E pensare che all’inizio Don Hari stava per lasciare il seminario. Il motivo? “Giocavo solo un’ora con la palla. Ero abituato ad allenarmi almeno 3-4 ore al giorno”.

Hari Haran è nato nello Sri Lanka nel 1981. In Italia è arrivato 4 anni fa, nel 2013, per occuparsi della piccola parrocchia di Porto Sant’Elpidio. Senza dimenticare la sua passione per il basket. Dal 2016, infatti, Hari Haran è stato tesserato per la squadra locale di basket del San Crispino. “Lo sport mi diverte – dice – ed è un’occasione per comunicare la mia storia di testimonianza”. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Un tiro al canestro e una notte passata sui libri. È andata avanti così per Hari la vita in seminario. La passione per il basket, invece, viene da lontano, quando Hari aveva 7 anni. Mamma casalinga, papà poliziotto, Hari ha trascorso la sua giovinezza al campetto. “Giocavamo a cricket – ricorda – anche se le strutture erano concentrare solo nelle grandi città”.

A 15 anni Hari diventa capitano della squadra locale di cricket. Prima di iniziare l’esperienza del seminario, a 19 anni. “Dopo una settimana sono tornato a casa – racconta – perché c’era poco spazio per lo sport. Poi ho capito che la mia vita aveva perso un pezzo. Ho capito che la mia strada era quella del seminario”. Così arriva il trasferimento in città, a Kandy, dove Hari ha la possibilità di assistere alla sua prima partita di basket. “Ho pensato: questo deve essere lo sport più bello del mondo”, racconta con un sorriso. A Kandy ci sono almeno due ore di tempo, in seminario, da dedicare allo sport. Così Hari impara le regole fondamentali per il basket: prima il rimbalzo, poi il palleggio, infine il tiro e il salto. Dopo 2 anni di allenamenti riesce a entrare nella squadra del seminario: “Un sogno realizzato”, ricorda. Poi l’arrivo in Italia, a Roma. Qui Hari ha frequentato un collegio internazionale con seminaristi da tutto il mondo. “Dopo pranzo avevamo tempo per lo sport. Così avevo la possibilità di allenarmi tutti i giorni”, sorride. Forse, esagerando. “Ogni volta che dovevamo tornare in camera per studiare ripetevo: ‘l’ultimo tiro, l’ultimo tiro!’”.

Anche il vescovo, quando è stato il momento di ordinarlo sacerdote, si è ricordato di lui. “Eri tu quello sempre in ritardo”, racconta. Una delle prime cose che ha fatto Hari una volta arrivato a Porto Sant’Elpidio è stata cercare un campetto da basket. “In un anno mi sono strappato 6 volte. Anche il parroco mi ha ammonito”, sorride. Nel gennaio 2014 Hari è riuscito ad entrare nella squadra del CSI (Campionato Sportivo Italiano), raggiungendo la vetta della classifica. Poi, la possibilità di allenarsi con il San Crispino, in promozione. “Quest’anno il capitano della squadra ha deciso di tesserarmi”, racconta. Gli allenamenti sono il lunedì e il mercoledì, le partite nel fine settimana. Don Hari gioca come guardia. “Sono alto solo 1.81”, sorride. “All’inizio mi hanno accolto come un giocatore normale. Poi quando hanno scoperto che ero un prete non potevano crederci”, racconta. Obiettivi? Nelle prossime partite don Hari farà il suo esordio. “Non ho un traguardo preciso. Voglio solo stare in amicizia con gli altri, praticare sport, ascoltare se qualcuno ha bisogno“. Rigorosamente senza dire parolacce. “E poi almeno 4-5 punti a partita spero di metterli. Se ripenso ai tiri sbagliati capita di rimanere sveglio tutta la notte”.

 

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