Djokovic, Federer, Nadal, Murray. Sono loro i tennisti che, da almeno un decennio a questa parte, hanno monopolizzato il tennis mondiale. Da un lato la classe cristallina di Roger, dall’altro la grinta famelica di Rafa, a loro volta in contrasto da una parte con la costanza, spossante, di Andy, dall’altra con la solidità, a tratti disumana, di Nole.

Ma fra 5 anni,  quando questi campioni saranno –  presumibilmente – sulla via del tramonto, chi prenderà il loro posto?

Ascoltando gli esperti del settore verrebbero fuori parecchi nomi. Dall’istrionico – e un po’ tamarro – Nick Kyrgios al promettente Borna Coric, dall’imprevedibile Alexander Zverev all’indecifrabile Thanasi Kokkinakis. Ma probabilemte, il primo nome nella lista è solo uno: Dominic Thiem.

Thiem ha in realtà uno svantaggio : è un classe ’93, ed è quindi relativamente “vecchio”, se si considera che gli altri su citati sono almeno di 2 anni più giovani. Eppure l’austriaco è al momento il tennista più promettente che ci sia in circolazione. E non solo perché possiede nel suo repertorio un rovescio pazzesco, ma anche perché, nel giro di un anno, è riuscito a conquistare 6 titoli ATP, arrivando a pochi passi dalla top 10.

La sua carriera nasce di fatto quando il padre lo iscrive alla prestigiosa Tennis Accademy di Gunter Bresnik, a Vienna. Corre l’anno 2005, Dominic ha appena 12 anni, eppure mostra un talento davvero smisurato.

Con Bresnik instaura un legame fortissimo, tant’è che tuttora è lui il suo allenatore, nonché persona di fiducia. Con lui raccoglie i primi successi a livello juniores, tra cui la vittoria ad un’edizione dell’Orange Ball e una finale ai Roland Garros per juniores. Con lui supera le difficoltà iniziali dell’approdo al professionismo, minato anche da una crescita fisica improvvisa che destabilizza le sue difese immunitarie all’età di 17 anni.

Ma una volta imboccata la strada giusta, la scalata verso i vertici del ranking è tutta in discesa. Le dure sessioni di allenamento, unite alla classe pura di cui è dotato, lo proiettano tra i primi 100 al mondo appena ventenne.

Da qui, però deve iniziare a fare i conti con giocatori di tutt’altra pasta. Affermarsi con tennisti  più esperti non è affatto facile, e le sconfitte ai primi turni sono ben più frequenti delle vittorie. Ed è qui che Thiem dimostra di avere non solo talento, ma anche cervello. Perché lui non si accontenta di essere un tennista fra tanti, di giocare a alti livelli senza però primeggiare. Al contrario, ha un unico obiettivo: vincere.

Per questo intensifica le sedute di allenamento, passando ore e ore sui campi da tennis senza farsi influenzare dall’ambiente esterno. Bresnik lo segue passo passo in questo percorso, spronandolo e guidandolo come una figura paterna.

Risultato? Dal maggio 2015 al maggio 2016 inanella una serie impressionante: 6 titoli ATP vinti su 7 finali disputate. Soprattutto sulla terra rossa il suo livello di gioco cresce vertiginosamente, ed anche sul cemento mostra enormi progressi. A Roma, poco più di una settimana fa, si toglie anche lo sfizio di eliminare un acciaccato Roger Federer.

Ora in molti vedono in questo ragazzo un vero prodigio. I paragoni coi grandi del passato si sprecano, e soprattutto l’Austria intera vede in lui il nuovo Thomas Muster, il King of the clay degli anni ’90.

Peccato però che, per ora, Thiem trovi le porte del successo sbarrate. Perché lì,  ai vertici, ci sono sempre quei 4 “mostri”, che non hanno nessuna intenzione di abbandonare i loro troni e continuano a spadroneggiare.

Ma in realtà, a noi amanti del tennis questo scontro generazionale non può che fare piacere. Sono dei cicli storico-sportivi che non possono che appassionare il grande pubblico. Per questo, non ci resta che metterci comodi sul divano, piazzarci davanti alla TV e goderci gli scontri epici che solo questo sport sa regalarci. Aspettando che le nuove leve scalzino gli attuali detentori del trono.

FOTO: APA

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