” Coltivo frutta. Mi occupo della terra e raccolgo ciliegie, mele e prugne. Una vita da uomo comune in Serbia diversa da questa, per me, sarebbe difficile.”

Sono state queste le parole, sorprendenti, rilasciate da Darko Milicic in una recente intervista a Blic Sport. Eh si, stiamo parlando proprio di lui, del centrone serbo che nell’estate 2003 era considerato uno dei giocatori più promettenti nello scenario NBA. Talmente promettente che i Detroit Pistons non avevano esitato a sceglierlo alla seconda chiamata del Draft. Un Draft tutt’altro che privo di talento, visto che oltre a King James vennero selezionati future stelle del calibro di Carmelo Anthony, Dwyane Wade e Chris Bosh, tutti però scelti dietro al gigante serbo.

Eppure, a differenza degli altri, Darko ha salutato da un pezzo i parquet NBA. Parquet sui quali non ha mai espresso tutto il suo potenziale, tradendo le tante aspettative che lo avevano circondato fin da giovanissimo.

Va detto però che la sua carriera non era iniziata poi così male. Selezionato in una squadra già ben rodata – l’anno prima i Pistons già avevano raggiunto le Finali di Conference –, Darko aveva visto il campo di rado, ma era riuscito a vincere il titolo NBA, diventando il giocatore più giovane di sempre a mettere le mani sul Larry O’Brien Trophy, coi suoi 18 anni e 361 giorni.

Peccato però che anche negli anni seguenti Darko non ha mai avuto la chance di giocare minuti importanti. Lui stesso, in diverse interviste, aveva mostrato di aver solo bisogno di trovare il gusto feeling col parquet. I media americani stessi erano intenzionati a vederlo realmente all’opera. Ma i Pistons non erano dello stesso avviso: in 3 anni in maglia Detroit Milicic ha giocayo solo 152 partite, mantenendo una media di appena 1.6 punti a partita.

Ma le cose non sono migliorate lontano da Detroit. Coi Magic, coi Griezzlies e coi Knicks sembra di vedere lo stesso film. Si trova in squadre in cui potrebbe essere potenzialmente utilissimo, ma non riesce mai ad incidere realmente in campo, finendo sempre ai margini della panchina. Finchè poi nel 2010 viene ceduto ai Timberwolves e si toglie qualche soddisfazione: per la prima volta in carriera gioca tutta la stagione da titolare, siglando quasi 9 punti, 5 rimbalzi e ben 2 stoppate a partita.

Ma per Darko è solo un fuoco di paglia. Nella stagione successiva Minnesota gli fa capire chiaramente che non ha intenzione di puntare su di lui, tant’è che nel 2012 viene spedito a Boston, dove giocherà una sola partita in tutta la stagione.

Ora, a 13 anni da quel fatidico draft del 2003, Milicic ha definitivamente abbandonato la palla a spicchi in favore della zappa del contadino. Una scelta di vita drastica, a cui però Darko non nuovo. Sono infatti passati solo 2 anni da quando il gigante  faceva un altro spiazzante annuncio: una nuova carriera, stavolta nel mondo della kickboxing.

darko

Il 18 dicembre 2014 arriva il suo primo incontro, contro Radovan Radojcin, e arriva una dura sconfitta. Di lì a poco, anche il sogno da kickboxer sfuma. E le delusioni riprendono ad accatastarsi nella singolare vita di Darko.

Ma ora l’ex promessa serba sembra aver trovato la serenità. Una vita umile gli si prospetta davanti, lontano dall’accecante megalomania degli States, in cui Milicic non si è mai sentito a suo agio: Il sistema negli Stati Uniti è brutale, non mi piace. Molte prime e seconde scelte hanno subito l’opportunità di mettersi in mostra. Io non l’ho mai avuta . LeBron James è diventato il giocatore che è anche perché avuto una chance da subito.

 Un po’ di amarezza, un pizzico di livore, non si può non cogliere tutto questo nelle parole di Milicic. Il treno delle grandi occasioni è passato, ma lui l’ha perso, per sempre. Ora però, ad appena 31 anni, di strada ce n’è ancora da fare. E se Darko ha intenzione di vivere nella piena frugalità bucolica, lontano dalle delusioni che lo hanno da sempre condizionato, noi non possiamo che augurargli buona fortuna.

Close