E’ di questi giorni la notizia che nella “manovrina” del Governo in approvazione vi siano delle norme che potrebbero interessare le procedure relative lo Stadio della Roma.

Ancora una volta per legiferare su un argomento così delicato si mette un articolo tra i tanti della Finanziaria così come accadde già nel 2013 con la Legge 147 che proprio con le norme odierne si va a modificare.

Si conferma una volta di più l’incapacità del Parlamento Italiano a legiferare di impiantistica sportiva e una volta di più si fa politica “emergenziale” per far digerire tutto e il contrario di tutto. Ancora una volta l’impiantistica sportiva degna di ricevere attenzioni è solo ed esclusivamente quella dei grandi impianti.

Nel 2009 con i Mondiali di Nuoto si cercò, questa era l’intenzione dell’Amministrazione Comunale di allora, di “sfruttare” il Grande Evento per far diventare Roma la Città delle Piscine ma, purtroppo, è sotto l’occhio di tutti come è andata a finire. La Vela di Calatrava che speriamo verrà riciclata in qualcosa di valido per la città, la piscina di Valco San Paolo che è stata aperta meno di una settimana prima del crollo del tetto, una miriade di impianti sportivi privati che hanno goduto di misure urbanistiche eccezionali in cambio di un allenamento di qualche nuotatore olimpico sconosciuto.L’ennesima catastrofe per l’impiantistica sportiva pubblica e privata con enormi danni economici per chi ha visto nascere dal nulla e senza alcuna programmazione impianti in bacini di utenza già saturi. Diverso sarebbe stato se si fosse andati a colmare le croniche mancanze di impianti sportivi di tante parti della città. In questo scempio il quadrante della città che più è stato toccato è quello che dal Raccordo Anulare va verso il mare come se questo fosse da richiamo alla costruzione di ulteriori piscine…

Perché legare i Mondiali di Nuoto 2009 alla “manovrina” odierna? Perché in questo Articolo 62 c’è  un’enorme importanza riguardo il piano economico/finanziario per la costruzione di grandi impianti, quella che mai è stata dimostrata da nessun legislatore. E’ talmente importante il piano economico/finanziario che si permette, cambiando totalmente la norma precedente, la costruzione di immobili con destinazione diversa da quella sportiva complementari e/o funzionali al funzionamento dell’impianto e si prevede la concessione del diritto di superficie fino a 90 anni e addirittura una conferenza di servizi che ha valore di variante urbanistica.

Per i grandi impianti si può fare tutto. E pensare che nella prima stesura di quella che poi è conosciuta come “Legge sugli Stadi” c’era tutta una parte che faceva riferimento all’impiantistica pubblica e non solo ai grandi impianti. Se queste norme fossero per tutti sarebbero di enorme ausilio per tutte le amministrazioni che hanno a che fare con l’impiantistica sportiva ma così, purtroppo, non è.

Nelle amministrazioni pubbliche ci si scontra quotidianamente con dirigenti che non hanno nessuna padronanza del Codice dei Contratti e che, spesso, non sanno proprio come districarsi tra bacini di utenze, piani di gestione e piani economici/finanziari.

Si è persa una ulteriore occasione per fare chiarezza e per l’ennesima volta si è dimostrato quanto conti poco o nulla lo sport di base che ha un’importanza marginale nel sistema “Conicentrico” dello sport italiano.

Lo Stadio della Roma si farà o non si farà…gli sfasci e le macerie dei Mondiali di Nuoto 2009 dovranno essere affrontati…lo sport italiano di base attende che la politica lo rispetti per quello che è e cioè come una fonte inesauribile di vita e benessere che meriterebbe una diversa dignità.

 

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