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Dino Alinei: il Napoli e la sua collezione…Anema e Core!

Federico Baranello

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Napoli è sinonimo di storia, cultura, politica, economia, arte e natura. E’ sinonimo di musica, teatro e buona cucina. Napoli è la fantasia al potere, conosciuta in tutto il mondo con le sue stravaganze, bellezze e contraddizioni che la rendono unica. Napoli è la città del sole e del mare, che abbraccia uno dei golfi tra i più belli e celebrati al mondo. Se si pensa poi a Napoli con l’occhio di chi segue il calcio, non si può non pensare a Maradona che con la città ha creato un binomio indissolubile: Campá cu te, sempe cu te, pe’ nun muri’! Un Amore mai sopito quello dei napoletani per “El Pibe de Oro”, un amore grande come quello che prova Dino Alinei per il suo Napoli.

Dino ha sessantasei anni, è un Medico Radiologo, “fidanzato con Fedora quando ancora le figurine si attaccavano con la colla e sposato poi nel 1974” ci dice. Dino non è tifoso del Napoli, lui con il Napoli ci fa l’amore…”Cominciai a frequentare lo stadio all’età di quattro anni sulle spalle di mio padre: era Napoli – Torino del 1955 (2-2), allo stadio al Vomero, prima di campionato ed esordio per Vinicio. Dopo 2’ Vinicio segna. Ero piccolo ma ho ancora negli occhi la festa per quel gol: gli abbracci, le urla, i mortaretti, rimasi scioccato. Da allora non ho più smesso di andare allo stadio, non ho più smesso di seguire il mio Napoli. Ero bambino ma leggevo il Corriere dello Sport e Il Calcio Illustrato e quando a scuola ero chiamato a scrivere un tema, usavo dei vocaboli che sbalordivano le maestre: erano tutti termini presi in prestito dal mondo del calcio. Molte di quelle riviste fanno parte ora della mia collezione, nel senso che sono proprio quelle che avevo da bambino, oltre a tutte quelle che ho trovato in seguito nel corso degli anni”.

La voce di Dino ha un timbro deciso e fiero, con quell’inflessione tipica di queste parti, ma al contempo ricercata e nobile. Il Napoli è tradizione di famiglia in casa Alinei, …Anema e Core, “Papà era l’otorino di fiducia del Napoli negli anni che vanno dal ’62 al ’74 ed aveva la Tessera di Servizio per accedere allo Stadio, ma non voleva nulla gratis, non voleva sembrare uno che approfittava della situazione e così comprava anche l’abbonamento con il quale faceva il suo ingresso. Ebbe un passato da calciatore in serie C con la Bagnolese negli anni ’40. Arrivò Amadei a Napoli, prima da calciatore e poi da allenatore, e diventò un amico di famiglia. Veniva spesso a casa nostra. Noi abitavamo in un palazzo in centro storico e lui arrivava ogni mercoledì con la sua Giulietta gialla. Non vi dico cosa succedeva sotto casa, una ressa infinita di gente. Appena arrivava a casa nostra chiedeva sempre a mia madre se poteva preparare la “panzanella”, ne era ghiottissimo. Mi ricordo anche che vidi Napoli – Juventus (2-1) del 6 dicembre 1959, in braccio alla moglie di Amadei, la Sig. Rita. Io ero sulle sue gambe e lei per il nervosismo che la partita gli trasmetteva, senza rendersene conto, si mise il mio colletto del cappotto in bocca: me lo rovinò tutto”.



Dino non poteva che essere un grande tifoso del Napoli vista la sua infanzia, ma qualcosa scatta dentro di lui al punto di farlo diventare anche un collezionista: “Come la maggior parte di coloro che raccolgono memorabilia iniziai a collezionare le figurine. I miei genitori me le compravano solo se mi comportavo bene, erano un premio alla mia condotta. Si trattava delle figurine sagomate e cartonate, che risultavano pesanti, come quelle Cremifrutto che ritraevano il giocatore in piedi, in commercio dal 1962 al 1966. Bellissime. Ricordo anche quelle che si prendevano dal dispenser delle “Gomme masticanti”: inserivi 10 lire e giravi la manovella. Poi sono passato al cartaceo, in particolare i biglietti delle partite. Prima erano bellissimi, con delle grafiche davvero spettacolari, in particolare quelli della nazionale italiana. Erano tutti dell’Istituto Grafico Bertello di Borgo San Dalmazzo. Ora continuo a collezionarli, ma ritengo abbia poco senso, non mi attraggono molto hanno perso il loro fascino…quella poesia insita. Arrivato poi a una certa età sono stato più attratto dagli oggetti del campo, dalle “reliquie” possiamo dire, maglie in particolare. Ora è più facile trovare maglie ma prima un calciatore ci faceva l’intera stagione e spesso anche più di una. Bisognava arrivare a lui direttamente o entrare nella cerchia dei suoi familiari. Una curiosità …alcune maglie le ho trovate tramite il “mercato delle pezze” a Ercolano. Tutte le mattine alle 04:00”, nuje ca perdimmo ‘a pace e ‘o suonno, “iniziava il mercato, un mercato che esiste ancora. Scaricavano balle di abbigliamento usato piene di tutto e io compravo a scatola chiusa. Devo dire che così facendo ho acquistato anche un sacco di cose inutili, perché l’accordo era che tutto quello che era “azzurro” era mio. Ora devo dire che con WhatsApp è più facile, ti fanno una foto e decidi se t’interessa o meno. Prima o andavo personalmente oppure se mi chiamavano dovevo prendermi tutto. Con questo metodo una volta trovai addirittura una maglia di Pontel del 1961, da non credere”.

Dino è una valanga di ricordi ed emozioni che potrebbero sconfinare in concitazione, ma lui no, lui parla “assestato”: “Una volta, in un mercatino, trovai una figurina di Dolo Mistone terzino sinistro e bandiera del Napoli da metà anni ’50 a metà anni ’60. Misi la figurina nel portafoglio per poi sistemarla in collezione come faccio sempre. Quella volta me ne dimenticai e mi rimase nel portafoglio per qualche tempo. Un giorno, mentre ero a lavoro al centro diagnostico, ho sentito di un paziente che una volta entrato ha esordito dicendo Buongiorno, ho un appuntamento mi chiamo Dolo Mistone. Non credetti alle mie orecchie, andai fuori dal mio studio e arrivai nella segreteria e lo vidi. Tirai fuori la figurina, così per fargliela vedere, solo per fargli piacere. Invece lui ha creduto che io me la volessi far autografare. In realtà io non volevo perché comunque mi avrebbe deturpato la figurina, ma non ebbi il coraggio di dirgli di no. Ce l’ho ancora così. Fu un grande giocatore, e giocò praticamente sempre e solo con il Napoli. Era un terzino che si lanciava in attacco e a tal proposito diceva: se si lancia in attacco Facchetti lo chiamano “fluidificante”, se lo faccio io sono pazzo. Fu una grande bandiera del Napoli in un periodo difficilissimo”.

Dino ha una collezione immensa fatta di tantissime foto, figurine, dischi, sciarpe, bandiere gagliardetti, programmi, biglietti e maglie. Tra i tanti “pezzi” anche gli statuti del Naples Foot-ball Club e dell’Unione Sportiva Internazionale in Napoli del 1916, antesignane della compagine azzurra: due pezzi più unici che rari.

“Ho inseguito tantissimo la maglia anni ’50 di Comaschi”, prosegue con il suo racconto Dino, “così come ho faticato molto per avere un album di figurine fatto a Napoli nel 57/58, Ed. Lo Sport. Per me era un ricordo d’infanzia e quindi era davvero molto ambito da parte mia, ma la persona che lo aveva non voleva cederlo. Gli ho fatto la corte per oltre un anno, poi un giorno, complice forse l’atmosfera natalizia, cedette alla mia offerta. Ho anche la fascia da Capitano di Maradona e la maglia di Juliano, oltre alla maglia di Beppe Savoldi con la coccarda della Coppa Italia del ’76.

Nel 1979 Dino ha anche conseguito il patentino di Allenatore Dilettanti: docente in quell’edizione il bicampione del mondo nel ‘34 e nel ‘38 Giovanni Ferrari. Dino è stato anche il Presidente dell’Associazione Italiana Napoli Club per un triennio a partire da fine anni ’90. L’Associazione, nel periodo di Maradona, ha raggiunto oltre 900 club affiliati in tutto il mondo.

“Il collezionismo è cambiato molto, così com’è cambiata molto la società, con il sempre crescente utilizzo della tecnologia. Ora siamo facilitati nel trovare e cercare il “pezzo” mancante, anzi vediamo “cose” che non sapevamo nemmeno esistessero. Il sapore della ricerca diretta, il frugare in cataste di cose impolverate, sporcarsi le mani era un’emozione diversa. La tecnologia ci consente di avere il mondo in casa, ma i vantaggi tecnologici sono vanificati dall’assenza di emozione. Certo ora ho un archivio elettronico, foto disponibili tramite mail, WhatsApp e altre diavolerie varie, ma al contempo la tecnologia ha decretato la fine di alcuni tipi di collezionismo quali biglietti e abbonamenti per esempio, che ora sono caricati su di una card o stampati a casa su carta A4”.

Dalla terrazza di casa sopra Mergellina Dino ci saluta, e noi lo ringraziamo per aver condiviso la sua storia a tinte azzurre. “Il mio desiderio?” aggiunge Dino, “è trovare quello che non ho ancora trovato”.

Dino, sulle spalle del padre nel 1955 al Vomero e nel 1981 è lui a portare sulle spalle il figlio al San Paolo. Nel 2011 è il nipote a salire sulle sue spalle: la dinastia degli Alinei continua.

 

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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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