L’Entertainment nella massima lega cestistica americana è sempre stata la priorità più assoluta. Dopo alcuni infortuni occorsi ai giocatori, a causa della troppa vicinanza dei fotografi alla linea di fondo, le cose sono cambiate.

Anno 2013, nella gara contro i Miami Heat Tony Parker, playmaker dei San Antonio Spurs, finisce contro un fotografo e si fa male alla mano sinistra. Il francese patisce il dolore ma alla fine sarà nulla di grave. Nonostante la diagnosi benevola, il post gara è acceso dal coach dei texani Gregg Popovich che con il suo solito modo di fare, non propriamente dolce, attacca la lega per il posizionamento dei fotografi: “E’ un’attesa pericolosa. E’ come quando sei nel tuo quartiere. Continui a dire alle persone che ad un incrocio c’è bisogno di mettere un cartello con lo stop, loro però non cambiano niente finché un bambino non viene ammazzato e solo allora mettono il cartello. Qui è la stessa cosa. E’ solo questione di tempo prima che qualcuno si farà davvero male e solo allora le cose cambieranno”.

Stagione 2014/2015, dopo un’indagine di quattro anni condotta dalla stessa NBA, la lega ha deciso, visto l’elevato numero di infortuni “non necessari” a causa della vicinanza delle fotocamere alla linea di fondo campo, di ridurre il numero di fotografi sul parquet da quaranta a venti, dieci per ogni metà campo, e di allontanarli da tre a quattro piedi (da 90 cm a 120 cm). Cosa cambierà per i fotografi? Questo provvedimento è soddisfacente per evitare gli infortuni?

Lo abbiamo chiesto a chi fa della fotografia la sua professione da anni, Tony Gentile fotografo della Reuters, colui che nell’ultimo Mondiale di Calcio Brasiliano ha immortalato lo scatto in cui Giorgio Chiellini mostra i segni del morso subìto da Luis Suarez: “In linea di principio, la cosa che sicuramente non cambia è il rischio di farsi male per i giocatori. Spostare i fotografi indietro meno di un metro potrebbe non essere sufficiente. In alcuni casi i giocatori di basket arrivano sulle tribune. Quando succede qualcosa ne pagano le conseguenze i fotografi. I fotografi dal canto loro devono essere in grado di fare le loro foto, e bene, in qualsiasi situazione, questa è la professionalità.”

Conseguenze per i fotografi come nel 1997 a Minneapolis, dove nella partita tra Chicago Bulls e Minnesota Timberwolves Dennis Rodman, rotolato a bordo campo nel tentativo di prendere un rimbalzo, perse la testa e prese a calci un fotografo che fu trasportato via in barella sospendendo la gara per ben sette minuti. Undici gare di sospensione, senza paga, per “The Worm” che gli costarono un milione di dollari in termini di  lucro cessante più il risarcimento per il fotografo di duecentomila dollari.

Le parole di Tony Gentile, quasi profetiche, ci conducono direttamente alla scorsa stagione. Nba Finals, gara quattro tra Cleveland Cavaliers ed i futuri campioni NBA dei Golden State Warriors. In un’azione concitata, LBJ subisce un duro fallo da Bogut e termina la sua corsa su un fotografo procurandosi un vistoso taglio in testa che lo terrà fuori per le cure mediche circa sei minuti. Cleveland perderà quella partita. Non è cambiato nulla. Il provvedimento di dimezzare i fotografi e allontanarli di trenta centimetri era solo uno specchietto per le allodole atto a far vedere che la questione era stata presa in esame? Se si, perché?

James taglio

La maggior parte dei fotografi accreditati lavorano proprio per la NBA. Nasce quindi il conflitto di interesse tra le foto con angolazioni da poster, che negli anni hanno fruttato una fortuna alla lega, e l’incolumità dei giocatori, comunque strapagati anche per correre quel tipo di rischio. Pensando male, tra l’altro, quanti soldi avranno fatto con la foto e il video di James con il vistoso taglio in testa? “Money Talks” dicono quelli che vivono dall’altra parte dell’oceano.

Dopo l’infortunio occorso alle stella di Akron, che, tra l’altro, recentemente è “atterrato” sulla moglie del golfista Jason Day, seduta in prima fila (letteralmente a bordo campo, e questo è un altro problema collegato alla sicurezza), mandandola all’ospedale, molti addetti ai lavori e giocatori NBA, specialmente su Twitter, hanno esternato e denunciato di nuovo la pericolosità di avere fotografi così vicini al campo. Vedremo se la NBA riaprirà di nuovo un’indagine, sperando non duri anche questa quattro anni, e vedremo quali decisioni verranno prese questa volta. Perché in uno sport super atletico e super agonistico come il basket, dove ogni giorno ci si allontana sempre di più dalla definizione di salto avvicinandosi a quella di volo, non possono proprio essere trenta centimetri a fare la differenza.

FOTO: www.survivinggrady.com

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