Non c’è niente di meglio che un pallone che rotola per cambiare il mondo. Lo sa bene Roberto Siba, 55 anni, vicentino, ex calciatore e allenatore. Da solo, (da solo) è riuscito a mettere in piedi un’Accademia nel nord del Guinea che ad oggi conta più di 250 tra allievi, allenatori, direttori, medici, magazzinieri.

Tutto è iniziato nel 2010, quando Roberto è partito alla volta della Guinea, uno dei paesi più poveri dell’Africa equatoriale. Dopo diversi mesi passati nei villaggi più sperduti della foresta, cercando di capire usi, costumi e tradizioni della popolazione locale, Roberto si è lanciato nella pazza idea di aprire una scuola calcio a Kankan, città più grande e popolosa del paese, fondata dai Mandinghi. “Quando ho pensato che la valigia fosse piena sono partito, in pieno allarme Ebola – racconta – per dare vita al mio progetto”.

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I primi tempi non sono stati facili, tra la diffidenza della popolazione autoctona e la mancanza di fondi e sponsorizzazioni. Roberto ha fatto tutto da solo: si è occupato della sistemazione del campo, nel manto erboso, degli spogliatoi. “Il primo intento era quello di aprire un ospedale – spiega – ma è stato davvero complicato”. Anche le associazioni come la Caritas o le ONG locali hanno risposto picche. “A queste latitudini – aggiunge – se non c’è un ritorno economico è difficile far partire progetti”. Anche se hai le migliori intenzioni.

Per non parlare degli sponsor.Ho fatto tutto con i risparmi messi da parte negli anni – aggiunge Roberto – Ho pensato di scrivere un libro sulla mia esperienza africana. Da lì è nata una catena di solidarietà con cui ho raccolto quasi 9.000 euro”. Tutto il lavoro fatto con l’Accademia viene da lì.

 

Ad oggi lAccademia Football Madarom De Guinee conta una struttura con 250 allievi, 7 allenatori, 1 direttore della scuola, 1 medico, 1 direttore marketing, ma anche magazzinieri, spogliatoi, tecnici. Qui è nata la prima squadra di atleti disabili del Paese: “In questo momento ci concentriamo con le attività ludiche: giocano con la palla, non siamo ancora passati agli schemi veri e propri”, spiega Roberto. La squadra è composta da una 20ina di ragazzini, tutti giovanissimi. È fondamentale che ci siano professionisti in grado di seguire i piccoli, specie se si tratta di disabilità mentale: “Ho degli amici che un domani, sistemate le cose, verranno ad aiutarmi”, aggiunge entusiasta.

Ma l’Accademia si occupa anche di donne: “Abbiamo già due squadre composte tutte da atlete, comprese allenatore e dirigente”. Il motto è formare le persone sul territorio, evitare che intraprendano un viaggio insensato e pericolosissimo verso le coste libiche pur di raggiungere l’Europa. “Per questo pensiamo anche alla formazione”, aggiunge Roberto. All’interno dell’Accademia ci sono infatti corsi di inglese, informatica e marketing. “L’obiettivo non è solo aiutare queste popolazioni da un punto di vista economico – conclude Roberto – Dobbiamo riuscire a dare loro continuità, formazione. Se anche un domani 10 persone trovassero lavoro in Guinea, allora sarò contento”.

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Roberto è stato contattato dalla Commissione Europea a Bruxelles per presentare il suo progetto. A fine gennaio sarà in Guinea, dove ha procurato un appuntamento tra i responsabili del CONI e il ministro dello sport guineano. “A parte il calcio qui non si praticano altri sport. Vogliamo ampliare l’offerta”. Nell’occasione, verrà formato un protocollo ufficiale per strutturare nuove discipline e formazione sportiva. “Ma non chiamatemi eroe. Voglio solo dare speranza a questo popolo”.

Ecco il sito dell’Accademia http://latuafrica.wixsite.com/asd-madarom

Ecco la pagina Facebook dell’Accademia https://www.facebook.com/Accademy-Football-Madarom-Guinee-824631477655131/

 

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