia, che ha spiegato a ‘Io gioco pulito’ perché ci si è ridotti all’ultimo momento: “E’ stata una delle tante imposizioni che ci sono state fatte dalla Iaaf. Il Tas di Losanna aveva offerto un’udienza a Losanna e si stava disponendo la data del 27 luglio. Loro poi hanno tirato fuori la storia che hanno bisogno di esaminare le carte, che hanno tutte loro e che a noi danno col contagocce, e accampando questa scusa insieme a quella degli impegni del loro avvocato hanno fissato una data ad agosto e il luogo. Il Tas non ha potuto dire niente essendo un organo arbitrale. Mi ha colpito l’automatismo: la parte forte, che aveva tutto l’interesse a rimandare, ha potuto fare tutto quel che voleva. Una federazione internazionale contro un soggetto singolo fa il bello e il cattivo tempo, c’è uno squilibrio totale. Non me ne ero mai reso conto, così come del costo pazzesco che hanno questi procedimenti: solo un atleta professionista può affrontare queste spese. Già andarsi a difendere al Tas significa che devi prendere un avvocato svizzero, affrontare il costo di viaggi, di traduzioni e simili. Siamo arrivati al punto di dover organizzare per Alex una raccolta fondi attraverso Libera e Banca Etica: non sappiamo ancora quanto verrà chiesto dal Tas di Losanna ma si parla di cifre tra i 20 e i 25 mila euro. Poi c’è il costo di un avvocato svizzero e uno italiano, e tenga conto che l’avvocato Brandstaetter ha difeso gratis Alex. Poi ci sarà da pagare un chimico italiano e un chimico olandese. Se si considera che sono state già pagate le controanalisi siamo già sopra i 40 mila euro. Speriamo di poter consentire ad Alex di non essere non solo cancellato come atleta ma anche distrutto dal punto di vista economico: questo è un sistema spietato”.

Donati poi ripercorre la cronistoria di questa bruttissima vicenda, che ha coinvolto un atleta che dopo la squalifica di 3 anni e 9 mesi per epo (arrivata nel 2012) aveva dimostrato di aver voltato pagina: “L’intenzione della Iaaf di impedire a Schwazer di difendersi è manifesta, lo si capisce dai tempi: l’analisi del campione positivo è stata mandata il 13 di maggio e la Iaaf se l’è tenuta fino al 21 giugno fissando già le controanalisi per il 5 luglio… Quale altro fine aveva se non quello di impedire ad Alex di difendersi, spingendolo fuori tempo massimo? Visti i tempi necessari per le controanalisi siamo arrivati all’11 luglio, data della scadenza per le iscrizioni per Rio. Una possibilità è rimasta in vita perché il Coni ha inserito Alex nella lista sub giudice. Schwazer è stato bombardato dal punto di vista psicologico: fissando l’udienza a Rio sapevano benissimo che sarebbe dovuto andare in Brasile appositamente, e che sarebbe stato impossibile trovare le energie psicologiche per l’eventuale gara”.

Schwazer, racconta Donati, ha trovato ben pochi appoggi nel mondo dello sport: “Ci sono componenti del Coni e della cosiddetta Nado Italia decisamente ostili. Poi ci sono altre componenti che sono state più neutrali. Malagò è una delle poche ‘persone persone’: ho visto altri dirigenti che sono scomparsi dopo che mi avevano detto ‘Sandro questo è uno schifoso imbroglio’”.

Adesso tutto dipenderà da quel che accadrà il 9 agosto a Rio de Janeiro: “Ma la situazione è squilibrata in partenza: d’altra parte chi nomina i soggetti che operano nel Tas? Sono sempre nominati da altri organismi sportivi, nazionali o internazionali. Se uno va lì come singolo soggetto ci si trova in una situazione difficile: chissà il soggetto federazione internazionale con cui ci si scontra chissà quanti ne conosce di questi arbitri, quanti rapporti e consuetudini ha avuto in passato… Per noi è un terreno sconosciuto. Ci hanno chiesto di scegliere un arbitro e lo abbiamo fatto, ma chi lo conosce? E’ difficile difendersi da qualcosa che non hai assolutamente fatto. Tutta la procedura portata avanti dalla Iaaf è piena di buchi e punti oscuri: già il controllo fatto a capodanno sì è possibile, ma mi domando quanto fosse indispensabile. Quel che è sicuro è che quel giorno il laboratorio antidoping era chiuso, e questo significa che chi ha fatto il controllo ha avuto il campione in mano per un sacco di tempo, fino alla mattina successiva, e questa è una cosa non bella. Poi non sappiamo in che città siano state portate e in che locale. Poi come sono state conservate, chi entrava in questi locali? Non ne abbiamo idea. Poi c’è la perla della consegna al laboratorio di Colonia con l’indicazione esplicita che i campioni provenivano da Racines, compromettendone l’anonimato visto che a Racines c’è un solo atleta di alto livello che si chiama Alex Schwazer. Noi sosterremo che la federazione internazionale ha manifestato un atteggiamento persecutorio. Qui non si tratta di giocarsela alla pari, ma di avere a che fare con un soggetto che si rotola nelle norme che si è fatto da solo e che sono di auto-tutela. Non è nemmeno prevista la fattispecie di una manipolazione: bisogna costruirla. E poi sulla base di quali regole la valutano, se non ci sono. Non necessariamente la manipolazione va fatta dall’organismo che fa il controllo: può essere anche fatta da soggetti terzi. Basti pensare alla manipolazione di una bevanda due giorni prima del prelievo… Tutto il discorso è di un automatismo notarile che favorisce chi gestisce la questione. Pensi poi che mentre la federazione internazionale aspettava da Colonia il risultato di questa analisi richiesta dopo mesi, probabilmente per sentirsi più ‘sicura’, aveva avviato una procedura disciplinare contro Schwazer per cercare di accusarlo di aver fatto una specie di gara il 13 marzo. Questa è una cosa veramente grottesca: Alex aveva fatto un allenamento da solo in mezzo alle macchine facendo delle prove cronometrate da me davanti a 4 responsabili della Fidal che erano venuti a visionarlo in vista del campionato del mondo che ci sarebbe stato dopo un mese e mezzo. Poi ci sono tanti altri particolari, tante cose strane, tante sfere di cristallo di cui disponeva la Iaaf… Avevamo chiesto anche l’analisi del Dna, ma siamo stati rimandati alla Iaaf: per non far scivolare ulteriormente nel tempo l’udienza abbiamo dovuto rinunciare a questa prova. Ma questo è un qualcosa che vedremo dopo, con altri particolari che approfondiremo nel procedimento giudiziario”.

Resta una flebile speranza per un atleta che, nonostante tutto, spera di poter gareggiare il 12 agosto nella 20 km e il 19 nella 50 km: “Alex in questo frangente ha dimostrato di essere un ragazzo molto saldo e dignitoso, capace di farsi forza. Ha avuto giorni di abbattimento ma si è sempre allenato. Magari capitavano giorni in cui non aveva dormito la notte, vomitando per la sofferenza, in cui dopo 6-7 chilometri decidevamo di tornare alla macchina. Mi dispiace anche raccontare queste cose perché so che qualcuno godrà… Adesso è in condizione discreta, e se la cosa dovesse finire bene farebbe comunque la sua figura. Questa vicenda farà sparire dall’atletica un grande campione che aveva ritrovato una via corretta”.

Infine Donati non risparmia un commento sul caso doping che ha coinvolto la Russia: “Si sa quello che ha fatto la Russia. Ma la domanda da fare è: chi l’ha coperta fino ad ora? La Iaaf in testa, diversi suoi dirigenti hanno preso una barca di soldi per insabbiare. E sono sbalordito che si possa dare credito a un controllo antidoping in cui ci sono 10 mila punti oscuri che hanno come matrice comune la federazione internazionale di atletica”.

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