Arturo Diaconale, a capo della Comunicazione della Lazio ospite di Michele Plastino a Goal Di Notte,  partecipa a un Forum con Vincenzo D’Amico, Sandro Agostinelli (gruppo Teleroma) Alberto Ciapparoni (RTL), Pino Capua (Goal di Notte), Gianluca Teodori (RDS), Simone Pieretti (Il Tempo).

Michele Plastino: Io non vado allo stadio. Una delle frasi che mi ha fatto arrabbiare è stata questa: “Chi non va allo stadio per Lotito stia a casa”. Che mi dici per tornare?

Chiedere ai tifosi di non andare allo stadio è una pressione forte. Una parte della tifoseria laziale ha pensato che disertando lo stadio sarebbe cambiata la proprietà. Dopo 12 anni questa politica non si è rivelata produttiva. La Lazio è rimasta a Lotito che, seppur a fasi alterne, sta compiendo un lavoro importante. Da anni non ricordo un 6-2 in trasferta. Ringrazio i tifosi che sono andati a Pescara, una trasferta difficile. Non ci si dovrebbe lasciar trascinare dalla “pancia”. La dirigenza è sistematicamente minacciata e insultata. Lotito va in giro con la scorta. Vi sembra normale?”.

Vincenzo D’Amico: tutti gli ex presidenti non viaggiavano con la scorta, Lotito si. Perché??

Molti presidenti sono rimasti in carica per un periodo limitato. Lotito è minacciato perchè all’interno della tifoseria si è creata una spinta mirata a sottrargli la società. Forse si sperava che qualcuno più munifico potesse intervenire e riportare la Lazio all’era di Cragnotti. La Lazio oggi è divisa in due: un bene materiale, di Lotito, l’altro immateriale, dei tifosi. L’errore è proprio questo. La Lazio è unica: non può avere due anime”.

Agostinelli: prima di ricoprire il ruolo istituzionale, capitava che ci fosse quest’aria di protesta verso la Lazio? Non trova grave che un presidente vada in televisione a dire “non me ne frega niente” di fronte alla contestazione?

“Lotito ha il suo carattere. É spontaneo. Si è sentito provocato. Sono in una società che si sentiva in stato d’assedio. Mi ha chiamato Lotito. Così come poi ha chiamato Peruzzi. Evidentemente il Presidente ha ritenuto opportuno assegnare dei ruoli. Peruzzi, in particolare, ha capacità, esperienza, conoscenza e, sopratuttto, quella moderatezza assolutamente necessaria a questa Lazio. Stefano De Martino e Igli Tare sono stati parafulmini di tensione ingiustificata. E comunque anche Lotito ha un cuore: lo ha manifestato ad Amatrice, quando si è commosso. L’attenzione e l’aiuto che ha fornito alle popolazioni passano sottotraccia”.

Pieretti: Lotito non è stato obbligato a prendere la Lazio. Poi ci si è messa di mezzo la politica. Può consigliare come riavvicinarsi alla squadra amata?

Nel momento in cui Lotito ha rilevato la Lazio si è ritrovato con 500 milioni di euro di debiti. Se non avesse pianificato un programma ad hoc, la società sarebbe fallita. Lotito è stata l’unica soluzione realizzabile in quel momento. Calleri si guardò bene dal prendere la Lazio. Si parla di amore e sogni. Il sogno svanisce a contatto con la realtà, quindi non bisogna costruire sull’irrealizzabile. I risultati, che sono volubili, sinora danno ragione. Ah, visto che siamo in tema di metafore, non facciamo come il marito che per fare dispetto alla moglie… ”.

Capua: lo stadio è vuoto non solo per colpa di Lotito, ma lui non sa proteggerlo. Perchè la società non compie uno sforzo e acquista un calciatore?

L’Olimpico vuoto è figlio di tante situazioni. Non solo della disaffezione. É una struttura obsoleta per il calcio, ha un accesso difficoltoso. Lo stadio nuovo non è un atto d’amore, ma di business. Sul Flaminio ho un atteggiamento realistico. Si può realizzare. E infine il mercato: se a gennaio non c’è nessuno che possa rinforzare la Lazio, non si prende. Innesti come Murgia e Lombardi, potenzialmente da nazionale, sono dei rinforzi”.

Ciapparoni: non ritiene che la linea della politica societaria abbia prodotto il disastro attuale? Non ha esigenza di chiedere scusa?

“Credo che la linea della Lazio sia basata sulla difesa ed è stata imposta dalla contestazione. Questa società deve parare sempre colpi. Chiedere scusa? E di cosa? Nessuno ha la verità assoluta. Ci sono stati errori da ambo le parti. La società è cresciuta e la squadra è rinforzata. Se si innescasse un clima diverso, la Lazio perseguirebbe altri obiettivi”.

Teodori: non ritiene che in questi mesi la Lazio, da un punto di vista comunicativo sia decisamente arretrata?

“Non è la prima volta che si affrontano certi argomenti. Molte campagne di destabilizzazione sono figlie di accanimento mediatico probabilmente legato a qualche potere forte. Bisogna senz’altro impegnarsi sulla comunicazione, cavalcando nuovi strumenti. Siamo i primi a voler moltiplicare gli abbonati”.

Chiude Michele Plastino: dall’arrivo di Arturo, la Lazio ha un ottimo allenatore, Inzaghi. Da quando Diaconale è alla Lazio, Lotito parla il 5% meno rispetto al passato. Come lo hai convinto?

“Non l’ho convinto. Ci siamo confrontati. Credo ad un dibattito civile, affettuoso. La televisione è uno strumento importante e dimostra che non c’è bisogno di prendersi a bastonate o insulti. Si è tracciato un solco da seguire, quello del confronto”.

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